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Totò Cascio: “Dopo Nuovo Cinema Paradiso ho nascosto per anni la mia malattia agli occhi”

Totò Cascio, il bambino di Nuovo Cinema Paradiso, si racconta in una lunga intervista dove dichiara di avere una grave malattia agli occhi, la retinite pigmentosa che l’ha portato pian piano alla cecità.
A cura di Ilaria Costabile
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Il nome di Totò Cascio riporta al 1988, quando Giuseppe Tornatore lo diresse nel film Nuovo Cinema Paradiso, a soli otto anni. Un'opera da Oscar che ha poi segnato la sua vita non solo professionale. Dopo poco l'esordio sul grande schermo, infatti, Salvatore Cascio ha dovuto fare i conti con una malattia, la retinite pigmentosa, che lo ha portato ad una progressiva perdita della vista. In questi anni, per non affrontare una realtà troppo dura e difficile da accettare, l'attore si è rifugiato in se stesso, come racconta in un'intervista al Corriere della Sera.

La scoperta della malattia

Un successo, quello di Nuovo Cinema Paradiso, grazie al quale fu subito identificato come bambino prodigio, che dopo la sua prima esperienza sul grande schermo ha recitato con grandi registi italiani e non solo solo: "Ricordo l'incontro con Sylvester Stallone, le battute con Celentano, i palleggi con Baggio e Vialli, i viaggi in Usa e in Giappone perché mi volevano negli spot pubblicitari. Ho conosciuto Gregory Peck e Glenn Ford, ho lavorato con Ennio Morricone". Sembrava inizio di una carriera folgorante, fino a quando non sono sopraggiunti i primi problemi:

Fu Blasco Giurato, direttore della fotografia di Tornatore, a suggerire a mio padre di approfondire la cosa. La diagnosi, formulata in un importante centro di cura in Svizzera, non lasciava scampo: retinite pigmentosa, una grave malattia agli occhi che porta alla perdita progressiva della vista.

La decisione di isolarsi

Una diagnosi non facile da accettare e, infatti, il primo impulso è stato quello di rifuggire dalla malattia soprattutto quando la vista era ancora ben presente: "Ho reagito ignorando il problema, nascondendomi, cosa che ho fatto fino a quando non mi sono deciso a chiedere aiuto e a curarmi. Se invece avessi chiesto subito aiuto non avrei vissuto fino a quasi 40 anni nell’isolamento più totale". Tanti erano i motivi che hanno spinto Totò Cascio a non affrontare subito la patologia, come racconta lui stesso al Corriere: "Mi tratteneva l’orgoglio, la paura di non piacere più, la paura che tutti cercassero ancora in me quel bambino senza mai trovarlo, la paura di non piacere alle donne, la diffidenza nei confronti degli altri". 

Il percorso di accettazione

Il fatto di non parlare della propria patologia ha portato delle conseguenze anche nella sua carriera d'attore, nonché l'aumentare di una diffidenza nei confronti delle persone, ma anche di coloro che lo avrebbero voluto per qualche film "Non dissi nulla nemmeno ai registi che mi cercavano, al massimo qualche volta rinunciavo io perché mi rendevo conto di non riuscire a farcela.Una volta Franco Zeffirelli mi invitò a casa sua per conoscermi di persona e vagliare la mia partecipazione a un suo progetto. Ma il mio occhio sinistro già allora tendeva a spostarsi di lato e l’effetto era di un leggero strabismo. Lui se ne accorse, il progetto andò in fumo". Con il tempo e con un percorso di psicoterapia, però, pian piano anche la malattia ha iniziato ad assumere dei contorni diversi:

Lavorando a contatto con altre persone che hanno la mia stessa forma di invalidità. Adesso sono pronto per ricominciare. Vorrei portare La gloria e la prova, il libro che ho scritto per Baldini + Castoldi in teatro. Vorrei andare in giro a parlare a chi soffre del mio stesso disturbo. Vorrei, perché no, tornare a recitare. Vediamo

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