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23 novembre 1980, la giornata calcistica prima del terremoto dell’Irpinia

Il 23 novembre 1980 fu un giorno normale fino alle ore 19.34, quando una scossa di magnitudo 6.9 colpì una zona dell’appennino campano-lucano causando circa 3000 morti. Fino a quell’ora era stata una normale domenica italiana, fatta di calore familiare e partite di calcio: il programma ‘pallonaro’ di quella domenica di 40 anni fa prevedeva Juventus-Inter al Comunale, il Napoli in casa del Bologna e la Roma di Liedholm in trasferta a Cagliari. Milan e Lazio lottavano nei meandri della Serie B.
A cura di Vito Lamorte
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"Chisst'anno nun se po' scurdà, avuote ‘e gira è sempe sera…”. Così Pino Daniele sintetizzò il periodo buio e difficile che ha vissuto la popolazione colpita dal terremoto dell'Irpinia del 1980. Il cantautore napoletano volle rendere omaggio in questo modo alla zona della Campania e della Basilicata colpite dal sisma, che causò circa 3000 morti. Poche parole, semplici ma profonde e che lasciano il segno. Proprio come la scossa di magnitudo 6.9 che il 23 novembre del 1980, alle ore 19:34, colpì una zona dell’appennino campano-lucano, un’area estesa tra le province di Avellino, Salerno e Potenza, dove fino a poche ore prima si era giocato a calcio a tutti i livelli, dai professionisti ai dilettanti.

Il menù pallonaro del 23 novembre 1980 prevedeva gare importanti e tante altre che non lo erano ma che rimasero ugualmente nella storia perché associate a quel terribile evento. In Serie A oltre alla riapertura delle frontiere, con i club che avevano la possibilità di ingaggiare un calciatore non italiano; bisognava registrare il fatto che da quella stagione il regolamento permetteva la presenza in panchina di quattro giocatori di movimento oltre al secondo portier e l’aumento delle sostituzioni disponibili a due. Quella stagione viene ricordata per essere quella del “gol di Turone” ma nella giornata numero 8 non vi era ancora delineata la lotta per il tricolore. Il Napoli di Rino Marchesi pareggiò per 1-1 in casa del Bologna, al gol di Pellegrini rispose Fiorini; la Roma di Liedholm cadde a Cagliari per mano di Virdis e la Fiorentina perse l’imbattibilità in casa del Como. I lariani si imposero 2-1 in virtù delle reti di Centi e Cavagnetto e dopo la rete di Fattori Antognoni calciò sulla traversa un rigore all’ultimo secondo. A completare il quadro c’erano Brescia Torino (1-1), Pistoiese-Perugia (1-0) e Udinese-Catanzaro (2-1) e l’Avellino riuscì a battere per 4-2 l’Ascoli al Partenio.

Il campo principale era quello di Torino, dove era di scena il derby d’Italia tra Juventus e Inter. I nerazzurri erano campioni in carica ma al Comunale furono i bianconeri a prendersi i 2 punti: si sbloccò finalmente Brady, fino a quel momento molto in ombra, e la rete di Scirea permise ai bianconeri di riavvicinarsi alla testa della classifica. Inutile il gol di Claudio Ambu per la squadra di Bersellini nel finale. A quei tempi alle ore 18.00 iniziava 90° Minuto e terminata la carrellata dei gol su RaiDue iniziava la sintesi di una gara di Serie A: quel giorno la scelta ricadde proprio sulla partita tra la Vecchia Signora e i Bauscià meneghini ma chi si trovava nella zona del sisma non riuscì a vederla fino alla fine perché dopo quei 94 secondi di interminabile paura si catapultò fuori dalla propria abitazione con il terrore negli occhi e nella mente.

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La stagione 1980/1981 vedeva Milan e Lazio in Serie B a causa della sentenze relative allo scandalo Totonero, scoppiato l’anno precedente: per i rossoneri era la prima volta nella cadetteria dopo ottanta anni in massima serie. La squadra di Massimo Giacomini era impegnata con il Foggia quel 23 novembre e a San Siro finì 1-1: Buriani portò in vantaggio il Diavolo ma i pugliesi trovarono il pareggio con il gol di Costante Tivelli poco prima dell’intervallo. Gara che ebbe un'unica protagonista, la nebbia. I biancocelesti allenati da Ilario Castagner vennero bloccati sul 2-2 dal Lecce all’Olimpico.

Un altro territorio messo in ginocchio dal sisma fu la Basilicata e la provincia più colpita fu quella di Potenza, con la squadra del capoluogo che quell’anno militava in Serie C2. La società lucana, guidata da Egizio Rubino, quella domenica era impegnata in casa del Casarano e dopo aver perso 1-0 apprese del terremoto durante il viaggio di ritorno. I rossoblù furono costretti a sospendere le gare per circa un mese a causa della situazione di emergenza e perché lo stadio Alfredo Viviani venne utilizzato per accogliere gli sfollati. Quella fu una stagione molto difficile per la società lucana, che era ancora in lutto per la scomparsa dell’attaccante Emanuele Faralli a causa di un incidente d'auto il 9 novembre, ma riuscì a raggiungere lo stesso la salvezza.

Una normale domenica italiana, fatta di calore familiare e partite di calcio, si trasformò in un inferno per una buona parte del Mezzogiorno d’Italia e a distanza di 40 anni in alcune zone si sente ancora quel grido di dolore tra prefabbricati, macerie e paesi fantasma.

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