Brescia e Genoa segnano più del Milan. Ecco perché Ibra non basta e serve cambiare modulo
L'ennesima grande delusione, la terza consecutiva dopo il pareggio con il Sassuolo e l'umiliazione di Bergamo, ha inaugurato il 2020 del Milan di Stefano Pioli. Non contenti di aver rovinato la festa dei 120 anni, celebrata in contemporanea al match con i neroverdi, Romagnoli e compagni hanno mandato all'aria anche quella del debutto di Zlatan Ibrahimovic: messo sotto contratto in fretta e furia per ridare un'anima ad una squadra apparsa senza nerbo anche contro la Sampdoria.
Al netto dei primi 35 minuti dello svedese, comunque confortanti per essere un 38enne fermo da tre mesi, il Milan ha infatti confermato tutti i suoi più grandi limiti. Nonostante il cambio d'allenatore, la squadra continua ad interpretare le partite nel modo sbagliato. "Manca la qualità" ha spiegato Pioli dopo aver pareggiato con i blucerchiati. Niente di più vero, così come corrispondono a verità gli appunti che critica e tifosi muovono al Milan ogni domenica: gioco che non decolla, manovra lenta, poca personalità e poca cattiveria sotto porta e un modulo che continua a lasciare grandi dubbi.
Il Milan ha il quart'ultimo attacco del campionato
La sterilità del suo reparto offensivo, che ha fatto dell'attacco rossonero il quart'ultimo del campionato (peggio hanno fatto solo Udinese, Sampdoria e Spal), ha infatti nuovamente riportato alla luce i grandi problemi del 4-3-3 milanista: enfatizzati da due esterni che non vedono mai la porta e che non riescono mai ad alimentare la punta centrale. Uno dei due, ovvero Suso, è inoltre diventato un equivoco tattico che sta condizionando da molto tempo il gioco rossonero. Lo spagnolo non è più un valore aggiunto, ma un limite. Con lui in campo, salvo qualche tentativo estivo di Giampaolo, il Milan è ‘costretto' a giocare con il 4-3-3 penalizzando di fatto la punta centrale: spesso e volentieri abbandonata dai due esterni e quasi mai rifornita con assist vincenti.
Una seconda punta a fianco di Ibrahimovic
Di fronte a questo male che sembra incurabile, e che ha colpito tutti i centravanti arrivati dopo Filippo Inzaghi, il Milan è dunque chiamato a cambiare in fretta registro e modulo. L'alternativa più convincente potrebbe essere quel 3-5-2 già ipotizzato da Giampaolo prima e da Pioli poi, ma mai messo in pratica per mancanza di giocatori in grado di interpretarlo al meglio. Con il possibile arrivo di Todibo, difensore che permetterebbe al Diavolo di scendere in campo con questo modulo, tutto potrebbe invece cambiare. E la novità più grande sarebbe quella di un partner d'attacco per Ibrahimovic: soluzione obbligatoria se si vuol tornare a segnare e a vincere le partite.