Capello: “Cassano mi imitava, ma con lui mi arrabbiai perché ordinò delle patatine fritte”

Domenica 6 aprile si gioca Roma-Juventus, una classica del calcio italiano, una sfida sempre attesa e sentita che in palio ha punti pesantissimi per la corsa alla prossima Champions League. Fabio Capello, che è stato calciatore e allenatore di entrambe le squadre, l'ha presentata parlando alla ‘Gazzetta dello Sport'. Nell'intervista rilasciata ha regalato anche alcuni aneddoti gustosi, relativi anche ad Antonio Cassano.
L'arrivo alla Roma e l'addio per la Juventus
I ricordi in giallorosso sono davvero unici. Lo scudetto del 2001 resterà per sempre, così come il legame con il presidente Sensi, anche se il loro addio non fu dei migliori: "Ricordo come arrivai alla panchina giallorossa. Un giorno incontro Gaucci, che mi disse: “Fabio, perché non vai ad allenare la Roma?” Gli dico che non ho il numero di Sensi e me lo dà subito lui. Poi con Sensi ci siamo trovati su tutto. Al di là dello scudetto, a Sensi sarò sempre grato per quando portò me e mia moglie a cena in Vaticano. Però, mi spiace non averlo salutato quando ho lasciato la Roma per andare alla Juventus. È successo tutto velocemente: non mi sentivo più felice in giallorosso e quando i bianconeri mi hanno chiamato ci siamo accordati da un giorno all’altro".

Quella partita tra Juve e Roma che valse lo scudetto
La Roma partì a razzo, la Juventus pian piano risalì e si avvicinò. Nel mese di maggio ci fu la super sfida con in palio punti pesantissimi, finì in parità con una rimonta clamorosa. Quella partita la ricorda benissimo Don Fabio: "Il 2-2 a Torino fu decisivo per la vittoria dello scudetto. Ricordo certe sensazioni di campo come avessimo giocato ieri: Totti era stanco e lo cambiai con Nakata. Poco prima avevo sostituito Delvecchio con Montella. Rischiai e andò bene: dal 2-0 per la Juve al 2-2 grazie ai gol del giapponese e di Vincenzo".
Quando Cassano fece infuriare Capello
Capello ha parlato anche di Antonio Cassano, che ha avuto sia alla Roma che al Real Madrid. Bravo con i piedi e anche nelle imitazioni. L'ex calciatore barese imitava pure Capello, che con lui si infuriò per un altro motivo: "Antonio era un talento fantastico e avrebbe potuto giocare in tutte le migliori squadre del mondo, anche nella Juventus. Era solo un po’ lunatico e in certe giornate. Cassano mi imitava benissimo, era anche divertente. Quando mi ha fatto infuriare alla Roma non era quello il motivo. Aveva ordinato le patatine fritte a tavola. Una ragazzata, ma io ero intransigente su queste cose".