Max Verstappen critica apertamente la Red Bull: “Non era un errore, quel messaggio mi è piaciuto”

Il "mi piace" messo da Max Verstappen al post di Giedo Van der Garde (ex pilota di F1), che criticava la gestione di Liam Lawson da parte della Red Bull, non è stato un errore né uno scherzo di una manina estranea. Quel cenno di assenso è stato intenzione, il campione olandese lo ha confermato con grande schiettezza durante la conferenza stampa odierna, alla vigilia delle prime sessioni di prove libere che precedono il prossimo Gran Premio del Giappone. "Ho detto al team cosa pensavo in forma privata – ha ammesso -. Non è necessario dire sempre tutto in pubblico". Ma non è certo un mistero che non abbia condiviso la scelta del Team. "Mi è piaciuto quel commento, il testo. Penso che sia abbastanza chiaro – ha aggiunto Verstappen, la cui reazione social è stata rumorosa -. E no non è stato un errore averlo apprezzato".

Quale era stata la riflessione fatta da Van der Garde? Aveva fatto riferimento alla dedizione e al duro lavoro "che Liam ha messo finora nella sua carriera per raggiungere il livello dove si trova ora. Sì, le prime due gare le ha fatte sotto tono, ma se qualcuno ne è consapevole è proprio lui. Gli auguro tutta la forza e il coraggio per arrivare alla griglia in Giappone. Fidati di te stesso, alza la testa, dimostragli che si sbagliano". E a questo commento Verstappen aveva messo il più classico ‘like', in palese dissenso rispetto alla retrocessione del neo-zelandese. Un gesto che ha rinfocolato le voci sul futuro dell'olandese, che potrebbe optare per l'addio alla Red Bull e accettare le ricche offerte paventate da Aston Martin o Mercedes per il prossimo futuro.

È anche in questo contesto ambientale che la Red Bull fa tappa nel Sol Levante, altro test per verificare a che punto è la monoposto della Casa austriaca che nelle prime uscite della stagione ha evidenziato difficoltà e di non essere abbastanza competitiva per il Mondiale. A Suzuka ci sarà anche il debutto ufficiale di Yuki Tsunoda quale nuovo compagno di scuderia: il nipponico, sorpresa e protagonista al volante della Racing Bulls, è la carta che il team s'è giocato rispetto alle prestazioni al di sotto delle attese del suo predecessore (l'ultima, disastrosa, nel Gran Premio in Cina).
È il terzo compagno di squadra diverso di Verstappen (oltre a Lawson anche Sergio Perez) e la domanda che tutti si fanno è semplice: riuscirà a resistere alla "maledizione" che colpisce i partner di scuderia dell'olandese? Lo diranno l'asfalto, i tempi, l'esito delle qualifiche e poi la gara. Lui, intanto, sa già cosa lo aspetta. Una cosa gli è chiara: non crede che l'olandese si prodigherà perché si adatti in tempi brevi alla nuova vettura.
"Penso che se gli chiedessi della macchina, non credo che direbbe la verità – ha spiegato Tsunoda in un'intervista -. Quindi quello che posso fare è cavarmela da solo… cercherò di scoprirlo da solo vedendo i dati e testando direttamente la guida". Il giapponese ha spiegato di aver già dato un'occhiata ad alcuni video di bordo che risalgono ai primi due Gran Premi ma, con ogni probabilità, non gli basterà per essere veramente pronto e superare tutti gli ostacoli. "Quando sentirò la macchina allora capirò come sistemarla – ha aggiunto -. E se davvero dovessi avere difficoltà, qualunque cosa sia… no, non credo che glielo chiederò. Cercherò solo di verificare tutto con i miei ingegneri".