De Minaur alza la racchetta in faccia al pubblico brasiliano, è lo ‘scalpo’ di Fonseca: “Infernale”

Alex de Minaur ha sfogato adrenalina e stress accumulati nella "battaglia infernale" contro Joao Fonseca al Miami Open. Il ‘demone' che arriva dall'altra parte del mondo ha urlato in faccia alla folla di tifosi brasiliani, preponderanti e rumorosi, tutta la propria soddisfazione. Non è stata una mancanza di rispetto, piuttosto una esibizione di forza e d'istinto. Ha alzato la racchetta e l'ha mostrata a quella folla che gli ha messo addosso una pressione incredibile, alla quale ha resistito: con la vittoria in tasca (5-7, 7-5, 6-3) e la qualificazione in pugno è sembrato mostrare lo scalpo del rivale nell'arena. L'australiano era sotto di un break al terzo set ma non s'è disunito né di fronte ai colpi impertinenti del ‘ragazzino' né dinanzi a quella fiumana di gente che ha trasformato la partita in uno spettacolo circense.
Due esempi tangibili bastano a spiegare qual è stato il livello di difficoltà ambientale a cui de Minaur ha dovuto fare fronte: la standing ovation riservata a Joao Fonseca è esplosa come un boato improvviso, lo scroscio di applausi e l'incoraggiamento ricevuti lo hanno accompagnato all'uscita dal campo come se fosse stato lui a vincere. E per lui il pubblico brasiliano aveva scatenato tumulti provocando l'interruzione momentanea del match tra Mensik e Draper. Per lui la marea di tifosi verde-oro aveva invaso anche l'impianto che avrebbe ospitato la sfida odierna con il giocatore che sgomita in calce ai top 10 al mondo.

Hanno fatto un tifo rumoroso ma non è bastato: ad approdare agli ottavi di finale è stato de Minaur (incontrerà Matteo Berrettini reduce dal successo contro Bergs) che ha avuto il merito di restare freddo, concentrato, cinico anche quando tutto intorno a lui s'è tramutato in bolgia per il massimo supporto offerto al diciottenne che è un osso duro per chiunque. "Rio Open", ha scritto l'australiano sull'obiettivo della telecamera perché gli è parso di giocare in Sudamerica e non in Florida, tale era la quantità di spettatori in favore dell'antagonista. Non è stata una provocazione, ha solo voluto sottolineare cosa ha dovuto affrontare.
Ecco perché ha ruggito in quel modo rivolgendosi verso le tribune, dopo aver superato un diciottenne impavido con uno spirito combattivo e nervi d'acciaio al cospetto di un contesto ‘ostile'. "Puoi andare là fuori, lamentarti e innervosirti – ha ammesso de Minaur al termine della partita – o fare ancora chissà cosa ma questo non ti aiuterà a vincere la partita. Sapevo che sarebbe stata una battaglia non solo contro il giocatore ma contro la folla. E mi sono detto: abbassa la testa, fai del tuo meglio e cerca di competere su ogni singolo punto".
Cosa ha provato in quei momenti? Niente di paragonabile a quanto succede durante gli Australian Open, quando a giocare in casa è lui. "È stata una battaglia infernale. Sapevo cosa aspettarmi. Fonseca non è solo un giocatore di grande talento, pericoloso ed esplosivo ma sta giocando con così tanta sicurezza in questo momento. E ha la folla dietro di lui. Ero consapevole che avrei dovuto dare tutto me stesso".