Perché importante continuare a parlare della sindrome del bambino scosso: la parola all’esperto

Un neonato che piange a lungo può mettere a dura prova anche i genitori più pazienti. In alcuni casi, l’esasperazione porta a scuotere il piccolo nel tentativo di calmarlo, senza rendersi conto dei danni gravissimi che questo gesto può causare. La sindrome del bambino scosso (Shaken Baby Syndrome nella sua dicitura anglosassone), infatti, può provocare lesioni cerebrali irreversibili e, in un caso su quattro, persino risultare fatale, come evidenziato da un recente report di Terres de Hommes, l'organizzazione a difesa dei bambini che tra il 5 e il 7 aprile lancia, insieme alla Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (SIMEUP), le "Giornate della Prevenzione" per sensibilizzare i cittadini riguardo una minaccia spesso invisibile, ma che può condizionare pesantemente la salute dei più piccoli.
"Parlarne è fondamentale per sensibilizzare i futuri genitori e prevenire tragedie evitabili" dichiara a Fanpage.it Sebastian Cristaldi, Presidente per la Regione Lazio del SIMEUP e Responsabile del pronto soccorso del Gianicolo dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma. "Un genitore che approfondisce la conoscenza di questa forma di violenza, spesso inconsapevole, può infatti sviluppare una maggiore consapevolezza e capire quando è necessario rivolgersi a un aiuto esterno per ricevere il supporto adeguato".
Professore, in cosa consiste esattamente la sindrome del bambino scosso?
Da un punto di vista clinico, si parla di sindrome del bambino scosso per indicare tutti quei danni, prevalentemente neurologici, che possono essere provocati dallo scuotimento del lattante che, preso da sotto le ascelle, viene agitato con vigore. I muscoli del collo dei bambini piccoli non sono infatti ancora sufficientemente maturi per resistere a simili strattoni, anche perché, nei primi mesi di vita, il peso della testa dei bimbi è maggiore rispetto al peso del corpo. Un eccessivo movimento roteatorio può quindi portare la materia cerebrale a sbattere contro la scatola cranica, comportando traumi e lesioni. Non solo: stringere un bambino così piccolo dal tronco può anche altre conseguenze deleterie, come la frattura delle costole.

Quali sono i sintomi che possono far sospettare appunto una lesione da scuotimento?
I sintomi sono sostanzialmente neurologici. Un bambino irritabile, che piange in maniera incontrollata o che si mostra troppo poco reattivo potrebbe essere un bambino che mostra segnali sospetti e meritevoli di approfondimenti. Certo, diagnosticare subito e con precisione la sindrome "da scuotimento" non è semplice, perché bisogna scavare nell'anamnesi, nelle caratteristiche cliniche e nella valutazione del sistema famiglia cui il bimbo appartiene.
Quali sono le possibili conseguenze per il bambino?
Il bambino può andare incontro a danni neurologici permanenti in base alle aree che vengono interessate dalla lesione. E purtroppo, nel 25% dei casi, questi microtraumi ripetuti possono anche portare al decesso del lattante.

Come mai la sindrome del bambino scosso è una minaccia tanto grande per i più piccoli?
Si tratta di un pericolo subdolo, di cui molti genitori sono spesso inconsapevoli. In molti casi le madri e i padri che scuotono i bambini non sono genitori degenere che vogliono il male del piccolo, ma arrivano a questa forma di maltrattamento in modo inconsapevole e involontario. Purtroppo, i genitori non sempre dispongono della giusta stabilità emotiva per affrontare adeguatamente il disagio di un bebè e ciò può portare a reazioni istintive. Molto spesso, infatti, il genitore che scuote il figlio lo fa nell'estremo tentativo di calmare un pianto inconsolabile, magari dopo notti insonni e faticose. Il risultato può però comportare effetti molto gravi.
Quali sono le precauzioni per evitare simili inconvenienti?
Un aspetto centrale di queste campagne di sensibilizzazione è la consapevolezza che un genitore informato ha gli strumenti per ridurre al minimo ogni rischio. Se, ad esempio, un bambino piange incessantemente, mettendo a dura prova il riposo e la serenità familiare, la scelta migliore è rivolgersi al pediatra per un consiglio su come gestire la situazione. Ma il medico non è l’unico supporto disponibile. Un genitore sopraffatto dagli sconvolgimenti della nascita può chiedere aiuto anche ad amici, parenti o figure esterne. Farlo non è una debolezza, ma un segno di responsabilità: prendersi cura di sé significa anche proteggere il proprio bambino.