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Terremoto e trivellazioni, la Procura di Modena apre un fascicolo

Dopo gli allarmi sul web per le presunte attività di fracking per lo stoccaggio del gas, capaci di generare scosse, ora arrivano gli accertamenti della magistratura.
A cura di Redazione
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Terremoto Emilia, la Procura di Modena apre inchiesta sui capannoni crollati

Per ora c'è un accertamento, inserito in un fascicolo sul terremoto in Emilia Romagna cosiddetto "modello 45" cioé per "fatti non costituenti reato" e dunque con una delega di indagine ad ampio spettro. Tuttavia la conferma c'è: la Procura di Modena sta indagando a tutto tondo e quindi anche sulle presunte trivellazioni legate al progettato mega-deposito di gas a Rivara di San Felice sul Panaro. Quell'ipotesi di impianto entra dunque a far parte delle verifiche che i magistrati modenesi metteranno in campo dopo le due disastrose scosse del 20 e 29 maggio. Il fascicolo è in mano al procuratore aggiunto Lucia Musti ed è stato aperto dopo i crolli di capannoni che hanno causato la morte di operai.

Cosa dovrà verificare l'indagine? Presto per dirlo, di certo c'è che anzitutto occorrerà capire se le trivellazioni sono state fatte o meno e – in caso positivo – chi le ha fatte. Si dovrebbe poi verificare se queste perforazioni hanno o meno un qualsivoglia collegamento col sisma e coi successivi cedimenti di strutture.

La vicenda perforazioni è stata oggetto, soprattutto sul web, di innumerevoli ipotesi e illazioni, alcune anche piuttosto fantasiose. Di cosa si tratti è presto detto: c'è un progetto d'un gigantesco deposito di gas della Erg Rivara Storage (Ers) da ubicare a Rivara. Progetto che nei giorni scorsi, dopo il sisma, è stato accantonato definitivamente con lo stop alle autorizzazioni dato dal ministero dello Sviluppo economico, che ha preso atto del no della Regione Emilia-Romagna. Si prevedevano 3,2 miliardi di metri cubi di gas in acquifero profondo, un piano unico in Italia e tra pochi al mondo. Il progetto riguardava San Felice sul Panaro ma coinvolgeva anche altri quattro comuni della stessa area del sisma a cavallo delle province di Modena, Ferrara e Bologna.

Di Rivara – oggetto di polemica già dal 2005, dopo un primo sì da parte dei governi Prodi e Berlusconi – nelle ore immediatamente successive al sisma si era parlato collegandolo al rischio del "fracking", ovvero la cosiddetta la "fratturazione idraulica" della roccia iniziata da una trivellazione, capace secondo alcuni esperti di determinare rischio sismico.

Il presidente di Federpetroli, Michele Marsiglia, aveva rassicurato: "Nel corso degli anni, su riferimenti reali, non abbiamo situazioni di onde sismiche di alta scala in seguito a trivellazioni per ricerca di idrocarburi". Smentite nette anche dalla Ers che ha più volte dichiarato di non aver mai trivellato a Rivara: "Mai toccato il terreno a Rivara, non abbiamo fatto carotaggi, non abbiamo perforato o immesso gas o acqua". Ora l'inchiesta e la Ers si dichiara tranquilla: "Purtroppo – rileva Ers -le autorità locali responsabili hanno gravemente tardato nello smentire attività illegali quali le perforazioni senza autorizzazione".

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