A Dortmund calciatori in ginocchio per George Floyd: “Non c’è pace senza giustizia”
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La Federcaccio tedesca ha minacciato sanzioni nei confronti di quei calciatori che hanno esibito t-shirt alzando la maglia da gioco ufficiale. Cosa c'era scritto di così grave da incorrere nella severità del regolamento? Frasi in memoria di George Floyd, l'afro-americano ucciso da un agente di polizia durante un'operazione di fermo, e contro il razzismo. Nulla di compromettente anzi la Fifa – subito intervenuta a censurare l'eccessivo rigore della Germania in materia – ha lodato l'iniziatica dei giocatori definendoli meritevoli di applausi e non si sanzioni. Roger, messaggio ricevuto e i vertici della Bundesliga hanno chiuso un occhio.
Che figura avrebbero fatto se Sancho, McKennie o Thuram fossero stati multati, deferiti, squalificati per aver solo sensibilizzato l'opinione pubblica? Perché punire un calciatore che – come altri sportivi nel mondo – ha deciso di lanciare un messaggio di solidarietà, di pace e di umanità? Farlo sarebbe stato un autogol clamoroso ed ecco che oggi, in occasione dell'ennesima giornata di campionato, a Dortmund (e su altri campi) hanno fatto capolino altre casacche per ricordare quanto accaduto pochi giorni fa a Minneapolis (in America).
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"Non c'è pace senza giustizia", è uno degli slogan scritti sulle maglie usate durante la fase di riscaldamento dai calciatori del Borussia. E ancora "uniti" oppure la parola "umani" stampata in maiuscolo a indicare che al mondo non dovrebbero esserci discriminazioni per il colore della pelle. È successo prima della gara contro l'Hertha Berlino ma non è stato l'unico episodio degno di menzione. A pochi istanti dal fischio d'inizio tutti i calciatori si sono inginocchiati per onorare Floyd e richiamare l'attenzione su una tematica – il razzismo – che da tempo ha fatto irruzione anche negli stadi.
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Non è stato l'unico gesto simbolico della giornata. Qualcosa di molto simile è avvenuto anche nel match che il Magonza ha vinto per 2-0 sull'Eintracht Francoforte: Pierre Kunde Malong, originario del Camerun, si è inginocchiato ‘alla Kaepernick' dopo aver siglato la rete del raddoppio.