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Vibo Valentia, non vuole a casa i figli della compagna: la sequestra e picchia per ore

Tre fratelli sono stati arrestati tra Vibo Valentia e Bologna con le accuse di sequestro di persona, lesioni e maltrattamenti in famiglia. Avrebbero portato in un magazzino, legato e picchiato brutalmente la compagna del maggiore dei tre fratelli. Il movente da ricondurre alla contrarietà della famiglia dell’uomo ad avere in casa i figli della vittima.
A cura di Susanna Picone
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Non voleva, come tutta la sua famiglia, che la convivente portasse a casa i due figli avuti da precedenti relazioni e per questo, in seguito a una accesa discussione, con l’aiuto dei suoi fratelli avrebbe sequestrato la donna per poi costringerla a subire una violenza inaudita. Arriva da Vibo Valentia una brutta storia che vede protagonista una donna di quaranta anni, i suoi figli e la famiglia del suo compagno. Le violenze risalgono ad alcuni giorni fa ma oggi sono scattati tre arresti. I carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia in esecuzione di un'ordinanza del gip hanno fermato il compagno della vittima, il quarantasettenne Leoluca Lo Bianco, e i fratelli Antonio e Salvatore di quarantuno e trentasei anni. Gli arresti sono stati compiuti tra Vibo Valentina e Bologna, dove Salvatore Lo Bianco – medico nella farmacia dell’ospedale – era tornato dopo il sequestro avvenuto in Calabria. I tre fratelli sono accusati di sequestro di persona, lesioni e maltrattamenti in famiglia.

A chiamare i carabinieri il figlio della donna – Secondo l'accusa, il 22 settembre scorso la vittima era in auto col compagno e i due avrebbero avuto una discussione dopo una telefonata del figlio ventenne di lei. A quel punto la donna sarebbe stata portata in un magazzino, legata e picchiata con calci pugni e tavole di legno. I tre uomini l’avrebbero costretta a restare lì senza cibo né acqua per ore. Solo il pomeriggio successivo è stata liberata da Leoluca Lo Bianco, che, spaventato da una telefonata dei carabinieri ai quali si era rivolto il figlio della donna, aveva deciso di liberare la convivente e portarla in ospedale. L’uomo ai carabinieri aveva spiegato che, dopo la loro telefonata, si era messo alla ricerca della compagna e l’aveva ritrovata per strada in stato di semi coscienza, con evidenti ecchimosi sul volto. Visitata in ospedale, la vittima presentava tumefazioni e lividi sparsi su tutto il corpo, aveva profondi solchi sui polsi e sulle caviglie quali evidenti segni di legatura ed era scalza.

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