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Val Kilmer era un cowboy libero, capace di passare dai jet di Top Gun alla Gotham City di Batman

Val Kilmer è morto per le complicazioni di una polmonite. Negli ultimi anni è stato lontano dalle scene per via del tumore alla gola e della tracheotomia sostenuta. Val Kilmer ha costruito la sua carriera con scelte non scontate dei “no” illustri, come quello a Coppola a inizi degli anni ’80. L’attore di Top Gun e Batman Forever ha vissuto Hollywood con un desiderio di libertà tipico di un cowboy.
A cura di Andrea Bedeschi
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Val Kilmer è stata una star sfuggevole, imperscrutabile per certi versi e, come spesso accade, ce ne rendiamo conto solo nel momento in cui apprendiamo della sua morte a 65 anni. Magari chi segue il mondo dello spettacolo per via delle sue sfumature più frivole, sapeva che la star californiana era famosa per non essere particolarmente accomodante, una persona semplice con cui lavorare. Era uno che appena salito a bordo di un progetto come L'isola perduta, terzo adattamento cinematografico del romanzo fantascientifico L'isola del dottor Moreau di H. G. Wells, chiese come prima cosa che il numero di giorni in cui era richiesta la sua presenza sul set venisse abbassata del 40%. E parliamo del contesto di un film che era già abbastanza complicato per via della presenza di un'altra personalità forte come Marlon Brando. Narra la leggenda che il regista del film, John Frankenheimer, dopo la tribolata produzione disse che c'erano due cose che non avrebbe mai e poi mai rifatto nella sua vita: scalare l'Everest e lavorare con Val Kilmer.

Il cancro alla gola e i problemi alla voce

Più probabile che ci sia chi ricorda bene, sempre per quel discorso di leggera frivolezza di cui sopra, il fatto che Val Kilmer fosse quello che convenzionalmente potrebbe essere etichettato come un inguaribile donnaiolo. Ha avuto storie con Cher, Ellen Barkin, Angelina Jolie, Darryl Hannah, Carly Simon, Cindy Crawford, Michelle Pfeiffer e ci fermiamo qua perché altrimenti rischieremmo di finire a parlare solo della lunga annalistica riferita agli appuntamenti galanti del nostro.

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Ma è quasi matematicamente certo che tante persone abbiano bene in mente il look dell'attore negli ultimi anni della sua esistenza, quelli in cui ha dovuto fare i conti con il cancro alla gola che gli ha tolto la possibilità di usare uno dei principali strumenti di uno che faceva il suo mestiere: la voce. Un modo di vestire così simile a quello di un personaggio uscito fuori da chissà quale storia americana di frontiera. Un lasso di tempo, quello di cui stiamo parlando, in cui chi ama il cinema potrebbe essersi ritrovato o ritrovata chiedersi più di una volta “Ma che fine ha fatto quello che interpretava Iceman in Top Gun?”.

Un cowboy libero: il rifiuto a Francis Ford Coppola

Come emergeva anche dall'ottimo documentario del 2021 Val, dedicato proprio alla vita dell'artista recentemente scomparso a causa delle complicazioni di una polmonite, Val Kilmer non si vedeva come una star, pur essendo perfettamente consapevole di aver raggiunto quel livello per cui il prossimo lo vedeva inevitabilmente come tale. Perché lui, effettivamente, ha vissuto la sua carriera all'insegna di una libertà nelle scelte che non l'ha limitato ai confini di una qualche gabbia dorata. Come un cowboy che non ha altro tetto sulla testa che non siano le stelle che stanno in cielo, Val Kilmer non voleva essere limitato, costretto.

Nel 1983, ad appena ventiquattro anni, ebbe la faccia tosta di dire “No, grazie” a Francis Ford Coppola che lo voleva nel suo I ragazzi della 56 strada. Un film che ha lanciato la carriera di gente come Ralph Macchio, Matt Dillon, Patrick Swayze e di un altro giovane attore con cui Kilmer avrebbe poi avuto a che fare qualche anno dopo. Tom Cruise. Un no che veniva dalla volontà di Val Kilmer di non voler gettare nel caos la produzione teatrale alla quale stava lavorando. Quanta gente avrebbe rifiutato una proposta arrivata da un tizio che aveva già diretto roba come Il Padrino e Apocalypse Now?

Il successo con Top Gun e la "rivalità" con Tom Cruise

Ma certe cose, forse, sono davvero scritte nelle stelle e negli anni ottanta Val Kilmer divenne comunque una stella del cinema. Un decennio durante il quale arrivò pure uno dei suoi ruoli più iconici in una delle pellicole, Top Gun di Tony Scott, più emblematiche dell'edonismo reganiano: quello di Tom "Iceman" Kazansky, il rivale del Pete "Maverick" Mitchell di Tom Cruise.

Ruolo che, in maniera struggente e poetica, sarebbe stato anche l'ultimo per lui. In Top Gun: Maverick, il sequel campione d'incassi diretto da Joseph Kosinski arrivato nelle sale nel 2022, il suo Iceman è ormai un ammiraglio a 4 stelle comandante in capo della flotta del Pacifico. Uno che, in ambito militare, ha avuto tutto il successo che il suo intemperante collega Maverick non ha avuto. Val Kilmer e Tom Cruise sono protagonisti di una scena in cui l'attore, che per via del tumore aveva perso già da tempo la facoltà di parlare, ritrova la sua voce grazie a un apposito software che l'ha ricreata. Un momento che, rivisto oggi, è ancora più potente.

Da The Doors a Batman Forever: un attore di razza

Ma nel curriculum di Val Kilmer c'è stato tanto altro. C'è stato il Jim Morrison di The Doors per cui l'attore, per l'anno che ha preceduto le riprese della pellicola, ha vissuto vestito come il cantante frequentando i locali della Sunset Strip di West Hollywood realmente bazzcati da Morrison quando era in vita. Il film di Oliver Stone fece capire anche a chi lo riteneva solo il solito bellone di Hollywood che era invece un attore di razza. C'è stato il mentore immaginario vestito come Elvis che dialogava con il Clarence Worley di Christian Slater in Una vita al massimo.

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C'è stato uno dei migliori e mai troppo celebrati western degli anni novanta, Tombstone, dove ha vestito i panni a lui congeniali del pistolero Doc Holliday. Fu proprio grazie a questa performance che Val Kilmer venne scelto da Joel Schumacher come nuovo Bruce Wayne in Batman Forever, il terzo film basato sul popolare personaggio dei fumetti DC Comics arrivato dopo i due capolavori di Tim Burton con Michael Keaton.

Una parte che accettò senza pensarci troppo. Pentendosene. Molta gente, al posto suo, avrebbe fatto carte false per tornare a recitare quella parte anche in un eventuale seguito e staccare un assegno grande come la Torre di Pisa. Ma non Val Kilmer. Nonostante l'opinione di uno dei due creatori del personaggio, Bob Kane, secondo cui lui, rispetto a Keaton, somigliava di più al Bruce Wayne dei fumetti, Val Kilmer non ne voleva sapere di tornare a recitare in un film in cui i cattivi erano più importanti dell'eroe.

Ma d'altronde ai cowboy piace vivere liberi, seguendo le proprie regole. Ed è così che Val Kilmer “ha cavalcato” la sua carriera sul grande schermo.

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