Sinner e i migliori tennisti al mondo mandano una lettera ai tornei dello Slam: vogliono più soldi

I montepremi dei quattro tornei del Grande Slam non bastano, i 20 migliori tennisti al mondo dei circuiti maschile e femminile hanno sottoscritto e inviato una lettera agli organizzatori degli eventi per chiedere più soldi, un prize money più ricco. È l'ennesimo atto che scuote il mondo delle racchette dopo la denuncia presentata dalla Pro Tennis Players Association (il sindacato caldeggiato da Novak Djokovic) contro i vertici internazionali della disciplina. Non è la stessa cosa, perché differenti sono approccio, destinatari e contenuto, ma fa ugualmente rumore perché dopo l'azione legale che cita Atp, Wta, Itf e Itia adesso sono i Major a finire nel mirino.
Perché i big delle racchette chiedono un aumento dei premi
Sui tavoli di Australian Open, Roland–Garros, Wimbledon e US Open è stata spedita una richiesta precisa: un aumento importante delle ricompense da spartire per la partecipazione o per le vittorie conseguite, in particolare per il finalista che solleva il trofeo. È l'indiscrezione che il quotidiano sportivo francese L'Equipe ha portato alla luce, agitando le acque già mosse del tennis iridato che, a partire dal caso Sinner sulla vicenda doping e sull'accordo raggiunto con la Wada, è stato scosso da malessere strisciante.
Il ragionamento al riguardo è molto semplice: gli autori dello spettacolo (i tennisti, quelli di un certo livello) alzano il prezzo del loro cachet per comparire sui grandi palcoscenici che, senza di loro, perderebbero appeal mediatico e sportivo.

Il metro di riferimento è quanto accade per la NBA americana, laddove sull'Olimpo del basket a stelle strisce gli dei della palla a spicchi sanno di poter contrare sui introiti pari al 50% degli incassi raccolti in una stagione. Oppure a quanto si verifica nel calcio che con il prossimo Mondiale per Club si prepara a celebrare il ‘facoltoso' torneo estivo negli States. Certo, il football è sport di squadra ma se anche in questo settore lievita la remunerazione messa in palio perché non succede nel tennis?
Qual è la situazione attuale e perché i ritocchi recenti non bastano
I numeri non dicono tutto ma servono a spiegare qual è il livello delle somme reclamate dai big. Un esempio a corredo della questione è il montepremi della scorsa edizione dell'Open di Francia è stato meno del 16% dei ricavi del torneo (53,478 milioni a fronte dei 338 milioni complessivi). Importi che i tennisti reputano anacronistici e al di sotto del loro reale valore nonostante i ritocchi accordati in questi anni abbiano portato i ricavi di tutti i tornei del Grande Slam dai 231 milioni di dollari del 2023 ai 254 del 2024.

Per i giocatori, però, non è ancora sufficiente perché nelle loro tasche non finiscono abbastanza guadagni e chiedono che siano indicizzati ai maggiori profitti delle varie organizzazioni in rapporto (anche) al numero sempre crescente degli spettatori, negli impianti e da casa.
La differenza tra il dossier PTPA e la lettera dei tennisti
La lettera dei tennisti è equiparabile all'istanza mossa da PTPA? No, anzitutto perché il documento è rivolto ai vertici dei 4 Major che costituiscono l'asse portante della disciplina e non a quelli istituzionali poi perché non si tratta di una denuncia legale che può aprire un contenzioso e chiama direttamente in causa Atp, Wta, Itf e Itia.

La materia dei compensi è sì uno dei nodi comune a quello suggerito dal sindacato ma in quel dossier la lista delle cose che non vanno (tra cui anche la presunta diversità di trattamento rispetto a tematiche quali il doping, regole chiare e valide per tutti) è molto più lunga e articolata lungo 163. In questo caso il succo della vicenda è elementare: i tennisti più forti vogliono più soldi.