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Chiappucci: “Ho chiamato Bugno e ho detto: mi hai emozionato. Solo noi sappiamo cosa abbiamo fatto”

Gianni Bugno ha rivelato pubblicamente di essere stato aiutato da Claudio Chiappucci in uno dei momenti più duri della sua vita. A Fanpage “El Diablo” ha voluto rispondergli, ricordando le sfide passate di una rivalità trasformatasi in una leale amicizia: “In silenzio, senza strombazzarlo ai quattro venti. Sappiamo solo noi cosa abbiamo fatto insieme in questi anni”
A cura di Alessio Pediglieri
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Gianni Bugno e Claudio Chiappucci, tra gli ultimi anni 80 e i primi 90 hanno diviso l'Italia intera in uno splendido dualismo che contribuì a portare il nostro ciclismo a traguardi storici. Un antagonismo in sella che si è trasformato poi in una straordinaria storia di amicizia. Con lo stesso Bugno che ha ringraziato pubblicamente "El Diablo" per essergli stato, unico, vicino in uno dei suoi momenti più difficili. Quando, a seguito di un malore, gli venne tolto per sempre il brevetto da pilota di elicotteri, infrangendo il sogno di una vita: "Abbandonato da tutti, fu il solo a darmi una mano".

A Fanpage, Claudio Chiappucci ha voluto rispondere al suo più grande rivale e oggi amico: "Mi ha fatto emozionare, ma dopotutto abbiamo sempre avuto grande stima l'uno dell'altro. Rivalità? Facevamo bene all'Italia, le nostre diversità alla fine hanno permesso di congiungerci".

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Dunque, Claudio, cos'ha pensato leggendo le parole d'affetto di Gianni?
In effetti c'è stata tantissima gente che mi ha scritto quel giorno stesso. Io non avevo ancora visto l'intervista, quindi quando ho capito che cos'era, ho chiamato subito Gianni e gli ho detto: ‘Guarda, mi hai fatto emozionare'. Anche perché io non mi aspettavo tutto ciò. So e sappiamo solo noi cosa abbiamo fatto insieme in questo periodo, ma non ho mai strombazzato nulla ai quattro venti. Perché quando mi capita, non faccio certe cose alla ricerca di un ritorno pubblicitario. Le faccio in silenzio, lo faccio perché mi fa piacere. E in questo caso perché ho sempre avuto grande stima di Gianni.

E nel corso degli anni siete anche diventati amici, corretto?
Sì, abbiamo rinsaldato un legame importante. È vero, siamo stati nemici da atleti, però il bello è ritrovare un'amicizia nel dopo, quando è è anche più importante se vuoi. Quando si apre un altro mondo, un altro capitolo della vita tutto questo fa piacere. Soprattutto con lui questo rapporto è poi diventato molto di fiducia e le sue parole mi hanno fatto piacere. Quell'aiuto mi è venuto spontaneo, dal cuore: quando uno si trova in una situazione di difficoltà è ovvio che la prima cosa è perdere la fiducia. Invece è stato bravo a darmi molta fiducia, ha dimostrato molta stima e riconoscenza nel fidarsi di me.

Ma c'è stato un momento particolare in cui è scattata la molla nel farvi ritrovare, lontano dal ciclismo?
Guarda, è stato un evolversi piano piano di situazioni. C'è stato un momento di distacco, ognuno comunque con la propria vita anche privata per recuperare le energie e riordinare le idee. Poi, ci siamo avvicinati, da una cosa ne è nata un'altra. Non c'è stato un momento particolare, è venuto fuori tutto con naturalezza, ed è questa la cosa bella.

Bugno ha detto che si ritrovò improvvisamente solo, com'è andata?
Aveva avuto un problema per cui gli avevano ritirato il brevetto e lui ci teneva tantissimo. Io ho captato anche in altri momenti tante situazioni particolari, anche di difficoltà. Ma non sono mai andato a fondo, non ho mai indagato per rispetto. Però a sensazione, ho sentito che c'era qualcosa di profondo che non andava. Non mi interessava essere curioso, morboso. Mi interessava dargli sostegno, la fiducia in ciò che lui in quel momento non trovava da nessuna parte. Poi ovviamente sapevo diverse cose, tante altre no ma proprio perché non sono mai voluto essere invadente e lui questo lo ha capito.

Un'amicizia che in sella non è mai apparsa. Lei e Bugno eravate due fenomeni differenti e siete due caratteri completamente opposti…
Fossimo stati uguali non sarebbe accaduto nulla: i due poli uguali si respingono, no? La nostra diversità ha portato proprio a questo equilibrio: dove non arrivava lui, arrivavo io. Quindi è una somma di elementi che, messi insieme, ha fatto l'unione e la forza. Caratterialmente io sono molto più forte di lui, ma questo si sapeva già. Però sono riuscito proprio a tirare fuori il meglio anche di lui. Ci fa anche bene alla fine, perché la nostra rivalità storica ha fatto bene al ciclismo. Oggi ci capita di partecipare insieme a diversi eventi, e quando avviene è un qualcosa in più che ci arricchisce.

Ai tempi andati eravate un vero e proprio dualismo che spaccò l'Italia: avrebbe mai creduto che oggi Bugno e Chiappucci sarebbero stati veri amici?
Facevamo bene all'Italia ed era giusto che fosse così. Non solo bene al ciclismo. Tutto questo ha fatto bene allo sport e a noi, che ci siamo sempre rispettati. Lottavamo in corsa o fuori corsa dando lustro un po' al ciclismo italiano sia nelle corse di un giorno o nelle corse a tappe.

Cosa ricorda di Bugno, come avversario?
Mille situazioni diverse… Io studiavo un po' sempre gli avversari, quindi studiavo anche Gianni. Lo ascoltavo sempre, cercavo di capire un po' la sua maniera, il suo modo di essere, il suo modo di correre perché lui aveva uno stile che a volte era imprecisabile. Quanto tanto andava forte e quanto tanto si staccava e andava piano. Sempre pedalando nella stessa maniera, quindi era davvero indecifrabile. Sempre con il suo stile. A volte allora dovevo tentare un attacco, uno scatto per mettere alla prova le mie sensazioni, capire se fossero giuste o sbagliate.

Un Chiappucci quasi inedito, dunque, El Diablo riflessivo e strategico?
Tante volte non si pensano queste cose, la gente ha spesso creduto che lo scatto fosse fatto così… tanto per campare. Le cose io le ho sempre un po' valutate e studiate senza andarlo a dire in giro al mondo intero, perché comunque sono quelle cose di ragionamento e di riflessione che ti spingono a farle in un preciso momento.

Come quando nel Lombardia del 92, rimontato proprio Bugno, gli riscattò in faccia?
Era una giornata a dir poco uggiosa e Gianni aveva un po' più di difficoltà ad andare in discesa. Eh, sì: il mio attacco successivo è stato proprio per metterlo in difficoltà in discesa. Capito? Beh, ci stava: lui era partito prima, quindi ci aveva messo in difficoltà prima. Quindi quando poi sono rientrato, mi sono detto "Adesso provo io a fare la stessa cosa, però in discesa". Sapendo che lui sul bagnato non aveva le mie stesse qualità.

Un Lombardia in cui malgrado tutto arrivò secondo: Rominger fu davvero imbattibile?
Rominger arrivò da solo praticamente, andò via sull'ultimo salita. Io non ne avevo più per quanto avevo inseguito. A volte ci ripenso e mi dico "Se avessi avuto un aiutino di una scia, di una macchina…" sarei rientrato e invece mi hanno lasciato proprio all'aria. Ma niente, si vede che in quel momento doveva vincere Rominger. Quell'anno fece anche il record dell'ora, fu straordinario. Non bello, ma forte: aveva una pedalata con cui prendeva più a calci i pedali, senza stile. Di una  bruttezza unica ma con grande caparbietà.

A proposito di aiutini, col senno del poi: se lei e Bugno aveste collaborato di più… Indurain che fine avrebbe fatto?
Certamente se ci fossimo alleati, col fischio che Indurain avrebbe vinto quello che ha vinto, questo è poco ma sicuro. Avremmo potuto distribuirci magari un Giro e un Tour a testa, con più facilità. Però ovviamente in quel momento il cinema era quello, anche perché le teste di di chi ci dirigeva erano ben più salate rispetto alle nostre… Noi eravamo gli attori principali ma la regia dietro le quinte pretendeva tutto tranne un possibile accordo in corsa.

Come nella straordinaria tappa del Tour che lei dominò al Sestriere nel '92. Con lei in fuga, a tirare fu proprio la Gatorade di Bugno che in quel modo aiutò Indurain, allora maglia gialla. Non si arrabbiò?
Sì, non tirò sempre ma tirò in un momento particolare della corsa. Erano strategie di squadra, completamente diverse l'una dall'altra. Ma dava fastidio, eh: il fastidio era che c'era Indurain nel gruppo e che lo si portava in carrozza, ovviamente. Quello, mi ha dato fastidio. Quando ho sentito che tirava la Gatorade, ovviamente ho accelerato anch'io davanti. Mi sono trovato per caso in quella fuga e anch'io ho dato un'accelerata, dovevo gestire la situazione.

Ne avete mai discusso con Gianni oggi, a distanza di anni?
Quando con Gianni si parla di questo e di altri momenti, giustamente si dice sempre "Beh, io facevo la mia corsa, tu facevi la tua". La mia strategia era quella di far fuori Gianni e la sua di far fuori Indurain.

Miguel Indurain e Claudio Chiappucci col trofeo del Giro d'Italia: lo spagnolo ne vinse 2, nel 92 davanti al Diablo e nel 93' (Chiappucci 3°)
Miguel Indurain e Claudio Chiappucci col trofeo del Giro d'Italia: lo spagnolo ne vinse 2, nel 92 davanti al Diablo e nel 93′ (Chiappucci 3°)

Un Indurain che era anche padrone delle cronometro. Senza quelle, Chiappucci avrebbe conquistato qualcosa in più?
Forse, ma c'era Indurain. Non ci fosse stato lui, io in cronometro non sarei stato così malvagio. I miei risultati a cronometro non sono poi così da straccione. Mi ricordo soprattutto all'ultima cronometro, a Milano al Giro d'Italia. Lui partiva dietro me e c'era anche questo fastidio: spesso e volentieri arrivava dietro di me, lui aveva un punto di riferimento, io no. In quell'occasione, mi riprese a cronometro e tutti ne parlarono come fosse una vergogna… A Milano ero in maglia verde, poi mancavano solo 9 km all'arrivo e infine chiusi col quarto tempo a pochissimo dal secondo. Eppure la notizia era ‘Chiappucci è stato ripreso e superato da Indurain'. Queste sono le cose che mi hanno fatto sempre incazzare.

Cioè?
Perché facevano sempre dei riferimenti come se fossi totalmente inferiore a lui, senza valutare ciò che stavo facendo. Ma io non sono mai stato così tanto inferiore a Indurain. Eppure, ancora oggi se ne parla… Va bene, mi hai ripreso e allora? Non capisco perché oggi giorno quando uno viene ripreso in crono nessuno fa le stesse considerazioni, la dipingono come una cosa normale… Io invece no, ero inferiore, venivo superato…

Quindi, ce l'avevano con lei?
Sicuramente perché davo da parlare e allora andava bene anche darmi contro. Ero sempre una notizia nel bene e nel male.

Senta, le Classiche Monumento: si è divertito a vedere l'ultima Sanremo?
L'ho vista, bella, ma alla fine è andato come ci si aspettava. Non è che sia stata una sorpresa… Tutti dicono Grande Sanremo ma non c'è stata la sorpresa. Certo, l'inserimento di Ganna è stato importante, ci si aspettava che poteva fare una Sanremo, diciamo, da terzo incomodo sui due che alla fine se la sono giocata. Ma erano anche i due che ti aspettavi. Giusto?

Pogacar a suo avviso ha fatto tutto il possibile o ha sbagliato qualcosa?
Ti dirò: mi è sembrato che Pogacar avesse meno progressione del solito. Dove fa male non è nello scatto. E' poi nella progressione, dove gli altri calano e lui è ancora lì. Mi è sembrato che scattasse per poi non riuscire a tenere quella progressione che ha fatto sempre male in altre situazioni. Tanto che Van der Poel è uno scattista e come hai visto non si è staccato… Anzi, è stato lui anche a contrattaccare ed è lì che ho capito che non ce n'era. Si sapeva che sulla Cipressa ci avrebbe provato e lo ha fatto: ha staccato tutti ma non Van der Poel.

Alle porte ora c'è un'altra sfida tra i due, la Parigi – Roubaix. Lei l'ha corsa due volte, che ricordi ha?
Due volte sole, sì, ma io un anno sono stato il primo degli italiani anche… Nell'89, 28º. Un ottimo risultato. E pensare che io la Roubaix non l'ho mai preparata.

Cioé?
L'obiettivo mio era di fare la Roubaix per un altro scopo: era quello di sapermi destreggiare al meglio sul pavé perché c'erano le tappe al Tour col pavé. Quindi sapevo benissimo che non preparavo quella corsa per farla, nonostante io venissi dal ciclocross. Mi serviva proprio per destreggiarmi sul pavé.

Claudio Chiappucci con due delle maglie più prestigiose del ciclismo mondiale conquistate al Tour: la maglia gialla e la maglia a pois
Claudio Chiappucci con due delle maglie più prestigiose del ciclismo mondiale conquistate al Tour: la maglia gialla e la maglia a pois

E che ricordi ha di quell'Inferno del Nord?
Intanto con quelle bici con cui correvamo noi era mille e mille volte più complicato, rispetto a quelle di oggi. Super ammortizzate, super leggere con le gomme larghe. I ricordi più importanti che ho erano i dolori che avevo per giorni: alle spalle, braccia, gambe. Era davvero massacrante.

Ancor più rispetto ad oggi, dunque?
Difficile dire se oggi è meglio o se ieri era peggio. Una cosa è certa: ultimamente sono anche fortunati che riescono a trovare la Primavera sempre bella, adesso. Io ho sempre odiato abbastanza il Belgio proprio per questo motivo, perché andavi in Belgio e in un attimo il sole spariva e faceva sempre freddo, poteva nevicare o piovere da un momento all'altro. Ho fatto la Liegi o il Fiandre con la neve, quindi era molto più massacrante la corsa.

Ma l'ultimo italiano a vincere la Roubaix, Colbrelli arrivò che fu una maschera di fango…
Certo, vero quando ha vinto Colbrelli aveva piovuto tutto il tempo, ma stiamo parlando di una gara che si correva a ottobre, non è comparabile con quelle che normalmente fanno adesso. Più che il nostro Inferno del Nord, oggi mi sembra più un Purgatorio del Nord…

A proposito di Roubaix, si dice che a Pogacar servirà un'alleanza, magari con van Aert, per fermare Van der Poel. Possibile?
Mah, un punto di domanda è lo stesso van Aert: non lo vedo in grande condizione, il suo è un po' un inizio silenzioso quindi ho dei dubbi che riesca a fare la differenza. Poi proprio alla Roubaix allearsi è praticamente impossibile, peggio che in altre corse.

Perché?
Quando sei là davanti non ti puoi permettere altri pensieri e il pavé va preso davanti. C'è da capire che in una Parigi-Roubaix, tutti i settori in pavé ogni volta rappresentano una volata. Ecco perché poi ci si spegne alla fine, perché ogni settore significa entrare cercare di entrare davanti. Diventa un imbuto, non vedi davanti, si creano i buchi, se sei dietro devi rientrare e la paghi: la lotta principale è mentale, stare sempre davanti e evitare tutto il resto.

Se avesse un euro da puntare, su chi lo metterebbe?
Il Van der Poel attuale fa paura: non so se riuscirà a tenere la medesima condizione ma credo sì. Non si fa vedere tanto, non parla tanto, però quando c'è l'appuntamento arriva. Poi chiuderà la stagione, dunque per lui è uno degli obiettivi più importanti che non si lascerà sfuggire.

E gli italiani?
Al momento c'è Ganna, ma è la prima volta che che corre con questa condizione, non so se reggerà ancora. L'unico in cui possiamo sperare ancora è Ganna, potrebbe darci qualche soddisfazione. Appare veramente deciso a fare bene in queste classiche, ha fatto scelte ponderate. Cosa potrà fare? Non può rincorrere corridori molto più forti di lui, quindi forse è meglio che li anticipi. Dopotutto esiste il detto per cui la miglior difesa è l'attacco. E io ne so qualcosa: tante volte ho corso d'anticipo anche alla Roubaix,  sono entrato nella foresta di Aleppo davanti, in fuga. Proprio per evitare i più forti, evitare le cadute, che poi comunque una volta sono caduto mentre eravamo in fuga… figurati in gruppo cosa succede.

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