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Signorini a Fanpage.it: “Messi-Inter? Non lascerà la comfort-zone, non ama l’avventura come Diego”

Ai microfoni di Fanpage.it Fernando Signorini, storico preparatore atletico personale di Diego Armando Maradona, ha ricordato il Mondiale in Italia a distanza di trent’anni, l’epopea maradoniana a Napoli eleggendo i suoi momenti preferiti e ha esposto il suo pensiero sul paragone tra El Pibe de Oro e Lionel Messi.
A cura di Vito Lamorte
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"In Argentina nessuno pensa che Leo possa lasciare il Barcellona perché è sua casa". Sono queste le parole di Fernando Signorini, storico preparatore atletico personale di Diego Armando Maradona durante gli anni di Napoli e della Nazionale argentina e chiamato dal Pibe de Oro nel 2010 per la Coppa del Mondo in Sudafrica, sulle voci di mercato che riguardano Lionel Messi e l'Inter. A Fanpage.it il preparatore atletico con quattro campionati del modo sulle spalle (Messico 1986, Italia 1990, USA 1994, Sudafrica 2010) ha parlato a distanza di trent'anni del Mondiale italiano, del secondo scudetto del Napoli e dell'epopea maradoniana sotto il Vesuvio, oltre ad esporre il suo pensiero sul paragone tra El Diez e Messi.

Sono passati trent’anni da Italia ’90: quali sono i suoi ricordi più belli di quel periodo?
“Il più bello sicuramente è quello della partita del San Paolo contro l’Italia perché tutte le connotazioni che la riguardavano l'hanno trasformata in una gara epica e indimenticabile. Secondo me fu uno dei punti più alti di un torneo che non fu di altissimo livello e che, secondo me, non meritava nemmeno un vincitore”.

È vero che un giornalista italiano il giorno dopo Italia-Argentina disse "poveri gli argentini che giocheranno da noi il prossimo anno"?
"Fu una affermazione molto forte per tutto quello che è successo dopo. L’unico che aveva avuto già discussioni e momento tesi prima era Maradona, che aveva dato molto fastidio con le sue parole a chi governava il calcio, ma così come per Caniggia si è trattato di fatti tutti provati. Quello che fa riflettere è l’ipocrisia che gira intorno al mondo del calcio perché, non so per Caniggia, ma quello che succedeva a Diego si sapeva già prima e senza dubbio hanno fatto di tutto per spremere bene il limone prima di farlo arrivare alla fine e poi buttarlo via, come accadde in definitiva contro il Bari".

Sono trent’anni anche dal secondo scudetto di Maradona a Napoli e poco tempo fa, nel documentario di Kapadia Corrado Ferlaino disse di essere stato “il carceriere di Maradona”. Crede che lasciarlo andare sarebbe stata la scelta migliore per la vita di Diego?
“Credo che è andata proprio così. Diego aveva firmato un contratto però, per buon senso, quando un giocatore chiede di andare via è più intelligente farlo andare e non trattenerlo contro la sua volontà. Allo stesso tempo bisogna dire che Ferlaino doveva curare gli interessi del Napoli e con Diego la squadra aveva più possibilità di raggiungere dei buoni risultati, oltre al fatto che in quel momento non c’eran calciatori che potevano minimamente avvicinarsi a quello che Maradona significava per il Napoli. Sono due facce della stessa vicenda”.

Quali sono i ricordi più belli che porta con sé del periodo maradoniano a Napoli?
“Io credo che, a dispetto di ciò che si dice sempre, il miglior anno di Diego a Napoli è stato il primo, perché la squadra non era forte e lui fece un campionato straordinario nonostante il livello del gruppo al suo fianco. Lui e Bertoni fecero meglio a livello realizzativo di Boniek e Platini della Juventus e nel girone di ritorno il Napoli fece più punti del Verona che vinse il titolo. Diego fece un grande campionato e a partire degli anni successivi, con calciatori di un livello maggiore, divenne una squadra molto più forte e pericolosa. Un’altra grande partita fu quella contro il Bayern Monaco in Coppa Uefa, quando i tedeschi pensavano di passare il turno facilmente e andare in finale; e il ritorno contro il Real Madrid in Coppa dei Campioni, quando il Napoli è stato vicino al 2-0 e poi ha subito il pareggio. Fu una gara molto sfortunata. Il calcio è così, a volte meriti ma le cose non vanno bene e altre volte il contrario”.

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Lei ha avuto a che fare con Messi durante la sua ultima parentesi nella Seleccìon e nelle ultime settimane la Pulce è stata accostata diverse volte all’Inter: come si vive questa ipotesi in Argentina?
“Qui nessuno pensa che Leo possa lasciare il Barcellona perché è sua casa, sta completamente immerso lì e lui è un calciatore molto “familiare” e non ha spirito di avventura come Diego. Non credo che uscirà dalla sua comfort-zone e comunque per lui sarebbe poco intelligente a questo punto della sua carriera, né per l’Inter né per altri club. Io credo che se il Barça migliorerà la sua squadra con qualche calciatore rimarrà lì senza dubbio“.

Se mai dovesse accadere, lei pensa che Messi potrebbe dare alla Serie A una scossa come la diede Diego al suo arrivo?
“Non è assolutamente paragonabile in nessun modo. Se lui va al Napoli o al Bari, oppure a una squadra che ha vinto poco allora sì. Ma se va all’Inter o alla Juve continuerà a vincere come ha fatto finora, Il Napoli fino a quando è arrivato Diego aveva vinto poco o nulla e dopo è diventata una squadra con un grande appeal. Lo stesso Maradona se fosse andato alla Juventus avrebbe vinto molto di più ma non sarebbe entrato bella leggenda come lo è ora”.

Lei che ha avuto a che fare con entrambi può dirci se davvero Maradona e Messi hanno davvero qualcosa in comune, di simile, oppure sono solo delle fantasie giornalistiche?
“Hanno molti punti in comune, soprattutto nel gioco, ma a differenziarli maggiormente è il carattere: Diego era un leader carismatico, un ribelle difficile da gestire, mentre Leo ha altre origini e ha un temperamento meno esplosivo ma negli ultimi due anni ha mostrato un atteggiamento diverso e sta portando avanti un processo di maturazione che Maradona fece molto prima di lui per necessità“.

Continua a seguire il calcio italiano?
“Non mi piace guardare campionato in cui si sa chi vince prima di iniziare. La Juventus vince da nove anni, così come il Bayern Monaco in Germania da 8 anni. Nelle principali leghe del mondo ci sono delle supremazie di due/tre club sugli altri che non mi piacciono. In Spagna su 10 campionati 5 li vince il Real e 5 il Barcellona, in Francia vince sempre il PSG. In questo modo l’interesse per il calcio si spegne perché si sa già prima chi vince. Senza parlare del fatto che spesso alcuni episodi arbitrali vanno a vantaggio di queste squadre più forti e questo aumenta ancora la differenza. In questo momento il miglior campionato è la Premier League. Ad esempio, in Italia in questo ultimo campionato è molto più da prendere in considerazione quello che ha fatto l’Atalanta e non la Juventus che ha vinto il titolo. Poi come sempre accade il pesce grande mangia il piccolo ma non si non applaudire tutto quello che ha fatto l’Atalanta”.

Com’è la situazione in Argentina per il Coronavirus? In questi giorni riprenderanno anche gli allenamenti dei club di Primera?
“Siamo in una situazione molto difficile perché la curva di contagi sale sempre e ci sono ogni giorni nuovi morti e contagiati. Lunedì riprenderanno ad allenarsi di nuovo le squadre professionistiche ed è incomprensibile perché fino ad ora non è stato fatto prima che i numeri erano migliori di adesso? La verità è che i vertici del calcio privilegiano altre situazioni alla salute pubblica. C’è molta incertezza”.

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