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Cosa è stato Gianni Clerici per il mondo del tennis, un modello impossibile da replicare

Si è spento a 91 anni Gianni Clerici, icona del tennis italiano e inserito nella Hall of fame. Una vita dedicata alla racchetta per l’ex tennista, giornalista e scrittore capace di formare con Rino Tommasi una coppia unica.
A cura di Marco Beltrami
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Quando si raccontano le partite di tennis, il rischio di diventare banali è sempre dietro l'angolo. Spesso e volentieri bastano le immagini, soprattutto in quest'epoca in cui si ha avuto la fortuna di veder giocare giganti del calibro di Nadal, Djokovic e Federer e in cui ogni parola a corredo può diventare superflua. C'è stato però chi è riuscito a trovare senza alcuna fatica, e in modo assolutamente naturale, la maniera di descrivere ai lettori e ai telespettatori il gioco e i protagonisti del tennis con uno stile assolutamente unico. Stiamo parlando di Gianni Clerici, tennista, giornalista e scrittore italiano che si è spento oggi a 91 anni a Bellagio sul Lago di Como.

La sua esperienza in campo, con la vittoria di due titoli italiani juniores di doppio, e i primi turni all'attivo come singolarista a Wimbledon e nel Roland Garros, gli ha permesso di arricchire il suo bagaglio tecnico. No, non stiamo parlando di dritti, rovesci e servizi, ma di quella capacità assolutamente sui generis e davvero irripetibile di "leggere" il tennis e e di restituirlo attraverso, la sua penna e la sua voce in un modo indimenticabile e ad oggi unica. Articoli, collaborazioni prestigiosi, libri (basti pensare a quello che è uno dei capisaldi per gli amanti del genere, ovvero 500 anni di tennis) gli hanno permesso di entrare nella International Tennis Hall of Fame, diventando il secondo italiano presente dopo Pietrangeli.

Il grande pubblico lo ha amato anche per le sue brillanti e mai banali telecronache insieme con il compagno Rino Tommasi. Una coppia assolutamente formidabile, perfetta nel suo assortimento: più pragmatico Tommasi, eccezionale su numeri e statistiche, vero e proprio guru, più imprevedibile Clerici non a caso ribattezzato dal suo collega "Dottor Divago". Gli bastava poco infatti per lasciarsi andare al racconto di retroscena, o a considerazioni sparse che spesso e volentieri partivano dal tennis e finivano da tutt'altra parte. Mai scontato, mai noioso, il classe 1930 ha sempre avuto un "occhio fino", capace di riconoscere subito un talento purissimo, e di fotografare situazioni specifiche anche con espressioni troppo convenzionali. Gli bastava pochissimo per rendere l'idea chiara su una situazione di gioco, o su un tennista, con tempi fatti anche di silenzi e di accelerate improvvise, tutti suoi.

Basti pensare agli "sciagurato" riservati ai giocatori protagonisti di errori da matita blu, o alle risate incontenibili di fronte a ricordi del passato o a battute improvvisate. Ma anche a tante definizioni da lui coniate, e che oggi fanno regolarmente parte dello slang tennistico. D'altronde forse la definizione migliore del suo operato sta proprio nelle parole del grande Rino: "Non sempre nelle sue cronache troverete il risultato dell'incontro, ma troverete sempre la spiegazione della vittoria di un giocatore sul proprio avversario". Anche per questo è diventato un vero e proprio monumento del tennis, anche a livello internazionale.

In coppia hanno dato una nuova dimensione al racconto dello sport: appena si apriva il sipario sulla telecronaca, accompagnato dal motivetto "Bongo, bongo, bongo" diventato un vero e proprio must, si aveva la percezione che oltre ad assistere allo spettacolo del tennis, ci sarebbe stata la possibilità di giovare di quello offerto da Clerici e Tommasi. Un modello inarrivabile per tutti, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al tennis senza mai prendersi sul serio.

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