Perché le chiacchiere di Iginio Massari costano 100 euro al kg
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Il dolce che non può proprio mancare in una festa di Carnevale che si rispetti? Le chiacchiere, chiamate anche lattughe, cenci, bugie o frappe a seconda della regione italiana in cui ci si trova. Iginio Massari non si è lasciato cogliere impreparato e fin dagli inizi di febbraio ha messo in vendita il prodotto tipico del periodo carnascialesco in alcuni dei suoi punti vendita. Perché se ne sta parlando oggi? Complice la maggiore richiesta in vista del giovedì grasso, il maestro pasticciere italiano è finito al centro delle polemiche per il prezzo da capogiro delle sue chiacchiere. Per quale motivo le vende a 100 euro al kg?
Il prezzo delle chiacchiere di Iginio Massari è aumentato del 25%
Con l'avvicinarsi dell'ultimo giorno di Carnevale le chiacchiere di Iginio Massari stanno facendo non poco discutere: disponibili nei punti vendita di Brescia, Milano, Torino, Verona, Firenze e Roma fino a sabato 8 marzo, vengono vendute a 100 euro al kg. Il prezzo viene considerato da record, soprattutto se paragonato a quello dello scorso anno, quando sempre Iginio Massari proponeva le stesse chiacchiere a 80 euro al kg. Al di là dell'evidente rincaro del 25%, a scatenare le polemiche è la cifra decisamente più elevata rispetto alla media: a Milano, infatti, nelle pasticcerie "comuni" lo stesso dolce artigianale costa tra i 20 e i 60 euro al kg, scendendo a poco più di 6 euro nella sua variante industriale venduta nei supermercati.
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Il cibo è diventato un prodotto di lusso?
Il prezzo da record delle chiacchiere del noto maestro pasticciere non è tanto legato alla qualità dei prodotti utilizzati o alla loro lavorazione, quanto piuttosto a una pura questione di marketing. Chi acquista un prodotto di Iginio Massari, che siano le chiacchiere, i panettoni e le uova di Pasqua, paga soprattutto il marchio, cosciente del fatto che spesso il dolce non richiede materie prime introvabili o una preparazione elaborata. La stessa cosa avviene nel mondo della moda dove, a parità di qualità, un accessorio griffato viene venduto a una cifra molto più elevata della sua variante "no-logo". È chiaro, dunque, che anche l'universo food sta "strizzando l'occhio" alla filosofia del lusso: un cibo viene acquistato solo perché rappresenta uno status symbol e non perché assicura un'esperienza culinaria unica nel suo genere. In quanti saranno disposti a spendere 100 euro per poter raccontare di aver gustato le chiacchiere di Massari?