“I medici che hanno salvato me e la mia bimba oggi sono parte della nostra famiglia”: la storia di Eleonora

Eleonora Signoriello mai si sarebbe aspettata di leggere la sua storia su tutti i notiziari, né tanto meno di sentirsi dire, in quello che per lei e il compagno era uno dei momenti più belli di sempre, che quell'affanno che provava da giorni era un'embolia polmonare da operare nell'immediato per salvare lei e la bambina che portava in grembo.
"Sapere che l'operazione era improntata a salvare me è stato terribile, ma se oggi racconto la mia storia è per dare speranza a tutte le future mamme che si sentono piombare addosso una consapevolezza simile" ha detto a Fanpage.it.
Grazie ad un intervento eccezionale, di cui si contano solo 7 casi nella letteratura medica, e la collaborazione tra le strutture ospedaliere del Molinette di Torino e dell'Ospedale Sant'Anna e un'equipe medica e infermieristica multidisciplinare, Eleonora oggi sta bene e attende impazientemente di poter portare la sua bimba, che ora si trova in terapia intensiva neonatale, a casa.
Eleonora, come hai capito che c'era qualcosa che stava mettendo in pericolo te e la bimba che portavi in grembo?
Ho iniziato a sentirmi male nella notte tra il 5 e il 6 marzo, avevo il fiato corto, dolore al petto e nella zona intercostale. Mi sono alzata e accorta che il minimo sforzo mi lasciava senza fiato, per questo insieme al mio compagno mi sono recata al pronto soccorso di Chiavasso. Qui mi hanno subito presa in carico e fatto fare una tac con liquido di contrasto, nonostante la gestazione, perché era necessaria, da lì è emerso che si trattava di una embolia polmonare, per tanto mi hanno immediatamente trasferita nella terapia intensiva dell'Ospedale Sant'Anna.
Hai avuto paura per te e per la tua bambina?
Devo dire che la salute della mia bimba è stata sempre la prima preoccupazione, anche perché il giorno dell'intervento i medici mi hanno spiegato che quell'operazione aveva come prima finalità quella di salvare me. Io sono rimasta diverso tempo sotto shock. Poi è iniziata l'operazione, durante la quale sono stata vigile e mi sono accorta a poco a poco che tutto stava andando per il meglio.
Poi i medici ti hanno presentato la necessità del parto prematuro, come è stato?
È stato un colpo all'inizio perché mai mi sarei immaginata di dover partorire a una settimana dal mio ingresso in ospedale, ma trascorsa la doccia fredda iniziale ho capito che i medici stavano agendo perché io e la mia bimba potessimo stare bene.
Il parto come è andato?
È stato difficile accettare che sarebbe stato molto diverso da come me lo stavo immaginando. Io avevo già iniziato a fare attività fisica e yoga, in vista di quello che immaginavo sarebbe stato un parto naturale. Invece ho vissuto il parto cesareo in anestesia totale, dunque non mi sono accorta di nulla, ma le ore prima ho vissuto non poca ansia, consapevole che a causa della terapia anticoagulante alla quale ero sottoposta, sarei potuta andare incontro ad una emorragia. Tuttavia sapevo di essere in ottime mani, infatti i medici mi hanno tranquillizzata, dicendomi anche di essere pronti a tutto per salvarci. E così è venuta al mondo la mia piccola di 30 settimane e 4 giorni.
La bimba è stata subito portata in terapia intensiva neonatale?
Sì, non appena è nata è stata posizionata in una culletta apposita, poi portata su un'ambulanza che l'ha spostata nella tin del Sant'Anna. Io ho potuto vederla dopo 4 giorni ed è stata l'emozione più forte provata in vita mia. Quella piccolina io l'avevo immaginata per mesi e vederla lì davanti a me, poterla prendere in braccio, osservarla crescere giorno dopo giorno e combattere per la vita mi ha aiutata in un momento per nulla facile per me. Ero ormai ricoverata da 15 giorni ed è stata proprio mia figlia e il suo piccolo volto a darmi la forza.
Come sta la bimba oggi? E voi?
Sta bene e sta crescendo, ha raggiunto le 33 settimane e rimarrà in tin fino alla trentacinquesima presumibilmente. Lasciare l'ospedale senza la nostra bimba non è stato semplice, stiamo con lei finché possiamo, ma appena torniamo a casa vorremmo tornare da lei. Sfruttiamo il tempo a casa per preparare gli ambienti al suo arrivo.
Nel momento della tua vita in cui ti sentivi pronta a dare la vita hai dovuto fronteggiare la paura della more, come è stato?
É stata davvero dura, quando ho scoperto di essere incinta ho iniziato anche ad immaginare la mia vita da mamma, a sognare il futuro insieme alla mia bimba, scoprire in pochi attimi che tutto questo poteva rimanere un'illusione, e che poteva incombere la morte su di noi, è stato tremendo.
Il tuo compagno ti ha aiutata a superare il dolore del momento?
Sì, anche se penso che il peggio lo abbia passato proprio lui, scoprendo che in un attimo poteva perdere due persone che amava, me e nostra figlia. Per la coppia è stato un periodo davvero molto duro, ma anche in grado di unirci profondamente.
Sei grata al personale medico d'eccellenza che vi ha curate?
Infinitamente, erano pronti a tutto e sono stati capaci di prenderci in carico e sostenerci anche dal punto di vista umano, oltre che da quello medico. Il supporto non si è mai fermato, molti medici mi scrivono per sapere come sto, come sta la mia bimba, altri vengono a trovarci in reparto, sono entrati a tutti gli effetti a far parte della nostra famiglia.
Cosa diresti ad una mamma che ad un passo dalla nascita della sua bambina si trova a dover far fronte a una diagnosi o a un'operazione potenzialmente pericolosa per entrambe?
Le direi di cercare di affrontare il dolore e cercare, per quanto possibile di pensare positivo, perché anche il suo umore e la sua speranza possono fare la differenza. In ultimo le direi di affidarsi, in Italia abbiamo delle eccellenze sia a livello di strutture mediche che di specialisti bravissimi nel loro lavoro.