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“Le Olimpiadi non ci sono mai state”: l’incubo ricorrente di Gianmarco Tamberi

Gianmarco Tamberi è un campione di umiltà e guarda già ai Mondiali di atletica del luglio prossimo: “Vincere significherebbe essere un atleta con la maiuscola. Per ora sono un buon atleta”. Poi il campione olimpico racconta i suoi incubi dopo Tokyo.
A cura di Paolo Fiorenza
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Come Marcell Jacobs, anche Gianmarco Tamberi sta ricaricando le batterie alla vigilia di una stagione come la prossima che vedrà gli occhi di tutto il mondo posati sui due campioni olimpici che a Tokyo hanno reso orgogliosa l'Italia. L'uomo più veloce del mondo e l'uomo che salta più in alto ce li abbiamo noi e nel 2022 saranno chiamati a confermarsi nei campionati Europei e Mondiali di atletica.

L'appuntamento iridato a Eugene nel luglio prossimo è già cerchiato in rosso nell'agenda di Tamberi: "Mi manca, sarebbe stratosferico – spiega a Sportweek il 29enne marchigiano, che i Mondiali li ha vinti indoor nel 2016 a Portland e dimostra cosa significhi essere umili – Vincere tutte le gare importanti di atletica è un obiettivo per pochi. Raggiungerlo significherebbe essere un atleta con la maiuscola. Per ora sono un buon atleta. Le Olimpiadi di Parigi nel 2024? Per ora un po' più distante, non che non sia un obiettivo, ma vincere un Mondiale outdoor e saltare 2.40 è quello che mi manca. È più importante che ripetermi".

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Tamberi racconta come quell'1 agosto a Tokyo si fosse alzato dal letto con una convinzione fortissima: "Quella mattina mi sono svegliato e ho pensato a quanto di me avessi dato a quel sogno. E mi sono detto: ‘Non può finire che come dico io'. Che oggi sembra un po' sbruffone, ma è andata così. Per la prima volta nella mia vita, prima di una gara, ho dormito tutta la notte, non era mai successo! E mi sono tirato su e ho detto: ‘Cazzo, ho dormito, vuol dire che non me ne frega niente, ma non è possibile'. Facevo tutti questi ragionamenti. Ho passato decine di notti insonni in questi anni. Prima dell'Olimpiade non ho dormito per 10 giorni di fila. Mentre il giorno prima della gara bum, un sasso. Boh… Poi non ho pensato più, ho saltato col cuore e tutta l'energia che avevo".

Sonno e sogno sono parole che ricorrono nel racconto di Tamberi, visto quello che invece è successo dopo il trionfo Olimpico: "La finale ho continuato a sognarla anche dopo. Nei dieci giorni dopo i Giochi sono stati spesso incubi: per 4-5 notti mi sono svegliato di soprassalto, tutto sudato: mi avevano rubato la medaglia, le Olimpiadi non c'erano mai state o non erano andate come in realtà sono andate. Questo forse dà l'idea di quanto avessi dentro".

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