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Droghe, medici in aula con immagini forti di organi e cadeveri: “Così facciamo aprire gli occhi ai ragazzi delle scuole”

Giovanni Cecchetto e Guido Viel raccontano a Fanpage.it la genesi e l’obiettivo degli incontri organizzati all’Istituto Don Bosco di Padova per sensibilizzare gli studenti sugli effetti della droga. Un confronto diretto, supportato da immagini forti, per mostrare senza filtri le conseguenze delle sostanze: “Ogni volta che eseguiamo un’autopsia su un ragazzo che potrebbe avere l’età dei nostri figli chi chiediamo: cosa possiamo fare per evitare che tutto questo si ripeta?”.
A cura di Niccolò De Rosa
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Nelle aule dell’Istituto Don Bosco di Padova, un ciclo di incontri promosso dal Dipartimento di Scienze cardio-toraco-vascolari e Sanità pubblica dell'Università di Padova e dal Dipartimento di Sanità pubblica, Medicina sperimentale e forense dell'Università di Pavia ha mostrato ai ragazzi il lato più duro e doloroso dietro all'abuso di sostanze.

A condurre queste lezioni, destinato agli studenti delle classi terze, quarte e quinte delle scuole superiori, sono il professor Giovanni Cecchetto, direttore dell'Unità di Medicina legale e scienze forensi di Pavia, Guido Viel, direttore della Scuola di specializzazione in Medicina legale di Padova, e la psichiatra Cristina Cecchetto. L’obiettivo dichiarato è quello di far comprendere senza filtrii rischi legati al consumo di droga e per farlo, i medici hanno scelto un approccio diretto, mostrando immagini crude di corpi senza vita e organi irrimediabilmente compromessi dall’uso di sostanze. Una scelta che non ha mancato di destare l'attenzione dei media.

"In realtà i giornali hanno un po’ esagerato parlando di “immagini shock. Non sono così crude come si possa pensare, non stiamo facendo vedere delle immagini di autopsie" ha spiegato Cecchetto, che insieme al professor Guido Viel ha raccontato a Fanpage.it la genesi e l'intento di questa serie di incontri.

Però avete comunque mostrato dei corpi in un obitorio…

Cecchetto: Tutto nasce dall’esigenza di arrivare in modo diretto alle classi del liceo cui questi eventi sono rivolti. All’inizio di ogni incontro facciamo partire una slide in cui vengono mostrati quattro ragazzi – ovviamente senza nomi – della stessa età degli studenti seduti in aula. A quel punto spiego che, purtroppo, quei quattro giovani hanno due cose in comune: la scelta di iniziare a fare uso di sostanze e me.

In che senso?

Dopo questa frase arriva una seconda slide in cui le vignette vengono sostituite da quattro foto di corpi distesi sopra un tavolo autoptico. Però sono ritratti di profilo e sia le parti genitali sia i volti sono oscurati. Tutte le altre foto riguardano invece organi – polmoni, fegati, cuori – e  parti del corpo di persone che hanno utilizzato droghe e per quello hanno perso la vita. Nulla di troppo dissimile dalle immagini di tumori e polmoni cancerosi che compaiono sui pacchetti di sigarette.

Con quali sostanze i giovani entrano più frequentemente a contatto?

Cecchetto: chiaramente la cannabis la fa da padrone, così come l’alcol, che benché non sia una droga illegale è una sostanza spesso abusata dai ragazzi. Oltre a marijuana e hashish, poi, i giovani fanno uso anche di cannabis sintetiche e se è vero che non si muore di canne, associare alcol o altre sostanze a questa abitudine può comunque diventare molto pericoloso, soprattutto se ci si mette alla guida. I pericoli della droga, infatti, non si limitano all’overdose, ma anche a tutti quei comportamenti che derivano dall’effetto stupefacente di simili sostanze.

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Avete anche parlato delle nuove droghe che stanno invadendo il mercato?

Cecchetto: Certamente, anche perché spesso sono quelle che si trovano in discoteca o nei rave frequentati dai ragazzi. In questi luoghi circolano metanfetamine, anfetamine e perfino la chetamina, che è tornata prepotentemente di moda. In più ci sono tutte quelle nuove droghe provenienti dall’estero che sono ancora più insidiose poiché conosciamo davvero poco riguardo al loro profilo tossicodinamico e tossicocinetico. È bene dunque che i ragazzi sappiano che quando accettano queste pasticche, spesso si calano in corpo delle sostanze di cui si sa ancora poco o nulla. È un attimo poi ritrovarsi svestiti con una persona che sta abusando di te

Quali sono gli effetti meno conosciuti di queste sostanze?

Cecchetto: Quando si parla di droghe tutti pensano allo sballo o, se le cose vanno male, all’overdose. In realtà gli effetti sono molto più vari, come le epatiti fulminanti, le insufficienze renali, oppure tutte quelle forme di demenza e Parkinson giovanile. Non è raro infatti che un ventenne che abusa di sostanze finisce col ritrovarsi con il cervello di un ultra-ottantenne. Di grande effetto sono anche le patologie cutanee che, a differenza di tutto ciò che riguarda l’interno del corpo, hanno un grande impatto visivo. Osservare come orecchie, nasi, pelle e vene delle braccia si riducono in seguito all'utilizzo di alcune droghe, esercita sempre un certo effetto sui ragazzi. Da non sottovalutare infine gli effetti psichiatrici: spesso la droga ci porta a diventare persone del tutto nuove – e peggiori – da quelle che eravamo.

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I giovani sono abbastanza consapevoli di simili pericoli?

Cecchetto: I ragazzi sono curiosi ma poco informati. Ora tutto viene cercato in Rete, ma spesso Internet non offre informazioni corrette. I giovani spesso non sono preparati a ciò che potrebbero incontrare e quindi hanno bisogno di persone che realmente conoscono il problema, realmente hanno studiato il problema e quindi possono realmente offrire loro indicazioni veritiere. Ecco, la mia speranza è che dopo incontri come questi, i ragazzi capiscano che esistono dei canali ufficiali e delle persone che possono aiutarli, non fidandosi automaticamente di tutto quello che trovano su internet.

Le attuali campagne di sensibilizzazione sono efficaci per far capire ai più giovani i pericoli dietro all’uso di sostanze?

Viel: I momenti di divulgazione non sono mai abbastanza e eventi come quelli che stiamo organizzano dovrebbero svolgersi in tutte le scuole superiori. Lo dimostra anche il fatto che molti dei ragazzi che durante l’incontro avevano paura di parlare – forse erano presenti i loro professori – poi si sono fermati per fare domande più specifiche e per provare a capire qualcosa in più.

Pensate che questi incontri possano fare la differenza?

Cecchetto: Siamo perfettamente consapevoli che per molti studenti questi argomenti entreranno e usciranno dalle orecchie come tante cose che si dicono a scuola, tuttavia la nostra speranza è che almeno una piccola parte di questi giovani possa, la prossima volta che gli viene offerta una sostanza, porsi tre domande fondamentali: "Che cosa sto prendendo? Questa cosa può avere un effetto negativo? Chi mi può aiutare?". Magari non cambierà granché, ma almeno avremo versato una goccia nel mare. Per noi, ogni autopsia a un ragazzo che ha l’età dei nostri figli è un vero trauma e puntualmente ci troviamo a chiederci: "Cosa potremmo fare di più per evitare che simili tragedie accadano nuovamente?".

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