Cosa cambia nel mondo della moda con i dazi di Donald Trump

I dazi annunciati da Donald Trump sono diventati realtà lo scorso 2 aprile, giorno definito il "Liberation Day", e la produzione mondiale si trova a dover affrontare una sfida epocale, visto che il provvedimento colpisce duramente le catene di approvvigionamento internazionali. A pagarne le conseguenze sarà anche il settore moda, che ora come ora sembra essere destinato a dover riscrivere le proprie regole. Al di là dei dazi al 20% imposti sulle produzioni europee, a spaventare il fashion system sono le imposte al 54% sulla Cina, al 46% sul Vietnam, al 29% sul Pakistan e al 37% sul Bangladesh: questi sono infatti i principali paesi da cui vengono esportati abiti e accessori comunemente venduti nei negozi di tutto il mondo, da quelli economici a quelli di lusso. Cosa cambierà ora?
Perché i prezzi del settore moda sono destinati a salire
L'industria della moda è fortemente globalizzata, quindi la maggior parte dei capi in vendita sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo "nascondono" una produzione lunga e frammentata che però ha origine in Asia, soprattutto in Cina, Vietnam e Bangladesh, considerate potenze mondiali nel settore tessile. Con l'imposizione dei dazi i prezzi proposti fino ad ora sono destinati a cambiare in modo drastico: i brand che acquistano i prodotti asiatici per rivenderli nei propri store dovranno affrontare gli aumenti nei costi di importazioni e imporli anche ai consumatori. In alternativa si può provare a spostare la produzione "in loco", ma è chiaro che in termini sia temporali che economici potrebbe rivelarsi una scelta tutt'altro che semplice.
Gli effetti dei dazi sulla moda Made in Italy
Se da un lato il fast fashion, settore che si basa proprio su velocità e bassi costi, sembra essere quello più a rischio, visto che con i dazi americani i prezzi proposti potrebbero aumentare del 50%, dall'altro lato anche la moda di lusso non rimane indifferente di fronte questi drastici aumenti. Certo, il pubblico dei capi griffati non sente il peso dei prezzi in salita, ma è chiaro che la produzione potrebbe rallentare in modo evidente e preoccupante. Cosa dire della moda Made in Italy che non si affida ad aziende straniere? Anche questa è a rischio, dato che il pubblico statunitense è sempre stato tra i suoi principali acquirenti. Al momento gli unici dati certi sono quelli della borsa: da quando i dazi sono entrati in vigore, le azioni del settore sono crollate in modo drastico, degli esempi? Lululemon ha perso il 10%, Nike e Ralph Lauren il 7% e Tapestry, Capri e PVH Corp. il 5%.