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La paura del rifiuto porta i bimbi a comportarsi come i coetanei, anche se non vorrebbero: lo studio

Se c’è una paura che i bambini delle elementari provano, imparando a relazionarsi al gruppo dei pari è quella di non essere accettati. I ricercatori dell’Università della Georgia hanno spiegato fin dove può spingerli questa preoccupazione.
A cura di Sophia Crotti
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Bullismo

Come dimenticare la sensazione terribile di quando nell'ora di ginnastica venivano scelti due compagni di classe a formare le squadre per una partita di pallavolo. Se alcuni bambini erano certi di essere scelti immediatamente dai capitani, i crampi iniziavano a contorcere le budella di chi, non troppo bravo negli sport, sapeva che sarebbe stato l'ultima scelta.

La paura di essere rifiutati nei bambini è stata indagata dai ricercatori dell'Università della Georgia, che hanno trovato una stretta correlazione tra questo sentimento spiacevole e la tendenza a uniformarsi ad abitudini e comportamenti propri dei coetanei.

Gli effetti della paura del rifiuto nei bimbi

I ricercatori dell'Università della Georgia hanno coinvolto nella loro indagine sulla paura del rifiuto nei bambini 350 studenti di quarta e quinta elementare, proponendo loro di spiegare come si sarebbero comportati in diverse situazioni che potevano prevedere i rifiuto da parte dei coetanei.

Gli studiosi si sono accorti che i piccoli provavano due tipologie di sentimenti in queste circostanze, qualcuno di loro sentiva una forte ansia causata dall'aspettativa del rifiuto. Si tratta di quei piccoli che in un contesto come la formazione delle squadre da parte dei loro compagni di classe, iniziano ad agitarsi, provando ansia anticipatoria, immaginando che verranno scelti per ultimi. Un altro modo di reagire al rifiuto per i bambini è invece più pratico, alcuni provano già la rabbia che causerà loro il non essere scelti.

"In ogni caso la sensibilità al rifiuto dei bimbi è un sentimento davvero preoccupante perché li induce ad isolarsi, arrabbiarsi e diventare ostili nei confronti degli altri ed è un predittore della depressione" ha spiegato Michele Lease, professoressa di psicologia educativa del Mary Frances Early College of Education e coautrice dello studio.

I piccoli dunque hanno dovuto spiegare se, pur di essere accettati nelle circostanze proposte loro dai ricercatori, avrebbero modificato il loro modo di essere e comportarsi, cambiando le proprie abitudini scolastiche, il loro modo di vestire o la capacità di non mettersi nei guai e i risultati sono stati sbalorditivi.

I piccoli cambiano il loro modo di fare per essere accettati

Non i pettegolezzi, il bullismo e tutte le forme di vittimizzazione relazionale, che derivano dal rifiuto, hanno indotto i bambini a diventare altro da loro, pur di essere accettai dal gruppo dei pari, ma a fare la differenza è stata la loro reazione emotiva all'idea del rifiuto. I piccoli che, attendendo di essere scelti per formare un gruppo di studio con gli amici, erano particolarmente ansiosi, hanno evitato di compiere azioni dirompenti e si sono adeguati agli atteggiamenti positivi del gruppo, iniziando per esempio a studiare di più. Al contrario, quelli che invece se lo aspettavano il rifiuto, sono sembrati essere più rassegnati e dunque non inclini a modificare il proprio essere in virtù dell'accettazione.

Lease ha spiegato che per quanto possa essere preoccupante la reazione emotiva dei piccoli al rifiuto, il tentativo di adattarsi fa parte di questa fase del loro sviluppo: "Il compito principale dei bambini di età compresa tra i 9 e i 10 anni è esplorare le tendenze del gruppo dei pari per imparare ad integrarsi e a orientarsi nella rete dei coetanei".

Dunque non bisogna pensare che i piccoli non abbiano buoni amici o non si divertano e giochino, fanno tutto questo mentre imparano a comprendere il loro ruolo sociale all'interno di un gruppo, capacità che sarà fondamentale per loro per il resto dell'esistenza. Certo è, che sapere che le reazioni alla possibilità del rifiuto sono diverse, permette al mondo adulto di comprendere meglio certe dinamiche, come l'improvvisa aggressività di un figlio, magari mossa proprio dalla paura di non essere accettato dagli amici.

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