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Cos’è la negazione della gravidanza e perché alcune donne si sbarazzano del feto? Il parere delle psichiatre

Sono diversi i casi di cronaca in cui dopo aver dato alla luce un bambino, che non credevano di aspettare, le donne si sbarazzano del feto. Si tratta di negazione della gravidanza, abbiamo indagato con le psichiatre Giacchetti e Aceti di cosa si tratta e cosa comporta.
Intervista alle dottoresse Nicoletta Giacchetti e Franca Aceti
Psichiatre presso il Policlinico Umberto I dell'Università Sapienza di Roma, responsabili del servizio di psicopatologia neonatale
A cura di Sophia Crotti
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Ragazza triste
Immagine di repertorio

Si ipotizza "negazione della gravidanza" riguardo al recente fatto di cronaca che ha visto una giovane studentessa statunitense, in vacanza-studio a Parigi, partorire all'improvviso nella camera d'hotel e gettare il bambino dalla finestra del secondo piano dell'albergo. Ma cosa accade al corpo e alla mente di una donna che non sapeva di essere incinta e si trova a partorire un essere che non sente come figlio, ma che vede come un inaspettato prodotto del suo corpo, dal quale liberarsi.

Hanno spiegato a Fanpage.it cosa si intenda per negazione della gravidanza le due psichiatre presso il Policlinico Umberto I dell'Università Sapienza di Roma, responsabili del servizio di psicopatologia neonatale, Nicoletta Giacchetti e Franca Aceti, ricordandoci che l'amore per un figlio non è naturale e spontaneo, ma frutto della consapevolezza maturata durante la sua attesa e di una serie di relazioni vissute durante l'infanzia con i propri genitori o nel tempo presente con il proprio partner.

Dottoresse perché relativamente al caso di cronaca della ragazza che ha dato alla luce il suo bimbo durante la vacanza studio a Parigi, si sta parlando di "negazione della gravidanza"?

Giacchetti: Ogni volta che leggiamo un fatto di cronaca, come quello della studentessa diciottenne che in vacanza studio a Parigi ha dato inaspettatamente alla luce il suo bambino, dovremmo ricordare che noi non conosciamo nulla di questa persona, della sua famiglia e delle relazioni che ha intessuto nella vita. In questo caso possiamo dunque solo intuire che si tratti di un caso di negazione della gravidanza, dal momento che la ragazza si trovava in Europa con un gruppo di coetanei per studiare e divertirsi, azioni che uno intraprende a cuor leggero se non c'è una gravidanza in corso.

Cosa si intende per negazione della gravidanza dunque?

Giacchetti: la negazione della gravidanza avviene a vari livelli, al di là dei casi specifici di pazienti psicotici con una struttura delirante che non permette loro di rendersi conto della gravidanza e vivono anche i cambiamenti corporei in maniera fantasiosa, ci possono essere innanzitutto delle forme di negazione che hanno una matrice affettiva. Pensiamo alle donne che sono razionalmente consapevoli di portare avanti una gravidanza ma che operativamente fanno di tutto per negarla, lavorano strenuamente, fumano, fanno uso di alcolici. Questo è generalmente dovuto a pregresse esperienze di perdita o di gravidanze non andate a buon fine, che hanno traumatizzato tanto la donna da convincerla che la cosa migliore è negare la gravidanza in corso, per proteggersi da un dolore potenziale.

In questo specifico caso di cronaca si tratta di questo genere di negazione?

Giacchetti: no, sembrerebbe trattarsi di una negazione più pervasiva, in cui la donna non ha né la consapevolezza fisica, che quella psichica della gravidanza. Anche i segnali del corpo in questi casi vengono negati, si tratta di donne che non prendono molto peso, che non fanno molto caso al ciclo assente, perché magari è spesso irregolare. Generalmente sono ragazze molto giovani, dipendenti ancora economicamente ed emotivamente dalla famiglia d'origine, che non hanno un partner stabile e che si rendono conto della gravidanza solo al momento del parto. In questo specifico caso di cronaca, poi, vi è una fortissima negazione anche al momento del parto, come si evince dalla reazione violenta della diciottenne, il bambino diventa così un prodotto fecale che viene espulso e buttato fuori, in modo da cancellarne anche l'esistenza.

Il fatto che la donna si sbarazzi del bambino, porta a ragionare sul fatto che l'istinto materno non esiste?

Aceti: non è tanto una questione di istinto materno, quanto più del fatto che la donna non ha mai costruito una relazione con questo bambino, dal momento che non aveva la consapevolezza della sua esistenza. Si tratta di meccanismi dissociativi della coscienza molto gravi. Non c'è un legame con questo bambino, che la donna non ha neanche potuto rappresentare nella mente durante la gestazione che non sapeva essere in corso. Ecco perché ci si riferisce a questo bambino come a un prodotto fecale, termine coniato da uno psichiatra forense, per indicare quanto non ci sia un legame umano, e quanto questo individuo sia visto come tossico e qualcosa da eliminare dal corpo, perché presentifica qualcosa di cui non si era tenuto conto. La reazione violenta in particolare è tipica delle persone che hanno dei meccanismi di difesa di tipo dissociativo importanti.

Giacchetti: Bisogna sempre distinguere la spinta alla procreazione dalla spinta alla genitorialità, se la prima è un aspetto biologico dell'esistenza, la seconda è un qualcosa che richiede l'elaborazione di un'identità in cui la donna sente di poter diventare genitore solo se ha attraversato una serie di passaggi interni e relazionali con gli altri, dal partner alla famiglia di origine, alla rete sociale in cui è inserita e che le consente di ridefinirsi come mamma. Processo che continuerà anche dopo che il bimbo è nato, in base alla relazione che la madre conciliando il suo temperamento con quello del figlio, riuscirà ad intessere con lui.

Una notizia di cronaca del genere, nella sua violenza, riesce a scalfire un po' il falso mito secondo cui la gravidanza abbia solo risvolti positivi?

Aceti: io credo che la maternità sia un passaggio esistenziale importante e complesso che non è facilmente attraversabile da nessuno. Troppo semplicistico definirla solo un'esperienza positiva. Si tratta invece di un'esperienza complessa con i suoi aspetti positivi e le sue ombre, ricco di ambivalenze, rinunce e cambiamenti dell'esistenza. Da quel momento si darà alla luce un bambino completamente dipendente da sé. Capiamo anche che questa ragazza è probabilmente troppo giovane, per vivere questa esperienza troppo drammatica.

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