I tre segnali della depressione post-partum paterna da non sottovalutare, secondo il pediatra

La depressione post-partum non è solo delle mamme. Benché se ne parli ancora poco, i neo papà vivono notevoli sfide nei difficili e delicati giorni che seguono la nascita del loro bambino. Assistere inermi al dolore della compagna, dover riprendere a lavorare 10 giorni dopo la nascita del bebé, sapendo di non poter esserci per supportare la mamma e di non avere il tempo necessario a formare uno stretto rapporto con il loro bambino, può essere molto frustrante. Senza contare che spesso, in virtù del rispetto dei sentimenti e delle fatiche della compagna, tendono a tenere tutte le ansie che provano custodite dentro di loro.
Così il dottor Sam Wainwright, pediatra e internista dell'Illinois, gestendo la depressione post-partum materna, si accorse che era necessario sottoporre ad uno screening anche i papà. "Il periodo che segue la nascita di un figlio è tutto incentrato sul bambino e la sua mamma, il papà spesso è tagliato fuori ma in contesti difficili come una nascita prematura, la gravidanza iniziata dopo difficoltà di concepimento o la necessità da parte della mamma di supporto il 10% dei padri sviluppa sentimenti depressivi". Da questa indagine ne nacque uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica bmc, in grado di definire i 3 segnali che decretano che un papà sta vivendo la depressione perinatale.
Si sentono messi da parte
Per i padri è più complesso che per le madri instaurare un rapporto con il proprio bebè. Se per le donne, prima della nascita ci sono 9 mesi di attesa, fatti di preparazione e presa di consapevolezza, agli uomini, secondo il dottor Wainwright servono almeno 2 mesi di tempo. Senza contare che spesso non sono contemplati nei corsi pre-parto, magari nella loro vita non hanno mai preso in braccio un bebè e in situazioni particolari potrebbero essere chiamati per sopraggiungere in sala parto, una volta che il personale medico ha già preso in carico la donna con, ad esempio, un cesareo d'urgenza. Tutto questo secondo Wainwright, potrebbe causare nei padri una sorta di disinteresse, presi dal loro dolore che non riescono a verbalizzare tendono ad allontanarsi dalla partner, incapaci di comprenderne le difficoltà, non riescono a sviluppare alcun rapporto con il proprio bebè, dal quale anzi si allontanano, non parlano più e preferiscono trascorrere la loro intera giornata a letto o in un altro contesto.
Cercano soddisfazione in altro
Se il contesto familiare provoca in loro dolore, ecco che i padri si defilano dallo stesso, spesso intraprendendo strade sbagliate. Se tra le mura di casa si sentono impotenti, non in grado di verbalizzare le loro angosce e sviluppare con il proprio bimbo il rapporto che desidererebbero, finiscono per addentrarsi in attività che invece permettono loro di avere il controllo. Dai videogiochi, alle scommesse, ai disturbi alimentari, passando per l'eccessivo lavoro o per delle spese irresponsabili che pesano sulla nuova economia familiare. "I neo-papà potrebbero dedicarsi a qualcosa che possono controllare. Può essere qualsiasi cosa che però da buona per la loro salute, può arrivare a diventare veramente distruttiva" ha concluso il dottor Wainwright.
Non si prendono più cura di sé
Un campanello d'allarme che qualcosa nei neo-papà non funziona è sicuramente l'improvviso cambiamento delle loro abitudini, se rinunciano a tutti i loro hobby, all'attività sportiva alla quale prima si dedicavano con assiduità, ai propri amici e trascorrono intere notti insonni a prescindere dai risvegli del bebé, probabilmente stanno manifestando una forma di depressione post-partum paterna. I sintomi depressivi potrebbero persino sfociare nell'incapacità di uscire dalla propria camera, lavarsi o cambiarsi gli abiti: "In questo caso è bene invitarli a parlare con un esperto che indaghi il loro stato depressivo e dia loro la forza e gli strumenti per farsi aiutare e godersi la paternità" ha concluso Wainwright.