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“Ho sofferto il dramma di due aborti”, la confessione di Maria Monsé 

Maria Monsé si racconta: “Dopo una gravidanza perfetta mi sentivo infallibile. Poi tutto è crollato e ho deciso di apprezzare quello che avevo già”.
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Maria Monsé ha rilasciato una intervista al settimanale salutista “Ok Salute e Benessere” e ha raccontato il dramma di aver subito due aborti. La showgirl protagonista del Grande Fratello Vip 6: “Sei bionica, mi diceva mio marito quando ero incinta di nostra figlia Perla. Lo diceva perché non mi fermavo mai: praticavo sport, andavo in barca, stavo bene, ero felice, luminosa. Saranno stati i 32 anni, sarà stata l’ebbrezza della prima gravidanza, ma io non avevo la benché minima percezione del rischio”.

Gli aborti subiti da Maria Monsé

Era il 2006 e lei aveva anche accettato di partecipare come concorrente del reality show La Fattoria, che si registrava in Marocco, e io avevo detto di sì, pensando che non sarebbe stato un problema. Ma poi il ginecologo la fermò, era incinta e avrebbe fatto meglio a evitare: “Mi spiegò che era meglio non stressare eccessivamente il corpo. Rinunciai, limitandomi a fare l’opinionista in studio. Perla nacque e andò tutto bene, finché, passati tre anni, io e mio marito decidemmo che era arrivato il momento di allargare la famiglia. Ero entusiasta di cercare un altro figlio: della gravidanza, dopotutto, serbavo solo ricordi positivi”. 

Maria Monsé e Perla Maria
Maria Monsé e Perla Maria

Maria Monsé rimase incinta quasi subito, l’estate successiva. Le analisi erano a posto e non aveva e non sentiva necessità di altri controlli. Poi il dramma: “Un giorno, però, ho iniziato a sentire dolori alla pancia, così sono corsa a fare un’ecografia. Era solo la terza settimana, il medico mi disse che non c’erano più i battiti e io rimasi scioccata. Ma come? La mia favola era improvvisamente crollata. Tornai a Roma per abortire e fu un dramma. Non solo con vivere con questa notizia, veramente inaspettata, ma anche l’intervento in ospedale dove, per una tragica ironia della sorte, mi misero nella stanza accanto a quella in cui nascevano i bambini. Io stavo per abortire e dall’altra parte del muro sentivo piangere i neonati. Uno strazio. Presi dei calmanti. L’operazione andò bene, nonostante il mio stato d’animo e le mie preoccupazioni”.

L'aiuto della madre

A starle vicino fu sua madre: “Lei cercava di consolarmi dicendomi che la volta successiva sarebbe andata bene. Con il tempo il trauma dell’aborto si affievolì e a un certo punto i ricordi positivi della prima gravidanza, con la felicità che mi dava avere accanto Perla, mi spronarono a riprovarci”. Come era capitato già in precedenza, subito riuscì a rimanere incinta, ma si ripresentarono le stesse problematiche come dolori e assenza di battito all’ecografia:

Ero disperata, non ci volevo credere. Andai da un altro medico per una seconda ecografia e nonostante l’esito fu lo stesso, dopo il secondo raschiamento ho convissuto per mesi con il pensiero che i dottori avessero sbagliato e che mio figlio, invece, era vivo e lo avevo perso volontariamente. Ma ero io che vivevo di false speranze, ero io che ero entrata in un tunnel da cui non riuscivo a uscire. Per un po’ di tempo ho cercato di capire il motivo di questi aborti: c’era chi mi diceva che a una certa età il rischio aumenta perché gli ovuli non sono più quelli «di una volta», chi mi diceva che avrei dovuto fare una cura di eparina, chi sosteneva che fosse colpa della tiroide.

Poi ha trovato in Perla Maria, la sua spalla e la sua ragione di vita: "La verità è che io a un certo punto ho detto basta e non ho più voluto andare alla ricerca della causa. Avevo sofferto troppo e mi sono resa ancora più conto del valore di quello che già avevo. Accanto a me c’era Perla e ancora oggi che lei ha 16 anni siamo inseparabili. Sono una donna molto fortunata".

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