“Ho sempre voluto essere una mamma”: la raccolta fotografica che racconta le fatiche della fecondazione assistita

Una raccolta fotografica, estremamente vera, pochi scritti, per lo più appunti, annotazioni dell'orario di una data visita, o del momento della giornata in cui è necessario fare una nuova puntura. È questo il contenuto del libro in uscita della fotografa francese Valentine de Villemeur, dal titolo "Ho sempre voluto essere una mamma", che racconta il dolore che a volte può provocare questo desiderio nelle donne.
La storia di Valentine e del suo desiderio di maternità
"Sembra che tutti descrivano il processo necessario a diventare madre come roseo e meraviglioso, ho voluto dar voce alle tante donne che, come me, si sono accorte che la realtà è ben diversa da così" è così che Valentine de Villemeur racconta l'inizio di un progetto con il quale ha deciso di dare voce a uno dei dolori più intensi della sua vita. Sul sito del progetto la donna racconta di essersi approcciata insieme al compagno con immensa gioia all'idea di allargare la famiglia, e alla consapevolezza, dopo averlo cercato, di avere finalmente un bimbo in grembo.
"Abbiamo vissuto contemporaneamente uno dei momenti più belli e terribili dell'esistenza, quando abbiamo dovuto decidere, nello studio di una ginecologa, se portare avanti la gravidanza o interromperla a causa di un mutamento genetico che avrebbe reso la vita quasi impossibile al nostro bambino". Presa la decisione più complessa della loro vita, i due non hanno però posto fine al loro desiderio di diventare genitori, ma hanno deciso di intraprendere un percorso di PMA per evitare di trasmettere nuovamente la anomalia genetica al loro bambino.
La resilienza che serve a diventare madre
La raccolta fotografica che si è trasformata in un libro che verrà pubblicato a breve, in formato quadrato, sembra un vero e proprio album fotografico. Al suo interno la più profonda intimità di quei giorni, fatti di dolore, sentimento che traspare da un ritratto della donna dal volto perso e le lacrime agli occhi, o dallo sguardo sconsolato del compagno. Ma anche di attesa e di pratiche da ripetere con estrema cura e metodologia per poter rimanere incinta grazie alla PMA. "Ho voluto raccontare la fatica e la resilienza necessarie a desiderare un figlio nonostante la perdita e il vuoto lasciato dal primo e il terrore per un futuro sempre molto incerto" ha spiegato.

La fotografa sa bene che esistono infiniti modi per raccontare la maternità e non desidera con il suo libro dire che per tutti la PMA sia una sofferenza continua, ma invitare ogni donna a dire la sua. Vuole con la sua voce dare alle sue lettrici il coraggio necessario a scardinare la ormai falsa credenza secondo la quale la maternità è il momento migliore e più felice della vita di una donna.