Quando la gravidanza extrauterina origina un bimbo di pietra? L’anatomopatologa spiega il litopedio

Qualche settimana fa diversi utenti hanno trovato nel proprio feed di Instagram un video che riportava l'ecografia di un corpo di donna molto particolare. Sul bacino di quello che ormai altro non era che uno scheletro si trovava calcificato un ammasso di ossa dalla forma di un feto.
Si tratta di una condizione rarissima, il litopedio, che si verificava, come spiega a Fanpage.it la docente Giulia D'Amati, professoressa ordinaria di anatomia patologica del dipartimento di scienze radiologiche, oncologiche e anatomo patologiche dell'Università Sapienza di Roma, quando ancora non esistevano le ecografie. La professoressa ha chiarito cosa sia questa particolare condizione e ha ricordato che un reperto di "bambino di pietra" si trova all'interno del Museo di Anatomia Patologica dell'Università, aperto al pubblico.

Cos’è il litopedio e perché viene anche chiamato bambino di pietra?
Il termine litopedio deriva dal greco antico, in particolare dall'unione di due termini, λίθος "pietra" e παιδίον "bambino", la cui traduzione letterale è proprio "bambino di pietra". È stato scelto questo termine perché la patologia nei fatti indica quei feti che, a seguito di una gravidanza extra-uterina non diagnosticata, risultano calcifici, dunque di una consistenza simile alla pietra.
Come può accadere che una donna non si renda conto di una gravidanza extra-uterina?
Nella maggior parte dei casi le gravidanze extra uterine diventano clinicamente manifeste, ciò avviene perché il prodotto del concepimento si ferma nelle tube, invece di progredire verso l'utero dove dovrebbe impiantarsi, e quando il prodotto del concepimento si sviluppa all'interno di una salpinge, ossia di uno spazio molto piccolo, ne provoca la rottura, a cui segue una sintomatologia dolorosa, un'emorragia addominale e un'emergenza in termini ginecologici e ostetrici.
Al giorno d'oggi è molto complesso non realizzare di avere una gravidanza extra-uterina perché grazie a degli esami del sangue si può evincere l'innalzamento, nel corpo della donna, di alcuni ormoni legati alla gravidanza, che portano gli esperti ad eseguire nell'immediato un'ecografia. Se da questa si evince che la cavità uterina è vuota, si cerca intorno per comprendere dove sia il prodotto del concepimento. Dunque ad oggi la gravidanza extra-uterina viene diagnosticata anche precocemente.
Quali sono allora i fattori che predispongono alla formazione del litopedio?
Si tratta in genere di una gravidanza addominale, in cui il feto si sviluppa nell'addome e muore molto precocemente, venendo anche riassorbito senza lasciare tracce. In rarissimi casi riesce a sopravvivere tanto a lungo che si formi l'ossatura. Quell'abbozzo dello scheletro fa sì che il feto non possa essere riassorbito, anche se ad un certo punto la gravidanza si interrompe spontaneamente dal momento che non ci sono le condizioni per la sua sopravvivenza. A questo punto dunque si verifica sui tessuti necrotici del feto una deposizione progressiva di sali di calcio, dunque il feto si pietrifica.
Come può la donna non accorgersi di avere degli strati ossei in più dentro di sé?
La donna in realtà ad oggi si accorge di una gravidanza extrauterina ben prima che si formi il caso rarissimo del litopedio, grazie alle ecografie. A non rendersene conto è la paziente che non si sottopone all'imaging diagnostico, che quindi o è vissuta prima che esistessero le ecografie o si trova in un'area del Mondo in cui queste non sono disponibili alle donne. In ogni caso si tratta però di un evento molto raro.
Il reperto di litopedio che avete presso il Museo di Anatomia Patologica dell'Università a che anno risale?
Il litopedio che abbiamo presso la Sapienza è stato casualmente scoperto e portato alla luce durante l'autopsia di una donna che aveva tra gli 80 e i 90 anni, la quale si è svolta a fine degli anni Ottanta. Da ciò deduciamo che la donna fosse nata nei primi anni del Novecento, e che quindi abbia avuto le sue gravidanze attorno agli anni Trenta, in cui non erano previste le ecografie. Si tratta dunque di un caso molto raro di una gravidanza extrauterina avvenuta dopo o prima di 4 gravidanze a termine che la donna ha vissuto. Per tanto deduciamo anche che la donna ha avuto una vita lunga con figli ed è morta con complicanze legate all'anzianità e non al litopedio. Questo ci spiega che la donna non se n'è accorta perché non ne aveva la possibilità.
Abbiamo dei numeri che identificano la rarità dell'evento?
Non abbiamo dei numeri che indichino la prevalenza, perché dovremmo fare l'autopsia sistematicamente a tutte le donne, sappiamo solo che la condizione si verifica in caso di gravidanza extra-uterina nella cavità addominale, nei rarissimi casi in cui il prodotto del concepimento riesce a svilupparsi abbastanza da avere un abbozzo di scheletro e non poter essere riassorbito anche se il cuore smette di battere.