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Thiago Motta ha capito qual è il male della sua Juventus: “È sempre la stessa storia”

Lo sfogo dell’allenatore dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia porta alla luce una profonda insofferenza. Non ce la fa più: “perché sì… perché no… ha fatto o non ha fatto… prima, dopo… sono tutte cag*te”. La verità è un’altra.
A cura di Maurizio De Santis
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Lo sfogo di Thiago Motta dopo la cocente eliminazione dalla Coppa Italia ai rigori alimenta il fragore del tonfo. Cos'è la Juve fatta fuori dall'Empoli, che per oltre un'ora detta calcio a Torino, sfiora il raddoppio in più occasioni e poi riesce addirittura a passare dal dischetto, è nella parola che l'allenatore ha pronunciato più volte, per rabbia e in maniera compulsiva, in conferenza stampa. "Vergogna", per un motivo essenziale: non si può andare in campo con quell'atteggiamento poco famelico, non è mai ammissibile. Figurarsi se può tenerlo una squadra come quella bianconera per la quale vincere è (o dovrebbe essere, secondo un adagio caro alla vecchia signora) l'unica cosa che conta.

Lo ha capito lo stesso allenatore che fino a qualche tempo fa parlava di successo "che non deve essere un'ossessione" e oggi si prende – giustamente – la propria porzione di responsabilità quanto a incapacità di trasmettere un certo tipo di mentalità, "l'importanza di giocare una partita di questo genere con la maglia della Juventus".

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E aggiunge un altro concetto altrettanto forte: il "pretendere senza dare niente" che è una frustata ulteriore riservata ai calciatori. Qualunque cosa passa attraverso i meriti (e i risultati) del campo, null'altro conta. C'è ancora un'altra sfumatura del ragionamento posto da Motta: l'insofferenza che palesa dinanzi all'ennesimo accenno al surplus d'impegni, alla necessità/opportunità di fare turnover, alla possibilità di dare maggiore spazio a chi non ne ha avuto molto finora.

L'avvilimento del tecnico è palese: "È sempre la stessa storia… sempre la stessa storia – ha spiegato a un giornalista che aveva posto l'accento sulle scelte di formazione -, perché sì… perché no… ha fatto o non ha fatto… prima, dopo… sono tutte cag*te". E torna all'assunto iniziale: "Manca atteggiamento, manca comportamento di squadra vera. Questo è ciò che è mancato in campo, da parte di tutti".

Nessuno si senta offeso, né escluso. Per la prima volta nel corso della stagione Motta ha vuotato il sacco. Se proprio deve andar via dalla Juve, allora lo farà senza più essere parafulmine di qualcuno. Non ci sono al momento notizie di scossoni improvvisi e soluzioni finali anticipate anche perché in ballo c'è ancora l'esigenza di consolidare almeno il quarto posto che vale la partecipazione alla prossima edizione della Champions. Mancarla sarebbe esiziale, un disastro immane rispetto a quanto non sia accaduto già per la piega che ha preso quest'annata balorda, deludente. "Non c'è nessuno che possa dire che ha dato il suo massimo. Tutto il resto è riempire le cose, non c'entra niente". 

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