Cosa fare se tuo figlio non legge? Il pedagogista: “No ad obblighi e ricatti se volete che si innamori dei libri”

"Ma vuoi lasciare giù quel cellulare e iniziare a leggere?" è forse una delle frasi più ripetute nel corso del tempo dai genitori, eppure, secondo i dati forniti da Osservatorio Kids dell'Associazione Italiana Editori, non basta. La ricerca mostra che il 70% degli italiani di età compresa tra gli 0 e i 14 anni legge al massimo un libro ogni due mesi, e che il 4% di loro non legge affatto. Se minacce, moniti e speranze del mondo adulto non bastano, come si possono convincere i ragazzi che la lettura ha ancora immensi benefici per loro? Soprattutto, ha ancora senso farlo? Ne ha parlato il pedagogista Luca Frusciello a Fanpage.it.

Cosa può fare un genitore per avvicinare un figlio che non ama leggere ai libri?
È importante sapere innanzitutto che il verbo leggere, esattamente come quello sognare, desiderare o amare, non tollera l'imperativo. Dunque, per invogliare un figlio che non ama la lettura a prendere in mano un libro, si possono usare strategie diverse in base all'età, ma mai obblighi. Si può spronare alla lettura con l'esempio, mettendosi sul divano a leggere la sera e chiedendo al proprio figlio di fare lo stesso o proporsi per leggere a lui qualcosa se è piccolo.
La scuola fa la sua parte nell'avvicinamento alla lettura?
Certo, soprattutto quando i ragazzi crescono, ma se li obbliga a leggere una lista di libri scelti da lei, che non tengono conto delle inclinazioni degli alunni, magari già non troppo propensi per indole a leggere, il risultato sarà che scaricheranno un riassunto molto dettagliato da internet, senza aver sfogliato neanche una pagina. Capisco che la scuola si trovi costretta a scegliere, soprattutto per quei ragazzi che in altro modo non si avvicinerebbero alla lettura, però secondo me la cosa migliore sarebbe leggere in classe, tutti insieme, dopo aver scelto una lettura di comune accordo.
Quali sono i benefici della lettura fin dall'infanzia?
Innanzitutto leggere permette al cervello di allenare la funzione immaginativa, in secondo luogo permette ai ragazzi di raggiungere un notevole stato di concentrazione. Il silenzio interno che la lettura riesce a provocare nei lettori è un'immersione profonda fatta della concentrazione necessaria a creare mentalmente le immagini che il testo evoca. Leggendo quindi i ragazzi imparano ad addentrarsi nelle storie, a scoprire ogni sfaccettatura dei personaggi, il loro modo di reagire in date situazioni, riuscendo anche a prevedere le loro intenzioni. Tutto questo è la base per imparare a empatizzare con gli altri, a comprenderne le intenzioni, andando oltre le proprie. In ultimo, approcciarsi a tante letture durante l'anno permette al cervello di migliorare le sue capacità di comprensione, dal momento che fare proprie molte storie permette di concepire il mondo in maniera più ricca. Poi ovviamente permette all'essere umano fin da bambino di imparare a decodificare il segno grafico.
Leggere delle favole ai bambini insegnerà a loro a leggere crescendo?
No, non vi è nessuna correlazione diretta, infatti un bimbo può essere immerso tra le letture fin da piccolo e crescere odiandola per diversi fattori. Certo che però avere due genitori lettori o che gli permettono di ascoltare la favola della buonanotte aumenterà le sue possibilità di amare questa pratica.
Dire ai figli che devono lasciare il cellulare o il tablet per darsi alla lettura è utile nell'educazione o non tiene conto delle loro inclinazioni e desideri?
Il problema sta in quell'imperativo e nell'esempio che si è dato ai bambini. Se non sono stati esposti alla lettura da piccoli, se in casa non ci sono libri e non sono mai stati portati in biblioteca, se l'argomento della lettura non è mai stato affrontato con i genitori, perché mai a 14 anni, muniti magari da diverso tempo di account e dispositivi digitali, dovrebbero decidere di leggere? La lettura rimane utilissima anche per questi ragazzi, ma non può più essere intesa come un fatto educativo a questo punto.