Mio figlio è davvero troppo malato per andare a scuola? I consigli dell’esperta per scoprirlo

Le mattine in famiglia possono trasformarsi in un campo minato quando un bambino si sveglia lamentando dolori o fastidi. La scena è nota a molti genitori: un figlio che piagnucola per un mal di pancia mentre si prepara lo zaino o un altro che improvvisamente dice di sentirsi esausto. È solo stanchezza? Un trucco per saltare la scuola? Oppure c'è davvero un problema di salute e sarebbe bene che il bambino rimanesse a casa per tutelare sia la sua salute che quella degli altri?
La professoressa Liz Sturgis ha affrontato questo dilemma sul sito The Conversation, offrendo alcune semplici linee guida pratiche per capire quando è opportuno curare i bambini a casa e quando è invece è bene non cedere agli sguardi lacrimosi dei piccoli attori e mandarli in classe con un bacio sulla fronte.
Il primo campanello d’allarme
Quando un bambino sta davvero male, il primo sintomo da monitorare è l'aumento della temperatura corporea. Un bambino con una febbre superiore ai 37,5 /38 gradi dovrebbe sempre restare a casa per riposarsi e permettere una valutazione della situazione da parte di un pediatra, soprattutto se insorgono anche altri sintomi.
Se infatti paracetamolo o ibuprofene possono abbassare temporaneamente la temperatura, non eliminano il problema alla radice e il bimbo, una volta in classe, potrebbe presto tornare a sentirsi male. Inoltre, un bambino febbricitante non è in grado di concentrarsi a scuola e rischia di contagiare i compagni.

Vomito e diarrea: prudenza necessaria
Se il bambino ha avuto episodi di vomito o diarrea, dovrebbe rimanere a casa per almeno 24 ore dopo l’ultimo episodio. Questo aiuta a prevenire la diffusione di infezioni come la gastroenterite virale e assicura che il piccolo abbia il tempo di recuperare le forze senza rischi di disidratazione. In più, a casa i genitori o gli adulti che baderanno a lui potranno controllarne l'alimentazione per evitare di peggiorare ulteriormente la situazione.
Semplice raffreddore o qualcosa di più serio?
Un naso che cola senza febbre potrebbe essere semplicemente un sintomo di allergia stagionale o un malanno passeggero. Tuttavia, se il bambino ha anche febbre, il sintomo potrebbe indicare un’infezione virale come l’influenza o il COVID-19. In questi casi, meglio tenerlo a casa finché non migliora.
Anche la tosse può avere molte cause, dalle serie infezioni respiratorie a problemi meno gravi come il reflusso gastrico. Se i colpi di tosse sono accompagnati da febbre, il bambino dovrebbe restare a casa. Se poi la condizione persiste per più di due settimane, meglio consultare il pediatra e accertare la situazione.

Quando il bimbo può andare a scuola
Un bambino particolarmente stanco alla fine di una settimana intensa non deve destare particolari preoccupazioni. Tuttavia, se la stanchezza è persistente, potrebbe nascondere problemi di salute come anemia o disturbi del sonno. Anche un calo dell’appetito, se non accompagnato da altri sintomi come febbre o dolore addominale, non è necessariamente un motivo per restare a casa.
Se però un bambino lamenta spesso mal di pancia, mal di testa o stanchezza senza una causa evidente, potrebbe trattarsi di un segnale di disagio emotivo, come un problema con qualche compagno o di un rifiuto della scuola, che può essere dettato da ansie, rapporti complicati con la classe o gli insegnanti, o difficoltà di ‘apprendimento mai diagnosticate. In questi casi, è molto importante affrontare la questione con gli insegnanti e cercare il supporto necessario per comprendere meglio la situazione.
Un trucco per distinguere il vero malessere
Infine, per aiutare mamme e papà a non lasciarsi ingannare da bambini con la "malattia facile", Sturgis suggerisce di stabilire una regola chiara e particolarmente efficace: poiché quando si sta male occorre riposarsi e ridurre gli stimoli per permettere all'organismo di concentrarsi sul recupero della salute, chi resta a casa deve riposare senza poter usare computer, videogiochi, tablet o altro dispositivi elettronici. Per l'esperta questo semplice stratagemma basta a distinguere i casi di malattia reale da quelli in cui il bambino cerca solo un giorno di stacco dagli impegni scolastici.