Bove spunta in campo da solo nell’Olimpico deserto a partita finita: il suo gesto fa commuovere
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Tutto lo stadio si era già svuotato dopo la vittoria della Fiorentina contro la Lazio, intorno regnava il silenzio ma in campo una sagoma si è fatta largo dal nulla. È quella di Edoardo Bove che nell'apparente solitudine ha fatto un gesto naturalissimo, forse richiamato dalla nostalgia e dalla voglia di poter tornare a giocare: quando tutti erano ormai andati via il centrocampista è entrato silenziosamente nel terreno di gioco, ha fatto qualche passo verso il centrocampo con le mani in tasca e poi si è voltato per raggiungere la squadra negli spogliatoi, con la testa invasa da chissà quali pensieri.
Il video è stato registrato dei giornalisti di Passione Fiorentina che, dopo essersi trattenuti in tribuna stampa più a lungo, hanno potuto osservare da vicino le mosse dell'ex giocatore della Roma che per un momento è tornato padrone dello stadio che lo ha visto giocare tante partite in maglia giallorossa. Dopo il malore che lo ha colto durante la partita contro l'Inter a Bove è stato impiantato un defibrillatore sottocutaneo, un dispositivo che secondo le regole della Serie A non gli consente di giocare.
Bove entra in campo da solo dopo Lazio-Fiorentina
Il calciatore pensava di non essere visto da nessuno in questo suo timido rituale. Mentre passeggiava Bove è entrato in campo con lo stadio praticamente vuoto, come se volesse riassaggiare cosa si prova a guardare ogni cosa dal prato. Dopo l'operazione non gli è stato più consentito di giocare con la Fiorentina, anche se è riuscito ad andare in panchina a sostenere i suoi compagni grazie a una deroga speciale. Da quando si è ripreso non ha mai lasciato la Viola da sola per un secondo e ieri dopo la bellissima vittoria si è lasciato andare a un gesto di pura nostalgia.
In silenzio, nel deserto generale e con tutta la squadra già negli spogliatoi, il centrocampista si è addentrato in campo come ha già fatto centinaia di volte facendo commuovere i pochissimi presenti che erano attorno a lui. Poi con le mani in tasca e la testa bassa è tornato dal resto dei suoi compagni: la sua testa in quel momento è volata chissà dove, al giorno in cui finalmente potrà uscire da questo incubo ed entrare in campo per davvero, non più nella solitudine di uno stadio vuoto.