Marino Bartoletti: “Con Suor Paola se ne va un pezzo importante della mia vita, con la tv apriva porte alla Provvidenza”

"Quando la scoprimmo, capimmo subito che era una figura generosa e unica, perfetta per l'idea pulita che volevamo dare al calcio". A Fanpage.it, Marino Bartoletti ricorda così Suor Paola, figura amatissima e instancabile sostenitrice dei più deboli. Il giornalista e autore ha condiviso con lei gli anni fantastici di Quelli che il calcio: "Nella sua gioiosa modernità – sempre abbinata al rigore della sua missione – capì che la televisione era una strada importantissima per aiutare chi si era affidato a lei".
Dalle ragazze madri alle vittime di violenza, fino al suo amore sconfinato per la Lazio: in questa intervista emerge il ritratto di una donna straordinaria che ha usato la notorietà come strumento di carità, convincendo persino la madre superiora che "grazie alla televisione la Provvidenza avrebbe potuto trovare più porte aperte". Marino Bartoletti auspica in un ricordo da parte del mondo del calcio: "Immagino certo che la Lazio farà qualcosa individualmente, questo sì, anche perché c’era veramente un grande amore reciproco, credo che fosse anche molto amica del presidente Lotito. Mi stupirei se non lo facesse la Lazio. Mi stupirei se lo facesse la Lega".
Com'è stato il primo incontro con questa donna straordinaria, incredibilmente televisiva, come Suor Paola?
C’è addirittura un incontro precedente al primo incontro, nel senso che quando io presentai ad Angelo Guglielmi quello che oggi si chiamerebbe l’abstract di “Quelli che il calcio”, cercando di far capire che cosa secondo me ci voleva per far diventare televisivo Tutto il calcio minuto per minuto, feci l’identikit teorico di alcuni personaggi che secondo me potevano rendere più brillante la trasmissione. Il primo si riferiva a un extra comunitario possibilmente molto brillante, molto divertente, un grande affabulatore, colto, tifoso di una squadra, ma non sapevo che esistesse Idris, che invece ci ritrovammo sin dalla prima puntata e diventò quindi uno dei grandi protagonisti.
Il secondo identikit era quello di Suor Paola?
Si parlava di un religioso o meglio ancora di una religiosa che durante la settimana facesse opere meritorie, ma non per questo rinnegasse la sua fede calcistica, ammesso che ci fosse. Per puro caso trovammo Suor Paola a Roma, non mi ricordo chi ce la segnalò ma la facemmo venire in studio, mi sembra già la terza o la quarta puntata e ovviamente il nostro cammino cominciò da lì e non si interruppe più, anche perché poi cominciammo anche a conoscere le doti morali straordinarie. Lei aveva capito perfettamente che era possibile a fin di bene abbinare due mondi effettivamente molto lontani, anzi incompatibili, quello del tifo calcistico e quello della solidarietà, dell’amore, della beneficenza e di tutto quello che lei ha fatto secondo me ai confini della santità.
Sembra impossibile che nei primi anni ’90 una suora potesse andare in TV a parlare di calcio.
Sì, infatti poi venne anche molto contestata per questo, eh. Alcune organizzazioni ecclesiastiche, non avendo capito la forza invece di quell’esempio che lei forniva, col sorriso, fra l’altro, sempre col sorriso, protestarono con il programma e con il suo Ordine. Lei per convincere la sua madre superiora le disse che la Provvidenza è vero che ci aiuta sempre, però se la incoraggiamo questa Provvidenza dandole delle opportunità, a quel punto non è escluso che la Provvidenza stessa trovi e apra delle porte che da dentro un convento non si possono aprire. Infatti poi fu decuplicata l’offerta che il suo convento ricevette per tutte le iniziative straordinarie che lei faceva: dall’assistenza alle ragazze madri, all’assistenza alle ragazze vittime di violenze, all’assistenza dei carcerati, cioè tutte cose per le quali servivano dei fondi che grazie alla televisione, grazie a “Quelli che il calcio”, grazie alla sua nobiltà d’animo così moderna, in qualche modo riuscì a trovare.
Tra l’altro, ricordo che a un certo punto, oltre a essere inviata allo stadio per seguire la Lazio, ha fatto numerosi collegamenti dai luoghi dove operava.
Come no, certo che sì, certo che quella è in una seconda fase, diciamo, quando si era capito quale fosse la nobiltà delle sue intenzioni, naturalmente, però prima stabilmente stava ogni tanto anche in studio, soprattutto all’inizio stava in studio con noi e faceva coppia con Padre Alvaro che era un domenicano tifoso dell’Atalanta con cui nascevano dei derby molto divertenti in trasmissione, poi cominciò ad andare all’Olimpico, poi per la verità seguiva la Lazio anche in altri contesti. Certamente era difficile che in una trasmissione non ci fosse. Lei e Idris erano le nostre due straordinarie colonne. È curioso come se ne siano andate, tutto sommato, purtroppo a distanza relativamente breve l’uno dall’altro, un anno e poco più.

Ho davanti una foto di voi quattro, con Fazio e Idris, con le rispettive magliette delle squadre del cuore.
Sì, era per un servizio di Sorrisi e canzoni. Idris e Suor Paola erano tifosi di squadre divisive, in realtà non hanno diviso un bel nulla. Nei loro confronti c'era una simpatia che andava oltre i colori. Erano unificanti, anzi, non divisivi. Ho ricevuto tanti commenti sui miei profili social in cui mi si dice: "Sono romanista, ma ho amato Suor Paola". Solo i miracoli possono far accadere queste cose nel mondo del calcio contemporaneo.
Fantastico. Mi racconta invece l’ultima foto, quella che mi ha mostrato poco fa?
È una delle ultime iniziative benefiche da lei organizzata. Mi invitava per coinvolgermi, ci si andava e ovviamente non la si pubblicizzava, infatti questa foto qui io non l’avevo mai pubblicata. Ed era in un parco in periferia a Roma. Quella è l’ultima foto che abbiamo fatto insieme, purtroppo.
Secondo lei, è possibile che la Lega Calcio autorizzi un minuto di silenzio per una figura così importante per il mondo Lazio?
Sarei molto sorpreso, non l’hanno fatto per Pizzul, mi stupirei se lo facessero per Suor Paola, che pure è stata la divulgatrice delle cose belle del calcio, delle cose sane del calcio. Immagino certo che la Lazio farà qualcosa individualmente, questo sì, anche perché c’era veramente un grande amore reciproco, credo che fosse anche molto amica del presidente Lotito. Mi stupirei se non lo facesse la Lazio. Mi stupirei se lo facesse la Lega.
Prima di salutarci, mi racconta un aneddoto particolare, un momento dietro le quinte che l’ha coinvolta direttamente con lei?
Più che il dietro le quinte, l’arricchimento era quando andavamo a trovarla, perché lei aveva questa casa famiglia, trovata vicino all’Olimpico, era in Via Colli della Farnesina e lì toccavamo con mano quello che era facile intuire conoscendola, conoscendola sulla dolcezza e poi aveva anche una bella grinta dietro, ma l’amore infinito che lei seminava e l’amore infinito che le portavano tutte quelle che lei considerava sue figlie, lei che figli non ne ha mai avuto, eppure erano centinaiaa erano sue figlie, ovviamente lei non ha mai avuto figli, certo, ma ha avuto centinaia di figlie, di ragazze che l’hanno adorata e questo poi alla fine lo si è scoperto anche perché se è vero che adesso la sua salma sarà esposta in Campidoglio, vuol dire che insomma era molto più importante di quanto noi stessi non avessimo intuito.