Boloca: “Secondo la Juve non ero pronto, poi una partita di calcetto in estate mi ha cambiato la vita”

Daniel Boloca è una delle colonne del Sassuolo che sta dominando la Serie B ed è pronto a tornare in A ad un anno di distanza dalla dolorosissima retrocessione. Il calciatore neroverde è uno dei più presenti della squadra di Fabio Grosso, che non si priva mai delle sue qualità tecniche e fisiche in mezzo al campo.
Questo ragazzo del 1998 conosce bene le parole "sacrificio" e "dedizione" perché non ha mai mollato il suo sogno anche quando le cose sembravano complicate: dal momento che la Juventus non gli rinnovò il contratto, non reputandolo pronto fisicamente, iniziò un viaggio che lo portò in Slovacchia e poi sui campi della Serie D. Una partita di calcetto cambiò il corso della storia e da lì in poi Boloca ha spiccato il volo.
A Fanpage.it il centrocampista piemontese ha analizzato la stagione, a livello personale e di squadra, facendo anche un passo indietro sulle sliding doors della sua carriera tra Juve, Dilettanti e Frosinone.

Il Sassuolo vola e Boloca è uno degli artefici della promozione in Serie A che si concretizzerà a breve: che stagione è stata?
"Fino ad oggi è stata una stagione entusiasmante, con dei compagni fantastici e un gruppo di lavoro favoloso. Io sono orgoglioso di allenarmi e giocare con il Sassuolo perché da quando sono arrivato mi hanno dimostrato una professionalità e una dedizione nel lavoro dalla quale posso solo prendere spunto. Quello che è successo l’anno scorso fa parte del passato, conta l’oggi e siamo focalizzati solo sulle ultime sette partite".
Ha saltato solo due partite in campionato per infortunio, poi sempre presente: che annata è stata per Daniel Boloca?
"Penso che questa stagione sia stata molto importante per la mia crescita personale. È un obiettivo che mi pongo sempre a inizio anno e cerco di migliorarmi per essere utile alla squadra. Cerco di fare il mio meglio giorno dopo giorno e imparare il più possibile dalle persone che mi stanno intorno".
Ci racconta il suo rapporto con mister Grosso?
"Io sono stato con lui già a Frosinone e mi trovo alla grande. Quando facciamo le riunioni tecniche cerco sempre di essere attento agli spunti che ci dà perché sono sempre interessanti. Lavora molto sui dettagli e parla spesso di ‘partite piene’ perché bisogna entrare in campo con anima, dedizione e cuore, facendo una corsa in più e non in meno per il compagno. Una volta che si mettono dentro queste caratteristiche è più facile anche far spiccare le qualità. Io cerco di imparare tanto da lui perché ha una mentalità pazzesca".

Il suo è stato un lungo viaggio prima di arrivare tra i pro: è vero che la Juventus non le ha rinnovato il contratto quando giocava nelle giovanili?
"Io sono sempre stato esile e fino all’età di 17 anni ero alto 1.65. Alla Juventus presero quella decisione di non rinnovarmi perché non mi ritenevano pronto fisicamente".
È vero che in un allenamento con i bianconeri Morata rimase stupito dalla sua qualità: cosa le disse e se è ancora in contatto?
"In realtà lui mi iniziò a seguire su Instagram dopo quell’allenamento, una cosa che mi stupì tantissimo, ma non ci siamo mai più visti né sentiti. Io credo che non sia rimasto stupito delle mie qualità ma perché mi vedeva piccolo in confronto agli altri. Sembrava più piccolo di quelli che si allenavano con loro quel giorno. Morata è una persona stupenda e in quell’allenamento mi aiutò moltissimo".
Leggendo la sua carriera ci si imbatte nel Tatran Prešov: come ci è finito in Slovacchia a 18 anni?
"Il procuratore che aveva ai tempi mi propose di andare in Slovacchia e mi ha stuzzicato perché era la prima esperienza fuori casa. Mi sono messo in gioco lì per uscire dalla zona confort. Come esperienza mi è servita tanto a livello umano più che calcistico".
E a distanza di anni si è ritrovato in Serie A un calciatore con cui conviveva in quel convitto, ovvero Suslov…
"Sì, corretto. Lui è un ragazzo molto alla mano, era più piccolo di me e non avemmo un grande dialogo, anche perché io non me la cavavo molto bene con l’inglese, ma in convitto era tutti molto disponibili e mi hanno aiutato ad integrarmi".
Prima di imboccare la strada giusta, Boloca ha dovuto faticare sui campi di Serie D: quanto le sono serviti quegli anni?
"A me la Serie D è servita tantissimo come gavetta per il mio percorso. Trovi giocatori che hanno giocatori nei pro e ti danno l’esempio, ti insegnano a stare in uno spogliatoio di persone più grandi. Io credo che mi sia servita davvero tanto".
Una sliding door importantissima per la sua carriera arriva grazie ad una partita di calcetto, è corretto?
"È vero, una partita di calcetto mi aiutò a trovare squadra nei dilettanti subito in estate e non a settembre come era capitato spesso. Avevo fatto questo torneo a Chieri e giocava anche Riccardo Romani, che era il capitano del Fossano. Lui rimase colpito da me e chiamò mister Viassi e dopo il torneo mi disse che mi avrebbero contattato. Decisero di tesserarmi e da lì è iniziato il viaggio che mi ha portato tra i professionisti".

Mister Viassi sicuramente importante, ma il direttore Angelozzi forse un po’ di più per la sua carriera…
"Entrambi. Mister Viassi mi ha insegnato tanto e mi ha dato fiducia fin da subito, ma lo stesso fece Angelozzi quando andai ad allenarmi a Spezia prima di firmare il contratto dopo Fossano. Lui dopo la promozione in A non rimase in Liguria ma mi disse che ovunque sarebbe andato mi avrebbe portato con lui. A novembre firmò col Frosinone e mi chiamò subito. Mi ha aiutato tantissimo e mi ha dato gli strumenti per poter stare tra i professionisti".
Boloca è stato convocato dalla Romania e poi dell’Italia, prima di scegliere l’azzurro: quanto è difficile prendere una decisione del genere?
"Più che altro perché ho i genitori rumeni e per loro ho provato ad andare lì. Io sono nato a Chieri e sono italiano al 100% ma il dubbio mi è venuto e ho pensato di rispondere alla convocazione anche per rispetto nei confronti di mamma e papà. Una volta andato lì mi sono accorto di essere fuori luogo perché capivo poco la lingua e non avevo lo stesso attaccamento che h provato durante lo stage a Coverciano. Provo a prendere ogni decisione con cuore e passione, quindi comunicai che non sarei più andato ma non l’avrei mai fatto solo per opportunismo".
Abbiamo toccato in più occasioni Chieri: che rapporto ha Boloca con il quartiere delle Maddalene?
"Sono legatissimo al mio quartiere e per il terzo anno di fila a giugno organizzerò un torneo per i ragazzi e i bambini che vivono lì. Non vedo l’ora di vedere la felicità di quegli occhi e ci tengo molto a questa iniziativa".
Ci racconta la sua amicizia con Federico Gatti
"Abbiamo un bel rapporto e il primo anno che ho fatto al Toro c’era anche lui. Da lì abbiamo mantenuto i contatti e ci siamo ritrovati a Frosinone, mi sono sempre trovato bene con lui e sono felice del percorso che sta facendo".
Dopo la promozione con il Frosinone, Boloca sta centrare anche quella con il Sassuolo. Oltre ad essere un ‘mister promozione’, quali sogni e speranze per il futuro?
“Rispondo in maniera molto onesta e schietta che non faccio mai piani perché la mia storia è l’esempio di quanto la vita possa essere imprevedibile da un momento all’altro. Vivo il presente e mi focalizzo le cose di questo momento, di migliorare e fare sempre un passo in avanti".