Perché in gravidanza dovresti usare il profumo il meno possibile

La gravidanza è un periodo magico ed emozionante per ogni donna ma, nonostante sia normale lasciarsi sopraffare dall'entusiasmo dell'arrivo di una nuova vita, è necessario non dimenticare che esistono dei piccoli accorgimenti da mettere in atto ogni giorno per prendersi cura del feto. Una recente ricerca ha dimostrato, ad esempio, che alcune sostanze chimiche contenute in oggetti di uso comune, dal profumo ai giocattoli, potrebbero avere un effetto negativo sulla crescita del neonato: ecco tutto ciò che bisogna conoscere sulla questione.
Quali sono i prodotti che contengono ftalati
Uno studio scientifico pubblicato di recente sulla rivista Nature Communications ha dimostrato che, se usati in gravidanza, alcuni prodotti che contengono precise sostanze chimiche possono avere degli effetti negativi sulla crescita del bimbo. Si tratta dei ftalati, delle sostanze sintetiche che rendono la plastica più morbida e flessibile, contenute regolarmente nelle confezioni degli alimenti, negli articoli per la cura della persona (soprattutto nei profumi, negli smalti per unghie e nei deodoranti) e nei giocattoli. Una futura mamma è esposta in modo quotidiano a queste sostanze ma la cosa che forse non immagina è che potrebbe compromettere lo sviluppo neurologico del neonato una volta nato.
Gli effetti delle sostanze sintetiche sulla gravidanza
"Abbiamo condotto questo studio perché i ftalati sono ovunque nella nostra vita quotidiana. Vogliamo comprendere come l'esposizione chimica prenatale influenzi lo sviluppo infantile a livello molecolare", ha spiegato Donghai Liang, il principale autore dello studio. Dopo varie sperimentazioni, è stato chiaro che i neonati esposti in modo importante a ftalati prima ancora della nascita potevano essere associati a una maggiore vulnerabilità alle malattie e ai problemi di sviluppo neurologico. Come se non bastasse, queste sostanze sintetiche favorirebbero anche le nascite premature, le anomalie genitali infantili, l'asma e i problemi cardiovascolari. L'obiettivo dello studio, però, non è creare un allarme sulla questione, si vuole piuttosto provare ad affrontare l'argomento in modo più costruttivo.