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V x Vendetta, la maschera simbolo delle proteste – intervista all’autore, David Lloyd

La maschera di Guy Fawkes, il ribelle papista e protagonista della graphic novel V x Vendetta, è diventata il simbolo dei movimenti di protesta anticapistalistici: da Occupy WallStreet agli scontri del 15 ottobre di Roma, la rivoluzione ha l’enigmatico volto sorridente disegnato da David Lloyd.
A cura di Alessio Viscardi
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V x Vendetta, intervista all'autore David Lloyd

La maschera di Guy Fawkes disegnata da David Lloyd è diventata il simbolo delle proteste contro il capitalismo mondiale, da Occupy WallStreet agli Indignados di Madrid

Una graphic novel sugli indignados e sui movimenti nati sulla scia di Occupy WallStreet, Alan Moore e David Lloyd tornano a lavorare assieme dopo aver scritto e disegnato “V x Vendetta” – il libro da cui è stato tratto il famosissimo film dei fratelli Wachowski. La maschera del protagonista, rappresentante il papista rivoluzionario inglese Guy Fawkes, è diventata il simbolo delle proteste contro il sistema capitalista mondiale: da Atene a Madrid, dall'inferno del 15 ottobre a Roma fino al tempio degli affari di New York, il volto della rivolta è quello tratteggiato dall'irlandese David Lloyd.

V x Vendetta, la maschera simbolo delle protesta - intervista a David Lloyd

Il progetto si chiama “Occupy the Comics” e secondo Wired i due autori sono all'opera per realizzare un'antologia sul movimento di protesta degli Occupy. La maschera di Guy Fawkes stilizzata da Lloyd è bianca, enigmatica e sardonica. Il pizzetto stilizzato e la risata a labbra serrate la rendono inquietante e divertente al tempo stesso. Sui giornali e in Tv è diventata il simbolo stesso dei movimenti che scendono in piazza contro le tirannie del capitalismo internazionale.

Il personaggio storico di Guy Fawkes è quello di un militare inglese papista. Un terrorista, che aveva intenzione di far saltare in aria la Camera dei Lord il 5 novembre 1605, in modo da uccidere re Giacomo I e tutto il Parlamento inglese. Fu definita “Congiura delle polveri” ma fallì perché disvelata da una lettera. Ancora oggi, in Inghilterra si festeggia il fallimento dell'attentato con spettacoli pirotecnici il 5 di novembre.

Nel 1982, Alan Moore e David Lloyd utilizzano l'effige di Guy Fawkes per dar vita al personaggio di V for Vendetta, un anarchico post-futurista che si ribella al governo di stampo nazista di una Inghilerra prossima ventura. Lo stesso simbolo del terrorista è una V stilizzata che ricalca la “A” con cui si firmano i gruppi anarchici. Nella graphic novel e nel film, V riesce a far saltare in aria il Parlamento e il Big Ben, ma riesce anche a mobilitare migliaia di cittadini che – indossando la maschera – scendono in strada per protestare.

La prima volta che la maschera di V x Vendetta è stata usata durante una protesta risale al 2008, quando il gruppo di hacker Anonymous si riunì per protestare contro il culto di Scientology e la sua richiesta di limitare la diffusione di video su Youtube. Centinaia di appartenenti al movimento scesero in strada con il volto nascosto dalla maschera di Guy Fawkes. Oggi, il gadget della Warnes Bros è diffuso in tutto il mondo, si stima che ogni anno se ne vendano circa 100 mila esemplari. Tutti i movimenti contrari al “sistema” la adottano, come nel 2009 quando i no-global protestano contro il G8 all'Aquila.

L'ultima apparizione di successo del volto stilizzato disegnato da David Lloyd si è registrata a Londra, dove l'hacker padre di Wikileaks – Julian Assange – è sceso in piazza indossandola. È usata dai black-bloc del 15 ottobre a piazza San Giovanni, ma anche dai pacifici attivisti del Movimento 5 Stelle – Beppe Grillo si ispirò a “V” per il suo “V-Day”, ad esempio. Fanpage ha raggiunto David Lloyd per intervistarlo al riguardo e forse, proprio grazie alla nostra conversazione, è nata l'idea di Occupy the Comix.

D: Cosa ti ha ispirato nella creazione della maschera di V per Vendetta?

DL: La creazione della maschera parte semplicemente dalla riproduzione del volto di Guy Fawks. In Inghilterra abbiamo un festival in cui vengono bruciate le effigi di Guy Fawkes ogni 5 novembre. Oggi, si possono reperire queste maschere abbastanza facilmente. Abbiamo creato la maschera di V nell’estate del 1981, la mia idea iniziale fu quella di usare una maschera attualizzata di Guy Fawkes di quelle che puoi comprare appunto nei negozi. Non c’erano in giro all'epoca, quindi, ero contento di crearne una io stesso.

D: Che pensi del fatto che la maschera di V per Vendetta sia diventata il simbolo degli Indignados?

DL: E’ una cosa positiva e penso che la cosa migliore sia che dietro non c’è un partito politico. In passato, altri simboli come Che Guevara, diventato la voce delle persone emarginate che volevano ribellarsi al sistema, avevano comunque delle basi politiche. Nel caso degli Indignados, la maschera rappresenta la pura e semplice protesta. Penso che da qualche tempo, le grandi potenze dei governi ascoltino le persone che hanno qualcosa per cui protestare.

D: Quali sono i punti in comune tra V per Vendetta e la situazione politica globale di oggi?

DL: Nel libro originale e nel film c’è uno scenario dittatoriale, in cui la struttura del potere agisce contro la gente comune corrompendola al fine di controllarla e manipolarla. Oggi ci ritroviamo in una condizione simile: varie tirannie decidono cosa dovremmo pensare, sentire, fare… e abbiamo capacità limitate per protestare. Spesso le reti televisive sono usate per la visibilità di una sola persona, la quale impedisce anche ai manifestanti di comunicare attraverso la Tv. L’unica cosa che rimane da fare è scendere in strada.

D: Se dovessi ridisegnare V per Vendetta oggi, ti ispireresti a ciò che sta accadendo nel mondo?

DL: Abbiamo creato V per Vendetta, in un periodo in cui in Inghilterra stava emergendo il partito neo-nazista stava diventando popolare. Con V volevamo mettere in guardia le persone su cosa sarebbe successo se si fosse seguita quella linea politica. Se mi trovassi in un paese in cui ci fosse una nuova organizzazione neonazista pronta a venire alla ribalta, credo che rifarei qualcosa di simile.

Intervista di Daniela Caruso

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