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Opinioni

Lele Adani non si tocca, le polemiche mondiali su di lui non hanno senso

Lele Adani, come Andrea Stramaccioni: le due voci che stanno dando personalità al racconto di questi Mondiali seguitissimi, anche senza Italia.
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C'è stato un tempo in cui guardavamo l'Italia alla Rai e rimpiangevamo il duo Caressa-Bergomi su Sky. Erano i Mondiali del 2006. Orfani di Bruno Pizzul, adolescenti e con possibilità di scelta, sapevamo che su Sky il giornalista con la parlata romana e la bandiera dell'Inter non erano certamenti dei fenomeni della lingua italiana, ma sapevano raccontare e intrattenere durante quei 90 minuti meglio di mamma Rai. Solo che Sky costava, e allora si andava a cercare la casa giusta: "Ma Enzo ce l'ha Sky? Sì? Allora tutti a casa sua!". Il 2006 come gli anni ‘6o, la pay-tv come i primi varietà del sabato sera. Quello è stato il momento in cui, favoriti anche dalla vittoria azzurra a Berlino, quella modalità di racconto ha cominciato a fare scuola. Chi c'era e non lo ricorda, semplicemente mente. "Andiamo a Berlino, Fabio" oppure "Alzala al cielo, Capitano". C'erano Marco Civoli e Sandro Mazzola alla Rai, ma nessuno se ne accorse. Quel 2006 ha segnato un divario che mai la Rai è stata in grado di colmare. Da due anni, proprio in vista di questi Mondiali, la Rai ha provato a cambiare marcia soprattutto con l'innesto dell'opinionista simbolo dell'ultimo decennio: Lele Adani.

Le polemichette social sull'ex difensore, impazzito al gol di Leo Messi, le trovo francamente strumentali e patetiche. C'è un signor telecronista, Gianni Cerqueti, che proprio ieri su Twitter ha scritto qualcosa di emblematico: "Io nei miei 6 Mondiali e nei miei 7 Europei fatti da telecronista avrei pagato di tasca mia per avere Lele Adani come commentatore tecnico". Questa la dice lunga sulla difficoltà che la Rai ha avuto negli anni nel trovare il modo di svecchiare se stessa. Difficoltà dettate dal rigore previsto dal contratto di servizio pubblico e dal rispetto assoluto della deontologia. Ma il ruolo degli opinionisti, in fondo, non deve essere quello di arricchire e dare colore alla telecronaca del commentatore titolare?

Lele Adani ieri, come Andrea Stramaccioni indiavolato per la vittoria dell'Arabia Saudita. Sono i due volti che più di tutti hanno dato valore a questi Mondiali pressoché perfetti in questo momento per la Rai, soprattutto sul piano degli ascolti. Considerarli in un progetto al fine di tenerli a bada, di abbassarli di un tono, non avrebbe alcun senso. Anche perché l'opinionista ‘tranquillo' già c'è: è Sebino Nela. L'ex difensore di Roma e Napoli, che io adoro, lo considero il "disilluso" del racconto sportivo. A Nela non sorprende mai niente. Flemmatico, duro come lo era in campo. Lontanissimo dai colori sgargianti dei suoi più giovani colleghi. Teniamocelo caro Sebino, ma teniamoci stretti anche Adani e Stramaccioni.

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Gennaro Marco Duello (1983) è un giornalista professionista. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Lavora a Fanpage.it dal 2011. Ha esordito nella narrativa nel 2022 con il romanzo Un male purissimo (Rogiosi). California Milk Bar - La voragine di Secondigliano (Rogiosi, 2023) è il suo secondo romanzo.
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