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Perché nella nostra società è così difficile aiutare i neo genitori a conciliare lavoro e famiglia? La pedagogista

Le parole della consigliera di Treviglio che ha invitato i neo genitori e le donne incinte a rivedere le proprie priorità e a dimettersi in favore di chi ha tempo e modo di presenziare al Consiglio Comunale hanno riacceso i fari su un tema che abbiamo analizzato con la professoressa Granata: è complesso per la nostra società accettare che vita lavorativa e genitoriale, con i giusti strumenti, possano conciliarsi.
Intervista a Anna Granata
Professoressa associata di Pedagogia all'Università di Milano Bicocca
A cura di Sophia Crotti
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Immagine di repertorio

"Poi è chiaro che nella vita ci sono delle priorità" inizia così il discorso che Silvia Colombo, consigliera comunale di FdI ha tenuto durante la seduta a Treviglio (Bg), per opporsi alla mozione con cui il Partito Democratico chiedeva la possibilità, per le consigliere comunali con gravidanza a rischio, o per i neo-genitori di poter accedere da remoto alle sedute. La scala di priorità, però, come al solito, quando si parla di donne in generale e di gestanti in particolare, l'ha definita una terza persona, in questo caso lei.

Dopo aver messo sullo stesso piano gravidanza e malattia, due eventi che stravolgono la vita in positivo o in negativo, infatti, Colombo ha spiegato che le priorità vanno riviste e bisogna dimettersi, per rispetto degli elettori, lasciando spazio a chi, senza figli o malanni, avrebbe tempo di dedicarsi pienamente all'attività: "Senza trovare mezze misure come quelle di arrivare in ritardo o del collegamento da remoto".

La pedagogista Anna Granata ha spiegato a Fanpage.it perché questo intervento e la convinzione perpetuata dalla consigliera,arrivata a dimettersi per la bufera social che le sue parole hanno causato, è anacronistica e come al solito svilente per le mamme.

Anna Granata (Professoressa associata di Pedagogia all'Università di Milano Bicocca)
Anna Granata (Professoressa associata di Pedagogia all'Università di Milano Bicocca)

Professoressa, la consigliera comunale Colombo ha invitato a dimettersi, rivedendo le proprie priorità, le consigliere con gravidanza a rischio o i neo genitori che non potevano presenziare alle sedute. Perché la gravidanza dovrebbe essere tanto limitante lavorativamente parlando?

Io mi focalizzerei proprio su quanto sia particolare che questa invettiva sia rivolta a chi svolge il ruolo di consigliere comunale. Parliamo di una persona che accetta l'incarico di rappresentare la cittadinanza e la comunità, consapevole che questo è il suo impegno e la sua responsabilità. Ci sono eventi della vita che uomini e donne vivono, che permettono loro di addentrarsi ancora di più nelle fatiche del vivere, sperimentando le gioie e le difficoltà della vita, tra cui la genitorialità, una malattia, o una situazione in cui ci si trova a prendersi cura di una persona anziana. Io inviterei a ribaltare la prospettiva e guardare a queste esperienze di vita come ad occasioni privilegiate per diventare rappresentanti di una cittadinanza sempre più ampia. Il tempo dell'attesa di un bimbo piccolo non è un tempo perso ma un tempo di apprendimento che permette anche di avere una visione più ampia della vita e delle sfide di ogni persona nella comunità, occasione meravigliosa per chi la comunità la rappresenta per lavoro. Io credo che una consigliera incinta sia dunque la candidata migliore a continuare il suo ruolo con le modalità che più si confanno al suo stato di salute.

Ha senso dunque demonizzare misure come lo smart-working o la possibilità di accedere tramite dirette o call a riunioni, che possono aiutare le donne incinte o i neo genitori?

Assolutamente no, mi sembra anacronistico, anche perché dopo la pandemia abbiamo sperimentato tutti forme differenti di lavoro e una flessibilità del lavoro che non significa per forza lavoro da casa per le madri che può avere un carattere alienante, ma può significare flessibilità oraria che permetta di conciliare a tutti i genitori vita domestica e vita lavorativa.

A fare male di queste parole è forse il fatto che spesso la scala di priorità di una madre viene imposta a lei dai datori di lavoro…

Sì, certo sembra sempre che solo alle donne venga chiesto di scegliere tra famiglia e lavoro, invece è arrivato il momento anche in Italia di dire che si può essere tante cose diverse tutte insieme. Perché le esperienze diverse permettono di ampliare le potenzialità e il nostro servizio per il bene comune. Avrei citato Giacinda Ander, Primo Ministro in Nuova Zelanda, che aveva spiegato che sarebbe stata sia Primo Ministro che mamma. Poi è chiaro che una persona è libera di scegliere, a seguito di una gravidanza, di rivedere la propria scala di priorità e anche di lasciare il proprio posto di lavoro, ma non esiste che a dare l'out-out alle donne sia un soggetto esterno, un collega o un datore di lavoro.

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