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Meunier: “Conosco calciatori che non giocherebbero con chi si dichiara omosessuale”

Il difensore del Belgio, Thomas Meunier, punta il dito in conferenza stampa con un mondo del calcio ancora “fermo al Medioevo” per i pregiudizi sull’orientamento sessuale. Stoccata anche alla Uefa: “Per cambiare le cose non basta solo lo slogan ‘no al razzismo’ ma servono anche gesti concreti. Mi spiace per la decisione sullo stadio di Monaco”.
A cura di Maurizio De Santis
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Omofobia. Pregiudizio. Arretratezza culturale e mentalità retrograda. Thomas Meunier non ha alcuna remore nel farvi riferimento in conferenza stampa, ribadendo come il calcio sia molto indietro dinanzi a tematiche come orientamento sessuale e accettazione della diversità. Il difensore del Borussia Dortmund e del Belgio lo censura – senza risparmiare critiche alla stessa Uefa – e ammette che, considerata la situazione attuale, sarebbe meglio se "i giocatori gay non uscissero allo scoperto per il loro bene" e "conosco calciatori che non giocherebbero con altri che hanno fatto coming out".

Due frasi shock ma drammaticamente reali, che alimentano polemiche rispetto a quanto accaduto in questi giorni. La posizione assunta dalla Federazione continentale, che ha detto no alla possibilità di illuminare lo stadio di Monaco di Baviera con i colori della bandiera arcobaleno, ha fatto discutere. E a nulla sono serviti sia la precisazione (quell'atto sarebbe stato un gesto di tipo politico rivolto alle scelte del parlamento magiaro e del premier, Orban) sia l'esibizione del logo con le sfumature simboliche della freedom flag a sostegno dei diritti LGTBQI.

Ai calciatori gay dico di non uscire allo allo scoperto perché le persone sono stupide. Molti non sono pronti ancora e hanno una mentalità poco sviluppata da questo punto di vista. Anche all'interno di alcune squadre, conosco giocatori che si rifiuterebbero di giocare con altri che hanno fatto coming out. Meglio che la situazione rimanga così com'è, per il loro bene.

Il difensore belga ha puntato l'indice anche contro l'Uefa che non ha autorizzato la colorazione iconica dell'Allianz Arena. E la motivazione che quel sì sarebbe stata una violazione del regolamento non ha convinto affatto. Per la Federazione sarebbe stato come legittimare un atto politico e di protesta contro la legge approvata dal parlamento ungherese che vieta anche di parlare di omosessualità nei programmi scolastici.

È come se fossimo ancora nel Medioevo – ha aggiunto Meunier -. E mi spiace quanto accaduto anche in relazione alla decisione della Uefa. Per cambiare le cose non basta solo lo slogan ‘no al razzismo'. C'è bisogno anche di atti concreti. Bisogna reagire. Penso che molti abbiano paura di farlo. Per me, invece, è necessario che le cose cambino.

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