Safin allenatore di Rublev usa modi insoliti: “Oggi vincerei senza giocare. Poi insulterei qualcuno”

Marat Safin e Andrey Rublev hanno iniziato il loro sodalizio tennistico. Il numero 9 del mondo ha deciso di affidarsi all'ex collega nelle vesti di coach per la stagione sulla terra rossa (per ora). Il classe 1980 si è già contraddistinto per uno stile da allenatore un po' particolare, con tanto di siparietti simpatici. Uno di questi è quello relativo allo scambio di battute con Rublev e Monfils durante le fasi di preparazione dell'evento UTS in programma a Nimes.
Safin coach insolito di Rublev sulla terra rossa
È uno abituato a stupire Marat, proprio come faceva da giocatore. Grandi colpi, pressione totale da fondo, carattere e temperamento importanti. Qualche problema fisico di troppo gli ha impedito di ottenere risultati ancor più importanti. Al suo attivo oltre al primo posto del ranking, anche due Slam, Australian Open e US Open, due Coppe Davis per un totale di 15 titolo, con tante storie particolari dentro e fuori dal campo. Tutto trasferito nella sua nuova vita da allenatore.
Lo scambio di battute tra Safin e Monfils
In campo lo si vede al fianco di Rublev con un look molto trendy, con tanto di occhialini da sole. Rilassato e carismatico, Safin segue Andrey in modo apparentemente distaccato, dando pochissime indicazioni e lasciando molto fare. Affabile e sorridente, Marat si è concesso anche uno scambio di battute con Gale Monfils che si è chiesto come sarebbe il tennis di oggi con Safin in campo, soprattutto di fronte ai giovani talenti attuali: "Questo personaggio con la "new generation"? Lui? (ride, ndr).
Safin è stato allo scherzo replicando: "Vincerei le partite ancor prima che inizino. E poi inizierei ad insultare qualcuno". Rublev tra un sorriso e l'altro è apparso d'accordo con Marat: "Lo squalificherebbero di sicuro". Insomma a giudicare da queste immagini sembra che effettivamente ci sia un clima che non può che fare bene a Rublev che ha scelto Safin proprio affinché possa aiutarlo a gestire meglio la sua salute mentale, affrontando i momenti più delicati del match senza ansia e stress, evitando così quei raptus che purtroppo hanno spesso e volentieri fatto capolino durante i match.