video suggerito
video suggerito

Sandro Tonali senza telefonino per 6 mesi: adesso lo ha riavuto, ma è cambiato tutto

Sandro Tonali racconta la sua disintossicazione dal gioco, l’uso completamente cambiato del telefonino e gli incontri nelle fabbriche: “È stato un lavoro di recupero difficile, oggi per fortuna sono diverso”.
A cura di Paolo Fiorenza
17 CONDIVISIONI
Immagine

Amatissimo dai tifosi del Newcastle, pilastro della squadra di Eddie Howe, Sandro Tonali si è ricostruito completamente in Inghilterra, dopo che la sua carriera – e prima ancora la sua vita – era finita nel buco nero delle scommesse. Una dipendenza che si era divorato tutto, portandolo in un abisso scoperchiato dall'inchiesta della Procura di Torino, con la successiva condanna sul piano sportivo a 18 mesi di squalifica, di cui 10 di assenza dai campi e altri 8 da scontare in prescrizioni alternative, fra cui un percorso riabilitativo obbligatorio contro la ludopatia e incontri pubblici per sensibilizzare sul tema. In questo tragitto verso la libertà dai propri demoni, un passaggio decisivo è stato l'abbandono forzato del telefonino, lo strumento cui era perennemente attaccato per scommettere compulsivamente e controllare i risultati: "Nell'ultimo anno non l'ho avuto per 6 mesi. Certo ho provato un senso di libertà: la sensazione di essere a posto anche senza".

Adesso che ha riavuto il suo smartphone, peraltro per il 24enne centrocampista di Lodi è cambiato tutto nel suo utilizzo: "Prima non potevo fare da stanza a stanza, oggi lo prendo quando esco di casa e lo lascio rientrando. Lo riprendo solo se mi chiamano mamma, papà o qualche mio familiare. E coi social il rapporto è minimo".

Sandro Tonali esulta dopo aver segnato in Southampton-Newcastle lo scorso 25 gennaio
Sandro Tonali esulta dopo aver segnato in Southampton-Newcastle lo scorso 25 gennaio

La nuova vita di Sandro Tonali dopo essersi disintossicato dal gioco: "Oggi per fortuna sono diverso"

Oggi di quel Tonali perso nel tunnel del gioco non c'è più traccia, il macigno che gli mangiava cuore e anima per tutte le sue giornate si è frantumato: "Non è esagerato parlare di una prima e di una seconda vita – racconta l'ex milanista a Repubblica – Il mio stile di vita era negativo. Ero chiuso con tutti e questo mi faceva cambiare comportamento: anche con le persone che mi volevano bene e alle quali volevo bene. Ero così sia al campo di allenamento sia a casa, con amici e familiari. Oggi, per fortuna, sono diverso. Scommettere è diventata un'abitudine a 17-18 anni. E la normalità quando ha cominciato a prendermi tanto tempo. Il fatto che fosse online mi oscurava da tutto, mi chiudevo nel mio guscio".

Tonali spiega che quando si è dentro il vortice del gioco rendersene conto è molto difficile: "Credo in realtà di non avere mai avuto la consapevolezza della dipendenza. Quando una persona si ritrova in una situazione del genere, è difficile chiederle se è malata. Ti dirà sempre di no. Anche se sente che non è così. Non può pensare di avere quel problema, quindi tende a nasconderlo. Di solito lo si capisce nel momento in cui si perde qualcosa: famiglia, lavoro, stipendio. Invece nel mio caso la disponibilità economica non mi ha fatto accorgere della serietà della cosa. È stato un lavoro di recupero difficile. Non potevo prendere farmaci specifici, perché col 95% di quelli sarei risultato positivo all'antidoping, così è stato tutto un percorso mentale: durato mesi, con psicologo e psichiatra".

Tonali con Eddie Howe, che lo considera un pilastro del suo Newcastle
Tonali con Eddie Howe, che lo considera un pilastro del suo Newcastle

L'incontro toccante in una fabbrica di Newcastle: "Erano ludopatici da anni"

Tra gli incontri avuti in pubblico per parlare della sua esperienza, ce n'è uno che il nazionale azzurro non può dimenticare: "A  Newcastle, in una fabbrica che produce coperture per i tubi del gas nell'oceano. Ci sono andato perché in Inghilterra il gioco d’azzardo è molto diffuso. C'è stato chi mi ha detto, a diversi mesi dalla squalifica: ‘Ho smesso di scommettere per quello che è successo a te'. Erano ludopatici da anni. Un italiano mi ha raccontato che un dipendente guadagna 2000 sterline al mese, ma a volte ha bisogno di fare gli straordinari per mantenere la famiglia: butta troppi soldi nel gioco. Chi sono oggi? Uno che riesce a parlare con tutti: con chi ha bisogno di aiuto e con chi non ne ha. Una persona più disponibile e generosa. Non più solo dentro il campo".

17 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views