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Follemente: lo psicologo spiega gli archetipi dell’inconscio che vivono nelle nostre menti

Il film dà voce all’inconscio, alle tante voci che abbiamo nella nostra testa e che ci confondono, perché non sappiamo quale sia giusto seguire.
Intervista a Dott. Stefano Cobianchi
psicologo, psicoterapeuta
A cura di Giusy Dente
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Che romantico il primo appuntamento…o forse no! La tensione, la paura di sbagliare, il non sapere cosa e quando dirlo, la confusione di avere davanti uno sconosciuto, le mille voci nella testa che danno indicazioni tutte diverse su come comportarsi. Follemente, il nuovo film di Paolo Genovese già primo al boxoffice, racconta proprio del primo appuntamento tra Lara e Pietro (Pilar Fogliati ed Edoardo Leo) e di tutte le emozioni e sensazioni contrastanti tipiche della situazione. L'uno si sente attratto dall'altro, c'è la voglia di conoscersi meglio, c'è alchimia, c'è desiderio, ma entrambi sono frenati: hanno il caos nelle menti. I due sono emotivamente confusi, non sanno a quale voce interiore dare retta per risultare "giusti", per non apparire banali o scontati, ma nemmeno frettolosi o superficiali. Ciò che il film mette in scena è il concetto di polipsichismo: dentro di noi convivono più persone e ciascuna rappresenta un archetipo che guida la nostra vita. Lo psicologo e psicoterapeuta Stefano Cobianchi ha spiegato a Fanpage.it cosa significa e come fare pace col nostro complesso e sfaccettato io.

In ognuno di noi convivono più parti psichiche

Servendosi di un cast brillante, Paolo Genovese dà voce alle quattro parti psichiche di Lara e Pietro. Dentro di lei ci sono una parte devota alla famiglia (Vittoria Puccini), una parte più disinibita (Emanuela Fanelli), una che insegue la libertà e l'indipendenza (Maria Chiara Giannetta), una femminista (Claudia Pandolfi). Dentro di lui convivono una parte razionale (Marco Giallini), una parte romantica (Maurizio Lastrico), una folle (Rocco Papaleo) e una sessualmente esplicita (Claudio Santamaria). Gli esseri umano sono davvero fatti così, come ha spiegato l'esperto: "Potenzialmente abitano dentro di noi tante persone, quanti sono gli dei del Pantheon greco-romano. La mitologia descrive una psicologia proiettata negli archetipi dell'inconscio collettivo, come li ha chiamati Jung. Quelle che vediamo nel film sono le parti che coabitano nella psiche".

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Che cos'è il polipsichismo

Si parla appunto di polipsichismo e questi archetipi sono riconducibili alle divinità: "Quella che noi chiamiamo anima o psiche (psiche è l'aspetto più comportamentale) ha molte facce, molti aspetti, molte rappresentazioni. Sono voci in azione, in conflitto". Ma come si è arrivati a questa definizione? Freud ha gettato le basi, Jung ha approfondito: "Gli archetipi li ha riconosciuti Jung e li ha riscoperti proprio dalla cultura greco-romana. Quello che Freud chiamò inconscio, Jung si rese conto che non descriveva niente. Significava semplicemente: ciò che non è conscio. Freud si focalizzò sul conscio, cioè sull'io e sul superio che lo controlla, lo giudica, lo governa. Tutto il resto era inconscio. Noi siamo portati a pensare che c'è una sola persona che attribuiamo all'io, cioè a noi stessi, alla coscienza, ma non è affatto così. Il film lo lo fa vedere benissimo. I due personaggi che rappresentano l'io, la coscienza, sono soggetti alle voci interiori, alle parti della psiche e sono loro che governano. Loro stanno in conflitto come stavano in conflitto tra di loro le divinità dell'Olimpo. Questo ribalta la visione della nostra psicologia antropocentrica che metteva al centro l'uomo e pensava che tutto l'inconscio (tutto ciò che non era uomo, tutto ciò che non era coscienza) era qualcosa  da controllare. Invece ci sono molte divinità, molte parti psicologiche che ci controllano. Noi col nostro arbitrio possiamo scegliere quale ascoltare, quale seguire: ciascuna è un punto di vista. Abbiamo più possibilità di scelta e questo ci permette anche di sbagliare, di recuperare o di cambiare idea".

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Perché le situazioni nuove ci mettono in crisi

Avere più possibilità di scelta e sapere che questo vale anche per chi ci sta di fronte, ci mette in crisi: non abbiamo certezze, non abbiamo un modello da seguire che ci faccia sentire al sicuro. È proprio quello che si verifica a un primo appuntamento, situazione critica proprio perché non si sa bene chi si ha di fronte, non si possono prevedere le mosse dell'altro e neppure si ha piena consapevolezza delle proprie. L'esperto ha chiarito: "Nell'inaspettato, quando siamo in situazioni nuove, il pluralismo psichico lo sentiamo più forte: è lui a guidarci con le sue varie voci. Quando utilizziamo la coscienza in senso nevrotico scegliamo solo una-due parti che per moralismo, cultura, educazione o convenienza ci sembrano migliori, quelle più giuste: scegliamo sempre nella stessa maniera". Infatti nel film la protagonista cerca di tenere a bada Trilli-Emanuela Fanelli, la sua parte disinibita (che rimanda alla dea dell'amore e della bellezza Afrodite): sa che non è moralmente accettata in una donna. Così come fa fatica a imporsi Romeo-Maurizio Lastrico, il romanticone che idealizza l’amore (richiamo al dio Pothos, versione nostalgica e malinconica del dio Eros): un uomo non se lo può permettere al giorno d'oggi, non può mostrare fragilità.

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A tal proposito: "Il regista contestualizza nella nostra cultura attuale il dialogo tra le parti. La psiche lo sa in che mondo viviamo e le parti si autocensurano, provano a farlo almeno. Oggi come retaggio culturale ci risulta ancora difficile accedere a un comportamento più pluralista e variegato: cerchiamo di darci una sorta di presentabilità, di coerenza e questo mette le persone molto in conflitto, soprattutto quando ci sono persone nuove, situazioni aperte. È lì che esce la psiche con tutta la sua variabilità, con tutte le varie parti che sono poi gli istinti. Oggi abbiamo una cultura individualista: vogliamo essere un io e basta, è un io che deve saper fare tutto, ma si perde a un certo punto. L'io ha questo limite_ se si disconnette dall'anima e perde queste parti psichiche e il loro pluralismo, poi non sa scegliere. A quel punto impara a scegliere sempre nello stesso modo, poi quando la situazione cambia, si trova in crisi. E quando ci perdiamo dei pezzi importanti nascono le patologie. Le psicopatologie sono un frutto del dell'era industriale e moderna, prima non esistevano. L'anima patologizza le parti che non riconosciamo".

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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