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Federica Isola a Fanpage: “Non pensavo di andare a Tokyo 2020, la scherma è questione di famiglia”

Federica Isola a Fanpage.it ha parlato della sua prima esperienza olimpica, della medaglia conquistata a Tokyo 2020, del suo rapporto con la pedana e della sua vita fuori dallo sport.
A cura di Vito Lamorte
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“I sogni son desideri”, diceva la canzone di un celebre cartone animato della Disney. Il sogno è quello di un padre che vorrebbe vedere la propria figlia gareggiare alle Olimpiadi e il desiderio era quello di Federica Isola, che nel 2016 non avrebbe mai immaginato ciò che le sarebbe accaduto a distanza di cinque anni. Mentre era in vacanza guardava la sua futura compagna di squadra vincere una medaglia e pensava che un giorno avrebbe voluto vincerla anche lei: dietro la preparazione per i Giochi Olimpici c’è tanto impegno, dedizione e tutto deve filare liscio anche a livello fisico. Diciamo che 2020 e 2021 sono stati due anni particolari per tutto ma Chicca, così la chiamano gli amici, ha approfittato del rinvio di Tokyo 2020 per crescere e ha superato alla grande anche un infortunio.

La medaglia di bronzo nella spada femminile a squadre vinta con Mara Navarria, Rossella Fiamingo e Alberta Santuccio è il coronamento di un viaggio che è iniziato da piccolissima, nella sua Vercelli, e si somma alle altre due medaglie vinte ai Mondiali e agli Europei. La scherma è tradizione di famiglia ma tanto ha fatto anche la realtà in cui è cresciuta: Federica non a caso ha vinto il premio la ‘Vercellese dell’anno 2021' e si sente a suo agio nella città piemontese.

Federica Isola era a Sochi, in Russia, per la prova di Coppa del Mondo di spada femminile insieme alle compagne di squadra Rossella Fiamingo, Giulia Rizzi e Alberta Santuccio, ma tutta la delegazione è rientrata dopo l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo e la crescente preoccupazione da parte della FIS.

Ai microfoni di Fanpage.it la giovane schermitrice azzurra ha parlato della sua prima esperienza olimpica e del suo rapporto con la pedana, della sua vita fuori dallo sport e del lavoro a livello mentale che ha fatto per essere pronti a palcoscenici importanti.

Qual è il primo momento che le viene in mente se le dicono Tokyo 2020?
“Quando penso a Tokyo mi viene in mente quando durante i Giochi di Rio de Janeiro guardavo Rossella Fiammingo in barca e mio padre, che mi ha allenato insieme a Massimo Zenga, mi guarda e mi dice ‘Tu ce la farai ad essere a Tokyo?’. Io gli risposi: ‘Ma figurati papà, sarò ancora giovanissima, non credo proprio. Più probabile Parigi’. Poi quando sono arrivata a Tokyo mi è venuta in mente quella scena. Nel 2016 non era proprio nei miei piani andare a Tokyo ma tutto è diventato reale nel 2019. Non me lo aspettavo”.

Lo spostamento della manifestazione l'ha aiutata in qualche modo?
“Sì, sicuramente quell’anno lì mi ha aiutato a crescere tanto nonostante nell’estate 2020 ho avuto un infortunio al gomito e ho dovuto recuperare per le qualifiche. L’anno in più mi è servito per fare un lavoro su me stessa a livello fisico, tecnico ma soprattutto mentale. Da una parte è stato terribile a causa della pandemia ma sono riuscita a sfruttarlo al meglio per migliorare”.

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Cosa ha provato quando le hanno detto che avrebbe condotto l’ultimo assalto in finale contro la Cina? 
“Io non ho mai fatto l’ultimo assalto, nemmeno nell’Under 20. Tra me e me ho pensato: ‘Sono pazzi’. Ho chiamato mio padre, che era in Italia, e lui è rimasto in silenzio ma dopo un po’ ha richiamato per tranquillizzarmi. Dopo ho parlato con Rossella (Fiamingo), Mara (Navarria) e Alberta (Santuccio) che mi hanno dato una grande mano. Io ero terrorizzata da quell’assalto: sono stati gli otto minuti più lunghi e più brutti e poi, ovviamente, i più belli della mia vita. È stato un momento di alta tensione“.

Come cambia la vita di un’atleta dopo la vittoria di una medaglia olimpica?
“La mia non è cambiata molto. L’unica cosa in cui sono migliorata, ma non tantissimo, è la gestione della pressione prima della gara perché la tensione delle Olimpiadi è a livelli altissimi. Alla fine io continuo a fare le mie cose qui a Vercelli: vado in sala, studio e continuo a fare le mie cose. Direi che non è cambiata tantissimo“.

Come nasce la passione per la scherma di Federica Isola? 
“Sicuramente è una passione che mi è stata tramandata in famiglia, visto che mio papà e mio nonno facevano scherma. Poi a Vercelli c’è una tradizione perché ci sono il Maurizio Randazzo e l’Elisa Uga, Sandro Cuomo si è allenato qui a Vercelli. Da quella sala sono passati tantissimi campioni olimpici. Ho avuto l’opportunità di lavorare con il maestro Kulcsár, che ha fatto la storia sia da atleta che dopo. Non è stato amore a prima vista, all’inizio non ero molto contenta ma pian piano è diventato amore e sono andata avanti”.

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Ha trionfato sempre nella prova di squadra: qual è la cosa che non può mancare in un questo tipo di gare?
“Sicuramente nella prova di squadra c’è bisogno di un equilibrio e noi l’abbiamo trovato grazie a Mara e Rossella, le due veterane. Loro hanno un curriculum importante, hanno fatto la storia della scherma. Loro sono state fondamentali per fare bene. Tra noi si è creato un equilibrio perfetto: loro erano le capitane e noi eravamo subito dietro. Un’intesa che ci ha portato a fare buoni risultati. Se noi guardiamo bene, l’Italia è l’unica squadra ad essere salita sul podio ai Mondiali, agli Europei e alle Olimpiadi“.

Pensa di essere pronta per una medaglia a livello individuale in una grande manifestazione, oppure deve migliorare in qualcosa?
“Si può sempre far meglio e imparare durante il percorso di crescita. Alle Olimpiadi penso di esserci andata vicino ma sicuramente c’è tanto lavoro da fare. Voglio riuscirci al più presto“.

Quanto conta la preparazione mentale in uno sport come la scherma?
“Io lavoro con un mental coach da quando ho 15 anni. All’inizio non ci credevo molto ma da quando ho iniziato a lavorare con lui sono cambiata molto, prima come Federica e poi come atleta. Tutti gli obiettivi che ci siamo posti insieme li abbiamo raggiunti.  La testa conta tantissimo nella scherma, forse anche più della tecnica e del fisico. Io sono arrivata ai Giochi contenta di essere lì e con la voglia di godermi qualsiasi momento. Sono arrivata così grazie al lavoro fatto nei mesi precedenti e sono contenta dei risultati ottenuti, ovviamente per gli individuali c’è un po’ di rammarico ma sono soddisfatta. Tutto questo è stato possibile grazie alla preparazione che c’è stata dietro, sicuramente”.

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A Tokyo sono nate diverse polemiche in merito ai risultati della scherma: da dove riparte il movimento italiano dopo le Olimpiadi 2020?
“Siamo stati criticati per la mancanza della medaglia d’oro. In realtà il livello cresce di anno in anno e tanti maestri italiani vanno anche all’estero a lavorare: in questo modo la competizione aumenta. Tanti paesi che non hanno una tradizione di scherma importante ora competono per il podio e il livello è sempre più alto. Più passano gli anni, più il livello aumenta, e non è più come prima. Tutto qua”.

In merito alla scherma ha detto: “Non sarà per sempre”. Cosa vuole fare da ‘grande’ Chicca Isola?
"Spero di gareggiare quanto più possibile ma una volta che non lo farò più vorrei laurearmi in biochimica e lavorare con papà, che è ingegnere. Vorrei avere una carriera a livello lavorativo diversa dopo l’università”.

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