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L’uso di alcuni cosmetici durante la gravidanza può influenzare il metabolismo dei neonati

Uno studio americano evidenzia come l’esposizione materna agli ftalati in gravidanza possa alterare il metabolismo e lo sviluppo cerebrale del neonato. Queste sostanze, presenti in cosmetici e plastica, sono i fatti in grado di attraversare la placenta, con possibili effetti duraturi sulla salute dei nascituri.
A cura di Niccolò De Rosa
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Nel mondo moderno, plastica e sostanze chimiche sono parte della vita quotidiana. Dai contenitori per alimenti ai prodotti per l'igiene personale, siamo circondati da materiali che semplificano la nostra esistenza, ma che, secondo le più recenti ricerche, possono avere effetti indesiderati sulla salute anche di chi non è ancora nato. Uno studio recente condotto da ricercatori delle università di Emory, North Carolina e Columbia hai infatti  sollevato un nuovo allarme: durante la gravidanza, l'esposizione materna agli ftalati, presenti in alcuni prodotti di cosmesi come trucchi e creme per il corpo, potrebbe influenzare il metabolismo e lo sviluppo cerebrale dei neonati.

Cosa sono gli ftalati e dove si trovano

Gli ftalati sono sostanze chimiche derivate dal petrolio che vengono utilizzate per rendere la plastica più flessibile e resistente. Sono presenti in molti prodotti di uso comune, come cosmetici, saponi, shampoo e detergenti, oltre che nei contenitori per alimenti e bevande. Studi precedenti avevano già suggerito un loro possibile effetto sugli ormoni, ma questa nuova ricerca ha fatto un passo avanti, dimostrando un impatto diretto sul metabolismo neonatale.

L’impatto sulla salute del neonato

I ricercatori americani hanno analizzato i livelli di ftalati nel sangue materno durante la gravidanza e li hanno messi in relazione con il metabolismo del neonato alla nascita. In questo modo hanno scoperto che un’esposizione elevata a simili sostanze – particolarmente frequente nelle donne che utilizzavano particolari cosmetici – era associata a una riduzione dei precursori dei neurotrasmettitori essenziali per lo sviluppo cerebrale, in particolare quelli legati alla tirosina e al triptofano, aminoacidi responsabili della sintesi di proteine e ormoni molto importanti per il funzionamento dell'organismo.

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Inoltre, questi cambiamenti biologici sono stati associati anche a punteggi più bassi nelle capacità di elaborazione delle informazioni e nell’eccitabilità dei neonati. Tali risultati hanno quindi suggerito agli studiosi che l’esposizione agli ftalati in utero potrebbe effettivamente comportare conseguenze durature sullo sviluppo neurologico del bambino.

Come fanno gli ftalati a passare al feto?

Secondo quanto riscontrato dallo studio, pubblicato su Nature Communications, la particolare composizione chimica degli ftalati consentirebbe loro di oltrepassare le difese della placenta, l'organo che si forma durante la gravidanza per nutrire e proteggere il feto, proprio come l'alcol etilico o la nicotina, sostanze che infatti sono sconsigliatissime durante i mesi di gestazione.

"Si tende a pensare che la placenta funga da barriera contro le sostanze dannose, ma i nostri risultati dimostrano che gli ftalati riescono ad attraversarla e influenzano la biologia del bambino prima ancora della nascita, con possibili ripercussioni sullo sviluppo futuro", ha spiegato la dottoressa Susan Hoffman, docente della Emory University di Atlanta e prima autrice dello studio.

Come sottolineato poi da Donghai Liang, altra firma della ricerca, queste sostanze tendono a rimanere nel corpo dei neonati anche dopo la nascita, alterando il metabolismo e le funzioni neurocomportamentali del neonato. Da qui l'appello dei responsabili dello studio ad approfondire il legame tra gli ftalati e il metabolismo infantile, valutando la possibilità di nuove linee guida per regolamentare l’uso di alcuni prodotti durante la dolce attesa.

Nel frattempo, gli esperti consigliano di operare scelte d'acquisto sempre più consapevoli, soprattutto in gravidanza, prestando attenzione alle etichette e optando per creme, smalti e trucchi privi di queste sostanze, anche se nell'Unione Europea gli ftalati ancora ammessi dalle normative sono ormai molto pochi.

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