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La figlia di Alberto Castagna: “Vederlo in ospedale fu uno shock, a casa fingeva di stare bene”

Carolina, figlia di Alberto Castagna, ricorda il padre scomparso nel 2005. “Per spiegarlo non basterebbe un libro”, dichiara con affetto a proposito del noto Mr. Stranamore, morto quando la figlia aveva appena 13 anni.
A cura di Stefania Rocco
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Carolina Castagna racconta il padre Alberto Castagna, giornalista e conduttore tv morto nel 2005 a 59 anni a causa di una emorragia interna. Diventato popolarissimo tra il 1994 e il 1997 con il programma “Stranamore”, si ammalò nel 1999, quando la figlia aveva appena 6 anni. Nata dal legame con la dermatologa Pucci Romano, Carolina racconta quel padre diventato un volto di riferimento per il pubblico della televisione degli anni ’90. “Per spiegarlo non basterebbe un libro. Complicatissimo. Affettuoso e presente, ma anche molto ragazzino, impaurito dall’idea di essere genitore. A volte, tra noi due, l’adulta ero io”, ha confidato al Corriere della Sera la giovane, oggi specializzanda in Igiene e Medicina preventiva. “Buonissimo, a livelli imbarazzanti. Pur di accontentarmi mi avrebbe concesso qualsiasi cosa e non parlo per forza di regali. Una sera gli dissi, dal nulla: ‘Vorrei andare a cavallo’. Il giorno dopo mi portò al maneggio. Mi aveva preso tutta l’attrezzatura. Dopo un po’ mi scocciai: ‘Voglio scendere, non mi piace’. E andammo a giocare a bowling”, ricorda ancora Carolina che oggi vive tra Roma e Filadelfia.

“Costanzo e De Filippi tra gli amici di papà, ci sono rimasti vicini”

Erano decine i personaggi televisivi che frequentavano la casa di Alberto Castagna prima della morte. “Fabrizio Frizzi, Maurizio Costanzo e Maria De Filippi, Pippo Baudo. Papà aveva delle tastiere, con zio Pasquale organizzava serate infinite al karaoke. Cantavano tutti in coro, sì anche Pippo e Maurizio. Una sera venne a suonare Umberto Smaila. Ci sono rimasti vicini anche dopo”, ricorda la figlia Carolina. Poi la malattia che costrinse Castagna a rimanere lontano da casa a lungo:

Di colpo era sparito. Mamma fu molto onesta. Mi spiegò che non stava bene e che non sarebbe tornato per molto tempo. Che era ricoverato in terapia intensiva, con tanti tubi intorno. Un giorno, in classe, annunciai che era morto. La scuola chiamò subito casa. Non era vero. Mia madre capì che avevo bisogno di vederlo. Smosse mari e monti e ottenne di farmi entrare da lui. Mi vestirono con camice, cuffietta e salvascarpe, mi stava tutto largo. Sembravo il piccolo chimico.

La malattia di Alberto Castagna, la figlia: “Non lo avevo mai visto così”

Quell’incontro in ospedale sarebbe rimasto indelebilmente impresso nella memoria di Carolina: “Mi sono spaventata. Soprattutto perché non aveva più i baffi, glieli avevano tagliati, non lo avevo mai visto così". Poi il ritorno a casa, non era in forze però fingeva di fingeva di stare bene: ‘Sono l’uomo più forte del mondo’. Avrei preferito che non dicesse bugie, che mostrasse la sua debolezza, ma ognuno in certi momenti fa il meglio che può”. Poi la morte, arrivata 7 anni dopo i primi problemi di salute:

Mamma rientrò in lacrime e mi disse che papà non c'era più. Era un martedì. Fino al giorno prima stava bene. Avevamo passato il pomeriggio insieme, mi aveva comprato il cd di Beyoncé. Quando, due anni fa, ho perso anche Stefano, il secondo marito di mia madre, è stata dura. Piaceva moltissimo anche a papà: “Se dovessi lasciarti, so che con lui sei in buone mani”. Da loro ho imparato che più ci si vuole bene tutti quanti e meglio è. Vorrei sapere cosa pensa, se gli piace mio marito, raccontargli un viaggio, parlargli di politica. Da piccola avevo paura di dimenticarlo, annusavo un maglione che conservava il suo odore. Poi ho capito che le persone vivono nel nostro ricordo, che in fondo non se ne vanno mai.

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