È morto Michael Kearns a 76 anni: attore di Beverly Hills 90210, attivista e pioniere nella lotta all’AIDS

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Aveva 76 anni ed era noto anche per il ruolo di Hal in Beverly Hills, 90210. Nel 1991 fu tra i primi attori di Hollywood a rivelare pubblicamente di avere l’HIV, trasformando la propria esperienza in una battaglia contro lo stigma e i pregiudizi.

"L’HIV non è qualcosa di cui vergognarsi. Restare in silenzio, per me, avrebbe significato ammettere una forma di vergogna o di paura". Nel 1991 Michael Kearns scelse di esporsi pubblicamente con queste parole, in una Hollywood in cui rivelare la propria sieropositività poteva compromettere l'intera carriera. Non voleva che un’altra persona morisse in silenzio, come era accaduto all’attore Brad Davis, e decise di trasformare la propria esperienza in una battaglia contro lo stigma. È morto il 5 ottobre 2026 a 76 anni. Attore di teatro e televisione, noto anche per aver interpretato il personaggio di Hal in Beverly Hills, 90210, Kearns ha attraversato lo spettacolo americano senza mai separare il proprio lavoro dall’impegno civile, diventando una delle voci più coraggiose nella lotta ai pregiudizi legati all’HIV.

Il ruolo in Beverly Hills 90210 e la storia di Jimmy Gold

Nella settima stagione di Beverly Hills 90210, andata in onda negli Stati Uniti tra il 1996 e il 1997, la storia di Kelly Taylor si allontana per qualche episodio dai drammi sentimentali del gruppo per affrontare una realtà molto più dolorosa. Impegnata in un servizio alla comunità presso un hospice per persone con Aids, la ragazza conosce Jimmy Gold, interpretato da Michael Stoyanov, un paziente gay con cui finisce per stringere un legame profondo. La frequentazione la costringe a confrontarsi con la malattia, con la paura del contagio e con i pregiudizi che circondano chi convive con l'Aids. È in questo arco narrativo, sviluppato in tre episodi, che compare Hal, il personaggio affidato a Michael Kearns, un altro ospite della struttura con cui Kelly fatica inizialmente a trovare un punto d'incontro. La serie affrontava così un tema ancora segnato da paura e stigma, portandolo direttamente all'interno di una produzione rivolta soprattutto a un pubblico giovane.

La televisione è stata una presenza costante nella carriera di Kearns, ma non l'unico palcoscenico sul quale ha lasciato il segno. Nato a St. Louis, nel Missouri, l’8 gennaio 1950, aveva scoperto la recitazione già da bambino, quando a otto anni era stato scelto per una recita scolastica. Dopo essersi diplomato alla Goodman School of Drama di Chicago nel 1972, aveva debuttato a Broadway con la commedia Tubstrip e, due anni più tardi, sul piccolo schermo con The Walton, costruendo negli anni un percorso che lo avrebbe portato ad attraversare generi e produzioni molto diverse tra loro, da Cheers a Murder, She Wrote, passando per Knots Landing e Days of Our Lives. Al cinema aveva recitato anche in Body Double, il thriller diretto da Brian De Palma del 1984, mentre nel film televisivo HBO And the Band Played On, dedicato ai primi anni dell’epidemia di Aids, si era confrontato con una delle crisi sanitarie e sociali più drammatiche della storia americana contemporanea. Nel 1992, inoltre, aveva interpretato un personaggio sieropositivo in Life Goes On, un passaggio significativo in un percorso nel quale il confine tra recitazione e realtà sarebbe diventato sempre più sottile.

La decisione di dichiarare pubblicamente la sieropositività

È però lontano dalle telecamere che Michael Kearns ha lasciato il segno più profondo nella memoria collettiva. Aveva fatto coming out negli anni Settanta, in un'epoca in cui dichiarare la propria omosessualità a Hollywood poteva ancora chiudere molte porte, ma nel settembre del 1991 decise di esporsi anche su un altro fronte: la propria sieropositività. A spingerlo fu la morte dell’attore Brad Davis, che aveva tenuto segreta la diagnosi per paura delle ripercussioni sulla sua carriera. Kearns scelse di non fare altrettanto e raccontò pubblicamente di vivere con la malattia prima durante il programma della NBC A Closer Look, poi, il giorno successivo, a Entertainment Tonight. In un’intervista con la giornalista Karen Ocamb per il Bay Area Reporter, spiegò il senso di quella scelta con parole che restituiscono ancora oggi la portata del suo gesto: "Non volevo che un altro attore con HIV, o chiunque altro, morisse nella vergogna".

Non si trattava soltanto di una confessione personale, ma della necessità e del desiderio di rompere un silenzio che continuava ad alimentare paura e discriminazione. In un periodo in cui la sieropositività era ancora accompagnata da un forte stigma e le persone con HIV faticavano a trovare spazio nella rappresentazione pubblica, Kearns mise la propria storia a disposizione di chi non poteva permettersi di fare lo stesso, rifiutando l'idea che una malattia dovesse diventare una condanna al silenzio.

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Kearns all'evento "GLAAD Celebrates 25 Years Of LGBT Images In The Media" a Los Angeles (2010).

Il teatro come strumento di denuncia

Se la televisione gli aveva permesso di entrare nelle case degli americani, è stato soprattutto il teatro a offrire a Michael Kearns lo spazio per raccontare ciò che spesso restava ai margini. Negli anni più duri per la diffusione dell'AIDS, quando alla malattia si accompagnavano paura, solitudine e discriminazione, l'attore scelse di portare sul palcoscenico le storie di chi la stava vivendo sulla propria pelle. Non soltanto per denunciare i pregiudizi, ma per restituire alle persone una voce e un’identità che andassero oltre la diagnosi. Nel 1986 diresse al Celebration Theatre di Los Angeles la prima rappresentazione di Jerker, opera del drammaturgo Robert Chesley che racconta il legame tra due uomini gay attraverso le loro conversazioni telefoniche. Lo spettacolo fece discutere per il linguaggio esplicito e per il modo in cui affrontava la sessualità omosessuale: quando alcuni estratti furono trasmessi da una radio locale, le proteste di esponenti conservatori portarono la vicenda all’attenzione della Federal Communications Commission.

Per Kearns, quell'episodio fu l'esatta dimostrazione di quanto i contenuti omosessuali continuassero a essere trattati diversamente rispetto alle storie eterosessuali. Anche nei suoi spettacoli solisti, Intimacies e More Intimacies, l'attore continuò a dare spazio a esistenze diverse, interpretando personaggi accomunati dall’esperienza della malattia. Sei storie, sei vite lontane dagli stereotipi, attraverso cui mostrava che dietro la parola Aids c'erano persone con desideri, fragilità e percorsi irriducibili a una diagnosi. Un lavoro artistico che nasceva anche dal dolore per la perdita di amici e persone care, ma che non si esauriva nella testimonianza personale: il suo obiettivo era allargare lo sguardo, raccontando anche chi rischiava di restare invisibile.

Il suo impegno si tradusse anche in iniziative concrete. Nel 1984 fondò insieme a James Carroll Pickett Artists Confronting AIDS, un’organizzazione nata per sostenere artisti impegnati a raccontare l’epidemia attraverso il teatro, raccogliendo fondi e contribuendo a sensibilizzare il pubblico. Tra i progetti centrali ci fu AIDS/US, una serie di spettacoli costruiti a partire dalle testimonianze dirette di persone la cui vita era stata segnata dalla malattia. Anni dopo, Kearns avrebbe fondato anche QueerWise, un collettivo dedicato alla poesia performativa e alla parola come forma di espressione artistica e attivismo.

Il matrimonio, la figlia e l'ultima apparizione mancata

La vita di Kearns fu segnata da una dolorosa perdita: nel 1992 sposò Philip Juwig, ma rimase vedovo lo stesso anno. Nel 1995 decise di adottare una bambina, Tia Katherine, per realizzare il suo sogno di costruirsi una famiglia, trovandosi a crescere la figlia da padre single in un periodo in cui i pregiudizi sull’omosessualità e sull’HIV erano ancora profondamente radicati. Negli anni, Katherine ha raccontato quanto il coraggio del padre e la sua capacità di esporsi senza nascondersi abbiano contribuito a formare la sua coscienza politica.

La morte di Kearns arriva a pochi giorni da un appuntamento al quale avrebbe dovuto partecipare: domenica 11 ottobre era atteso al Celebration Theatre per un evento dedicato alla storia del teatro queer, durante il quale avrebbe riproposto alcuni brani di Jerker insieme al suo storico collaboratore Joe Gill. Un ritorno sul palcoscenico che avrebbe riunito le due dimensioni della sua vita artistica: la recitazione e l’attivismo.

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