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Paolo Bonolis e il siparietto con Federico Parlanti: “Tu sei parecchio down”

Paolo Bonolis è stato ospite della trasmissione di Paolo Ruffini e Federico Parlanti, il primo speaker radiofonico d’Italia con sindrome di Down. Le riflessioni sulla velocità e sulla vita: “C’abbiamo tutti fretta e non so perché. Down io? Lo siamo tutti”.
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Paolo Bonolis è stato ospite della trasmissione di Paolo Ruffini e Federico Parlanti, il primo speaker radiofonico d’Italia con sindrome di Down, su Radio 24 dal titolo appunto di "Radio Up and Down". Il conduttore si è raccontato, ma soprattutto si è prestato alle gag organizzate da Ruffini e da Parlanti, quest'ultimo ormai vera e propria star del trasmissione radiofonica in onda ogni sabato alle 20 su Radio24.

Federico Parlanti legge la mano a Paolo Bonolis

Federico Parlanti chiede a Paolo Bonolis di porgergli la mano sinistra. Il siparietto, per chi non conoscesse il personaggio e la trasmissione, è sempre delizioso. L'attore e speaker, infatti, dichiara di riuscire a riconoscere una persona con sindrome di Down dalla lettura della mano. Il finale è sempre lo stesso, ovviamente, e vale anche per Paolo Bonolis: "Boia! Te sei parecchio Down!". La reazione del conduttore: "Eh, tutti lo siamo un pochettino. La vita è Up and Down". 

La riflessione sul tempo di Paolo Bonolis

Tra le anticipazioni del programma, Paolo Bonolis riflette su come sia cambiata la percezione di un lavoro legato al tempo, alla velocità: "In realtà c'è una nuova divinità che è la velocità. Oggi se non sei veloce sembra che il prodotto che stai offrendo, se non ha una sua velocità intrinseca, effettiva, non valga niente. C'abbiamo tutti fretta. Non so perché". Più di recente, il conduttore aveva lasciato le sue riflessioni sul mondo della televisione, in particolare sul Grande Fratello"Una rottura di coglioni, ma che funziona economicamente". E su Povia: "Escluso dalla discografia e dalla tv per colpa della politica". E ancora: "L'impegno così marcato nella volontà di non voler accettare che si possa raccontare una storia che nient'altro è che una delle tante espressioni della varietà dell'omosessualità, è uno sbaglio secondo me, dettato dalla rabbia di una battaglia che non avrebbero mai dovuto combattere".

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