Manolo Gabbiadini racconta il calcio negli Emirati Arabi: “Giochi anche davanti a 500 spettatori”

Da due anni Manolo Gabbiadini ha lasciato il calcio europei per trasferirsi negli Emirati Arabi: nel 2023 ha accettato la proposta dell'Al-Nasr ed è approdato in un campionato nuovo, dove i tifosi hanno una concezione del calcio completamente diversa. Nonostante le differenze ha deciso di fare questa scelta di vita che gli ha portato stabilità, sia per l'aspetto lavorativo che per quello personale grazie al sostegno della sua famiglia che ormai si è perfettamente ambientata.
Alla Gazzetta dello Sport l'ex attaccante di Sampdoria e Napoli ha raccontato cosa fa ora e come si trova dall'altra parte del mondo. Non è andato in Arabia Saudita, come tanti giocatori europei migrati lì e attratti da contratti faraonici, e in realtà avrebbe avuto un'altra occasione in Italia con la chiamata di Claudio Ranieri. Ma adesso non ha intenzione di spostarsi dagli Emirati dove è considerato come uno dei giocatori più forti di tutto il campionato.
Cosa fa ora Gabbiadini, gioca negli Emirati
Per diverso tempo è uscito fuori dai radar e tanti vecchi tifosi lo hanno perso di vista. Ma l'attaccante continua a giocare a calcio e ha segnare tanti gol con l'Al-Nasr negli Emirati Arabi dove si è trasferito dalla Sampdoria nel 2023: "È stata più una scelta di vita che sportiva. Ranieri mi voleva a Cagliari, ma non volevo aspettare gli ultimi giorni di mercato. È arrivata l’offerta dagli Emirati e a questo punto della mia carriera era giusto pensarci".

È approdato in un mondo nuovo, completamente diverso dal calcio europeo. L'affluenza dei tifosi allo stadio a volta è veramente strana e per Gabbiadini cresce la mancanza dell'atmosfera che ha vissuto in Italia: "Il livello è altalenante: ci sono partite belle e altre molto scadenti. Mi mancano i tifosi, l’atmosfera di Marassi e delle trasferte italiane. Qui giochi anche davanti a 500 spettatori, ma per le partite importanti si arriva a 30.000″.
Ci sono però anche gli aspetti positivi, come la routine diversa dal resto del mondo e degli orari molto flessibili. Gli allenamenti sono gestiti in base alle temperature che di giorno possono raggiungere picchi altissimi rendendo difficile il lavoro, ma le società non sono tanto fiscali sulla puntualità: "In Italia se arrivi un minuto tardi ti multano, qui se ritardi di due o tre minuti è normale. Ma poi in campo si dà sempre il massimo".