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Compra Mercedes da 80mila euro e prova a rivenderla, beffa atroce: scopre che l’auto non vale nulla

Una donna ha acquistato una Mercedes usata per 80.000 euro ma quando ha provato a rivenderla ha scoperto che non valeva nulla. Una beffa atroce. Inutile l’intervento della Consumer Litigation Board.
A cura di Fabrizio Rinelli
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Comprare un'auto è sempre un affare da ponderare al meglio. Valutare i rischi di quell'investimento, percepire eventuali difetti di quel determinato veicolo – specie se si sta acquistando usata – come il chilometraggio, è la prima cosa da fare prima di procedere con l'acquisto definitivo. Il pericolo è quello di incappare nella stessa vicenda vissuta da una donna che ha acquistato una Mercedes-Benz C 63 AMG immatricolata sette anni fa, pagando una cifra pari a circa 79.995 euro con poco più di 78.000 chilometri percorsi. La storia è riportata da ‘Cadenaser'.

Kati, questo il nome della donna, acquista quell'auto e per circa un anno resta in possesso della vettura. A un certo punto però si accorge che qualcosa va storto. La donna si reca in un'altra concessionaria cercando di rivenderla nonostante avesse avuto un piccolo incedente ma quando i tecnici l'hanno ispezionata hanno notato che quella macchina aveva già avuto in passato diversi altri danni. Risultato? Le hanno detto che non valeva nulla. Kati così torna dal negozio in cui l'aveva acquistata per lamentarsi di non essere stata informata sullo storico dell'auto.

Mercedes-Benz AMG C63 del 2018.
Mercedes-Benz AMG C63 del 2018.

La proprietaria ha così preteso subito la restituzione di quasi l'intero importo d'acquisto accettando di trattare il prezzo totale anche alla luce del fatto che l'auto avesse percorso circa 20.000 chilometri durante il periodo in cui era stata di sua proprietà. La concessionaria non era però affatto d'accordo e non erano disposta a restituire tutti i soldi richiesti da Kati offrendole solo 1.000 € di risarcimento, cosa che la donna ha preso come una vera e propria presa in giro.

La presa di posizione della donna che si è rivolta alla Consumer Litigation Board

Kati si è dunque rivolta alla Consumer Litigation Board, ovvero un organismo indipendente che risolve le controversie tra consumatori e aziende, dichiarando che avrebbe chiesto al venditore di annullare la vendita, chiedendo di pagare 73.687,20 euro. Kati ritiene che la cifra pagata corrispondesse al prezzo di un’auto che non era stata incidentata e di non essere stata informata dal concessionario.

Nella sua richiesta d'indagine alla commissione, in cui ha anche allegato lo scambio di messaggia e l'annuncio di vendita dell'auto, la donna ha anche aggiunto che gli pneumatici posteriori erano molto usurati e che il gommista aveva anche riscontrato come i cerchi posteriori fossero deformati.

La parola passa dunque alla Consumer Litigation Board che una volta analizzato il caso ha fatto sapere come il venditore non possa essere responsabile dei difetti dovuti alla normale usura del veicolo. Nella valutazione si tiene sempre conto anche dell'adeguatezza del prezzo del veicolo al livello generale dei prezzi. Parliamo di un'auto che da listino, nuova, costa intorno ai 110.000 euro.

L'auto da listino cosa più di 110.000 euro.
L'auto da listino cosa più di 110.000 euro.

Kati si accontenta di un risarcimento di 1000 euro

Il consiglio ha dunque concluso deliberando la sua tesi conclusiva: "Considerando l'età del veicolo e il chilometraggio, non è insolito che un'auto simile possa presentare qualche tipo di danno". Dunque in questo caso non è stato riscontrato alcun errore di comunicazione. E in definitiva non sussiste nessun altro errore ai sensi della legge sulla tutela dei consumatori che prevede un risarcimento di tale portata. Alla luce di tutto ciò dunque il Consiglio al quale si è rivolta Kati ha ritenuto opportuno che il venditore versi al consumatore il risarcimento offerto inizialmente pari solo a 1000 euro.

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