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Dopo Handanovic, i tifosi dell’Inter mortificano Correa: l’errore con il Bayern è una condanna

Ciò che è accaduto a San Siro in occasione del debutto Champions contro il Bayern Monaco, ha spinto a nuove feroci polemiche il popolo interista. Che dopo nemmeno un mese di partite non ne può più.
A cura di Alessio Pediglieri
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Il manifesto dell'esordio umiliante in Champions League dell'Inter è quello che ritrae Joaquin Correa a fine partita a testa bassa, solo e sconsolato, per poi alzare lo sguardo e guardarsi attorno in un San Siro che ha ricoperto di sonori fischi lui e i compagni, mentre i tedeschi andavano a festeggiare il 2-0 da trasferta che li catapulta in vetta al Girone C (insieme al Barcellona). Tutto perché qualche istante prima, l'argentino si era divorato la più colossale palla gol dell'intero match, calciando dozzinalmente il pallone senza nemmeno inquadrare lo specchio della porta di Neuer: e così, subito dopo il 90′ e nelle ore successive alla sconfitta (terza stagionale su sei giocate tra campionato e Champions) è stato preso di mira dai suoi stessi tifosi.

Non solo San Siro ha tributato il peggiore degli atteggiamenti che si possano riservare ai propri giocatori, con una pioggia di fischi riversatasi sul campo, ma anche sui social, la rabbia e la frustrazione degli interisti ha avuto il sopravvento di fronte ad una partita in cui è stato più che manifesta la supremazia del Bayern Monaco, che ha dato una lezione di calcio alla squadra di Inzaghi. Non solo Correa, la rabbia è piovuta anche su altri tristi protagonisti nerazzurri come Gosens, Gagliardini e anche lo stesso Inzaghi è stato preso di mira, reo di non aver saputo dare la scossa, non aver saputo leggere la gara per tempo, di essere "inadeguato" per il ruolo che ricopre.

Non ultimo, la mortificazione del "Tucu", che rappresenta lo sconsolante progetto del tecnico nerazzurro che un'estate fa lo richiese a gran voce, volendo al proprio cospetto a Milano dopo i trascorsi a Roma, con la maglia della Lazio. Un peccato originale che si è puntualmente presentato nel momento di maggior difficoltà dell'Inter e che l'imperdonabile errore all'82' ha evidenziato in tutta la sua gravità. L'occasione sbagliata, al di là di un incomprensibile impaccio tecnico dell'argentino da sempre tra i migliori con la palla tra i piedi, è la cartina di tornasole dell'attuale situazione psicologica dell'ambiente nerazzurro: sull'orlo di una crisi di nervi, che si covava già da tempo.

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Prima della partita contro il Bayern, il maremoto aveva già colpito le coste nerazzurre con il "caso" Handanovic, il capitano oramai inviso ai tifosi che lo considerano da tempo sul viale del tramonto ma su cui si ostina lo stesso Inzaghi, che lo schiera pur sempre titolare. Non al debutto in Champions con il tecnico che, vuoi per un ambiente sempre più pesante, vuoi per capire se effettivamente Onana sia in grado di essere un valido sostituto, ha inserito dal 1′ minuto il nazionale del Camerun autore di una buona prova complessiva. E in assenza del portiere sloveno, spesso capro espiatorio su cui riversare il proprio malumore, si è offerto sull'altare Correa che in poco meno di mezz'ora ha dato il peggio di se stesso ed è stato investito da una vera e propria "shit storm" social dai toni feroci e spietati. "Non ha smesso di perdere palloni e dimostrate grosse difficoltà nel controllo della palla", " Uno che non lotta mai e si rompe", "Ennesima marchetta all'allenatore di turno".

Questi solo i commenti più edulcorati, con i più che si soffermano anche su un altro aspetto, puntando l'indice direttamente sulla società. A conti fatti, l'arrivo di Joaquin Correa è stato tra i più cari degli ultimi tempi (un totale di 31 milioni, tra i 5 dell'iniziale prestito, 1 come bonus per la Champions e altri 25 in tre rate per il riscatto definitivo) senza mai incidere concretamente: l'anno scorso è sceso in campo in 36 occasioni per una media di 36 minuti a partita e quest'anno veleggia già su medie ancora più basse (28 minuti a partita). Troppo poco per spiegare l'investimento fatto, urlano i tifosi, che avvalorano la loro tesi anche prendendo a pretesto un altro giocatore attualmente involuto, Robin Gosens solo lo scorso gennaio osannato e oggi altro emblema della pessima gestione societaria. Il tedesco, arrivato con un obbligo di riscatto da 25 milioni, nella seconda parte dell'ultima stagione ha giocato 9 gare con una media in campo di 19 minuti e attualmente veleggia sui 28 minuti, dopo 6 presenze. Anche in questo caso, un investimento fallimentare che sommato al Tucu portano a 60 milioni la spesa nerazzurra.

"Se hai pochi soldi non prendi Correa e Gosens a 60 milioni, ma dei giovani" è il filo conduttore che ha animato le più forti critiche sui social perché proprio in uno dei momenti economici più difficili nella storia dell'Inter, sembra venire depauperato puntualmente ciò che si tenta di ricostruire con pazienza. E la rabbia sale a livelli sovrumani quando c'è chi ricorda il "braccino corto" utilizzato da Zhang nella trattativa per Dybala svincolato e per Bremer opzionato dallo scorso gennaio e lasciato alla Juve, la paura di cedere Skriniar al suo massimo storico (60 milioni) al PSG. Per poi vedersi arrivare l'ennesimo scudiero di Inzaghi, Francesco Acerbi, il cavallo di rientro (infortunato) Lukaku. E in campo (quando ci riescono) vedere sbagliare gli strapagati Correa e Gosens.

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