Stellone: “Tra Roma e Lazio mio padre scelse la Lodigiani. Ho avuto 8 operazioni ma ho sempre reagito”

Roberto Stellone è il timoniere di una delle più grandi sorprese della Serie C. Allena la Vis Pesaro dallo scorso anno e dopo aver raggiunto la salvezza, subentrando a stagione in corso, l'allenatore romano ha finalmente preso una squadra in mano dal ritiro e i risultati sono tutti dalla sua parte: salvezza centrata a gennaio e zona play-off piena per la squadra marchigiana.
Ex bomber con le maglie di Napoli, Torino, Genoa, Lecce e Frosinone; Stellone ha iniziato ad allenare prestissimo, a 33 anni, e si è conquistato la Serie A sul campo con i ciociari: dopo quell'esperienza la massima categoria non l'ha più toccata ma ha una grane voglia di riprovarci.
A Fanpage.it Roberto Stellone ha raccontato il grande lavoro fatto con la Vis Pesaro, il modo in cui è cambiato nel corso degli anni come allenatore e ha analizzato alcuni momenti della sua carriera da calciatore dalla Lodigiani al gol alla Juventus fino all'infortunio che gli impedì di partire in ritiro con il Parma di Malesani.

Stellone sta facendo un grande lavoro da quando è arrivato alla Vis Pesaro: dopo aver raggiunto la salvezza, dove avete fissato l’asticella ora?
"L’obiettivo iniziale era la salvezza e l’abbiamo raggiunta a gennaio, ma con i risultati positivi sono cambiate le prospettive. Ci è capitato di non vincere per qualche partita ma abbiamo lavorato perché ci vogliamo migliorare sempre. In questo momento vogliamo piazzarci nel modo migliore possibile ai play-off, perché cambia molto nella griglia. Il nostro obiettivo deve sempre essere la partita successiva fino al termine del torneo. Poi capiremo dove siamo arrivati e che percorso abbiamo fatto".
Ha allenato in Serie C a più riprese nel corso della sua carriera: la categoria è cambiata negli anni o è rimasta la stessa?
"Io sto facendo quest’anno a Pesaro e posso parlare per le mie esperienze. Tre anni fa sono stato ad Arezzo, mancando la salvezza pur avendo fatto 30 punti nel girone di ritorno ma le cose si erano messe male prima, e prima Frosinone, dove facemmo un settimo posto e poi vincemmo il campionato. Facendoti un paragone più con quella Serie C lì che con quella di tre anni fa per me ci sono più squadre forti ora, almeno nel girone B. Il campionato è difficile perché è aumentata anche la qualità degli allenatori, ci sono squadre che giocano bene e c’è molto equilibrio: le prime possono perdere con le ultime e dalla zona salvezza ai play-off ci sono pochi punti. In un attimo ti puoi trovare a lottare per salire o per non retrocedere".
Ha iniziato ad allenare a 33 anni e si è conquistato la Serie A sul campo: Stellone la vorrebbe un’altra occasione in Serie A?
“Sono quindici anni che alleno. Sono partito forte a Frosinone con un progetto buonissimo a livello di giovani e abbiamo fatto un doppio salto. Naturalmente il mio obiettivo è quello di tornare in A. Negli ultimi anni ho alternato cose positive a cose meno buone ma fa parte di questo lavoro. Sono pochi quelli che per dieci anni ottengono sempre successi ma bisogna trovarsi in ambienti giusti e situazioni confortevoli. Non mi capitava di allenare dall’inizio da Bari e dopo nove anni ripartivo dalla preparazione, il ritiro, lavorando sulla squadra… cambia completamente il lavoro. Negli ultimi nove anni sono sempre subentrato in alcuni casi è andato bene e in altri un po’ meno: quando entri in corsa non sai mai cosa ti aspetta con tutte le partite che puoi vedere ma c’è sempre un lavoro diverso sul campo. Prendere una squadra quando non l’hai costruita non è semplice perché non sai dove devi andare a mettere le mani per evitare di peggiorare le cose. Spesso non si valuta nel modo giusto questa cosa".

Stellone ha iniziato la sua carriera da allenatore prediligendo la difesa a 4 e ali larghissime mentre ora gioca un 3-4-1-2, o 3-4-2-1 a seconda degli interpreti: è una questione di uomini o è cambiata l’idea che aveva?
"Nei primi anni mi piaceva molto il 4-3-3 ma vincemmo due campionato, secondo me giocando anche peggio, con il 4-4-2. Quando sei così giovane e vinci i campionati pensi di non poter uscire da quell’idea ma negli anni sono cambiate diverse cose. Oggi è più un discorso di equilibrio, di riempire gli spazi, di attaccare con certo numero di uomini e difendere in un altro modo. Oppure avere delle idee precise quando riconquisti palla in una determinata posizione del campo. È più una questione di compiti perché, ti dico, quando un centrocampista si abbassa ad impostare diventiamo 4 dietro e quando lo stesso accade quando ha palla il portiere loro e non a 5. Dipende dalle situazioni e sono sempre pronto a cambiare in base agli uomini ma quello che conta sono le interpretazioni e le scelte che fanno i giocatori. Queste sono le cose che fanno la differenza".
Prima di diventare allenatore, Stellone è stato un bomber…
"Sì, ma potevo farne di più e ne ho fatti molti in Serie B. Ho dovuto fare i conti con qualche infortunio di troppo ma ho avuto il piacere di giocare in piazze importanti, vincendo 4 campionati di Serie B e togliendomi qualche soddisfazione anche in A".

A proposito di piazze importanti, che ricordi ha della sua esperienza a Napoli?
"Ero giovane e vincemmo il campionato per tornare in Serie A. Fu bellissimo. Il gol al debutto contro la Juventus. Tanti anni ricchi di gioie e anche dolori, visto che purtroppo mi sono fatto male spesso. Mi hanno fatto crescere come uomo e come calciatore".
Stellone è stato uno dei simboli della promozione del Genoa poi cancellata per lo ‘scandalo della valigetta’.
"Facemmo un campionato strepitoso ma poi ci fu la penalizzazione. Feci 17 gol senza rigori e giocavo in coppia con Milito. Sotto la guida di mister Cosmi facemmo un grande anno ma finì in malo modo. Un vero peccato".
Anche al Torino e con la maglia granata Stellone lasciò insegno a modo suo…
"Torino altra piazza importantissima e anche lì vincemmo il campionato per salire in A. Anni belli, anche lì con molti problemi fisici".
C’è un gol a cui Stellone è più affezionato di altri?
"Il gol a Napoli in Serie A contro la Juventus. Avevo 23 anni e sembrava l’inizio di un’annata bellissima. C’erano 70mila persone allo stadio e fu una gioia incredibile nonostante la sconfitta finale per 2-1".

Il momento più brutto che ha vissuto da calciatore?
"Sicuramente quelli degli infortuni. Già a Lucca, quando ero nel giro della Nazionale Under 21 di Tardelli, mi ruppi il tendine d’Achille e rimasi fermo tutto l’anno. Dovevo partire in ritiro con il Parma di Malesani, con cui ho fatto un paio dei mesi di allenamenti. Quello fu un anno triste ma a livello mentale ho sempre reagito ad ogni operazione, io ne ho avute otto e non mi sono mai fermato. Anche a Napoli fu dura perché mi feci male all’inizio della stagione e mi fermai tutto l’anno, con la squadra che retrocesse e dovetti ripartire anche io dalla B".
Stellone è stato anche un ‘bomber di provincia' per una parte della sua carriera: esistono ancora?
"Forse ti direi Massimo Coda della Sampdoria".
Lei iniziò il suo percorso calcistico nella Lodigiani: che cosa voleva dire passare di lì in quegli anni a Roma?
"Per un ragazzo di Roma il sogno è sempre quello di giocare alla Roma o alla Lazio. Io a 10 anni ero partito a Ciampino e mi volevano entrambe ma mio padre mi mandò alla Lodigiani, perché in quegli anni sfornavano più giocatori rispetto alle altre due più blasonate. Avevano il settore giovanile più importante del Lazio e lavoravano benissimo con i ragazzi, che poi vendevano e facevano cassa. La Lodigiani aveva la Borghesiana come centro sportivo e all’epoca era considerato come il Viola Park oggi. Ci andava la Nazionale e qualche volta anche la Lazio, quando Formello non era ancora completato. Era un posto incredibile tra campi, hotel e tutto il resto. Stavano veramente avanti".