De Bruyne e le scorie del Covid: “A volte faccio un paio di scatti e lo sento ancora addosso”
Il Covid fa paura. La crescita esponenziale dei contagi in Inghilterra ha riposizionato le lancette dell'orologio indietro nel tempo, fino ad arrivare a un anno e mezzo fa quando tutto si fermò a causa della pandemia. Dall'economia allo sport, ogni cosa finì nel limbo assieme alla vita delle persone che avevano paura perfino di respirare. Quel clima così pesante, quella situazione di angoscia che sembrava definitivamente alle spalle è tornata in auge in tutta la sua virulenza, viaggiando questa volta sull'onda velocissima della variante Omicron che al di là della Manica ha ripreso a correre a un ritmo impressionante.
Il bollettino quotidiano dei contagi toglie il fiato e fa venire un groppo in gola, rispolvera l'ipotesi del lockdown e delle chiusure totali. Il calcio paga dazio come non accadeva da quasi 2 anni: Aston Villa-Burnley è stata l'ennesima gara di Premier League rinviata, la sesta di fila a causa del numero dei positivi tra calciatori e membri dello staff. Quella bolla nella quale il calcio s'era rinchiuso per ripartire, giocando anche in stadi vuoti, s'è rotta. E la possibilità che gli impianti siano serrati di nuovo al pubblico è un'ipotesi che diventa di nuovo di stretta attualità.
E se Jurgen Klopp invita le persone a vaccinarsi per combattere questo nemico silente, invitando a non prestare ascolto a chi parla senza avere cognizione di causa, Kevin De Bruyne spiega cosa vuol dire avere addosso il Covid, come ti senti e soprattutto cosa ti lascia. E perché alla lunga sembra così difficile cancellarne le conseguenze. "Il mio ritmo sta migliorando. Questa stagione è quello che è. Non posso farci niente, sono stato preso a calci in faccia, alla caviglia e poi sono stato positivo. A volte sento ancora che il mio corpo si sta adattando perché faccio due o tre sprint e lo sento, il Covid".
E basta già questa frase per chiarire quale siano le scorie della malattia e quanto sia difficile recuperare. Kimmich, che ha cambiato idea e si vaccinerà, ha raccontato che non potrà tornare in campo subito ma dovrà attendere qualche settimana a causa del liquido dei polmoni che s'è formato dopo aver contratto il virus. Nulla di grave per fortuna del difensore del Bayern Monaco ma è un effetto collaterale indicativo, che non si può ignorare. De Bruyne aggiunge ancora qualche dettaglio: "Sono stato abbastanza male per quattro giorni – le sue parole ai tabloid -. Sembrava fosse come un'influenza ma perdevo olfatto e gusto. Sono stato 10 giorni da solo, lontano dalla mia famiglia perché non volevo passarlo a mia moglie e ai miei figli. Era piuttosto difficile accettare di poterli vedere solo attraverso una porta a vetri".